Cinema afrolusofono

Abbiamo incontrato a Roma Anna Maria Gallone, appena rientrata da Capo Verde dopo aver partecipato agli “Encontros internacionais de cinema de Cabo Verde”.
Esperta di cinema africano e principale responsabile del Festival del Cinema africano più importante d’Europa, quello che il Coe organizza ogni anno a Milano, ci ha parlato del cinema lusofono e della sua recente esperienza al nuovo Festival di Capo Verde.
“Se i film africani faticano a imporsi al grande pubblico internazionale, la cinematografia dell’area lusofona è in particolare tra le più sconosciute, nonostante abbia prodotto alcune opere di grande originalità e fascino.
Il comune denominatore che unisce le produzioni di Angola, Mozambico e Guinea Bissau, è la luta, l’impegno politico per l’indipendenza, le speranze, le disillusioni della fragile, nuova democrazia.

Per fare una rapidissima, sintetica carrellata citiamo alcuni degli autori più significativi: l’Angola agli inizi ha prodotto opere indimenticabili, come l’onirico atemporale Nelisita di Rui Duarte de Carvalho, antropologo portoghese naturalizzato angolano, che poi nel suo O recado das ilhas affronta il tema del meticciato culturale.
Ancora oggi la situazione in questo paese non è certo incoraggiante per gli autori, poiché l’infinita guerra/guerriglia non cessa di torturare il paese e non lascia molto spazio a investimenti nel campo culturale. In Guinea Bissau, tra i cineasti più interessanti si conferma Flora Gomes, che con il suo primo film sulla lotta armata, e poi con la commedia agro-dolce Gli occhi azzurri di Yonta, ci ha dato un ritratto riuscito delle contraddizioni del suo paese.
Anche l’arcipelago di Capo Verde, isole di emigrazione, di musica e saudades, ha prodotto il suo primo film, Ilheu de contenda con la regia di Leao Lopes.
Nel maggio del 1999 ha inoltre inaugurato il suo primo festival internazionale di cinema voluto dal Ministro della cultura, Antonio Jorge Delgado.
Un inizio timido e coraggioso a un tempo, che può rivelarsi in futuro un importante crocevia di cultura e creatività”.

In questo festival denominato Primeiros encontros internacionais de cinema de Cabo Verde la popolazione delle isole ha potuto gustarsi gratuitamente documentari, film corti e lungometraggi dell’Africa anglofona, francofona e lusofona.
Fra questi il più atteso dalla popolazione era quello che ha riscosso grande successo a Capo Verde e all’estero nella diaspora capoverdiana: il film di Francisco Manso, il Testamento del signor Napumoceno da Silva Araujo, proiettato a Roma nel mese di luglio del 1999 per l’occasione della festa dell’indipendenza di Capo Verde, una coproduzione portoghese-capoverdiana-brasiliana, tratto dall’omonimo romanzo di Germano Almeida, pubblicato in Italia dall’editrice Aiep.