Africa lusofona

Sezione a cura di Maria De Lourdes Jesus (giornalista)

Verso la metà del XV secolo, navigatori portoghesi e italiani al servizio della corona portoghese si lanciarono alla scoperta dell’Africa.
Le Isole di Capo Verde, allora disabitate, divennero avamposto privilegiato e arco da cui scoccarono i dardi diretti verso il continente africano.
In breve tempo, infatti, furono “scoperte” e colonizzate São Tomé e Príncipe, Guinea Bissau, Angola e Mozambico.

Cinque secoli dopo, all’alba dell’indipendenza dal Portogallo (1975), grande è stata la festa delle popolazioni di questi cinque stati, sia in patria che in tutto il mondo, dove numerosi si erano riversati alla ricerca di una migliore condizione di vita.
In Italia l’ingresso di immigrati afro-lusofoni è sempre stato comunque abbastanza limitato.
La maggior parte di loro si è concentrata nelle aree delle grandi città italiane: Milano, Roma, Napoli, Verona, Palermo dove lavorano per se stessi, i loro figli e spesso per i parenti rimasti in patria.

Tra gli immigrati afrolusofoni la presenza più marcata a Roma è quella dei capoverdiani: 1.749 i residenti nel Comune di Roma e provincia (dati dell'Osservatorio Romano sulle Migrazioni 2016 - Undicesimo rapporto a cura di Centro Studi e Ricerche Idos (elaborazione su dati Istat) al 31 dicembre 2014), ma questo dato non comprende i numerosi capoverdiani che hanno la cittadinanza italiana. Le rappresentanze degli altri paesi sono costituite da un numero particolarmente ridotto di persone.


Spesso queste comunità si fondono armoniosamente tra di loro, grazie alla storia in comune e alla lingua portoghese.

A questo proposito, il leader del Paigc (Partito africano per l’indipendenza della Guinea e Capo Verde), Amilcar Cabral, aveva dichiarato: “La lingua portoghese è una delle migliori cose che i tugas (soprannome poco gentile dato ai portoghesi, n.d.r.) ci hanno lasciato, è uno strumento, un mezzo per parlare, per esprimere le realtà della vita e del mondo.
Se vogliamo portare avanti il nostro popolo, durante molti anni ancora, per scrivere, per avanzare nella scienza, la nostra lingua dev’essere il portoghese.
Questo è un onore. È l’unica cosa di cui possiamo ringraziare i tugas, il fatto di averci lasciato la loro lingua, dopo che hanno rubato tanto nelle nostre terre”.
Amilcar Cabral viene assassinato a Conakry il 20 gennaio 1973, alla vigilia dell’indipendenza di questi paesi.

La Guinea Bissau e le Isole di Capo Verde, oltre alla storia e allo stesso eroe nazionale, hanno in comune anche la lingua, il creolo, che si differenzia quasi solo nella pronuncia.