Letteratura africana francofona

Consigli di lettura di Marie-José Hoyet, docente di Letterature francofone presso l’università de L’Aquila, traduttrice e specialista di letteratura africana e caraibica di lingua francese.

Cheikh Hamidou Kane, L’ambigua avventura, Edizioni e/o, 2003
Pubblicato in francese nel 1961, Gran Premio dell’Africa nera di lingua francese, questo romanzo viene spesso definito come “una storia tra le più possenti della colonizzazione europea in Africa”. Lacerato tra l’Africa tradizionale e musulmana e la Francia cartesiana, il protagonista dopo un soggiorno in Occidente, compie un itinerario spirituale ricco di riflessioni e di saggezza in un Africa ricca di tradizioni e di saperi. Forse il testo più bello e il più compiuto sul problema – sempre di attualità – della ricerca dell’identità.

Amadou Hampâté Bâ, L’interprete briccone, ovvero lo strano destino di Wangrin, Edizioni Lavoro, 1988
Unico romanzo del grande saggio peul scomparso nel 1990, la storia del mitico Wangrin è in assoluto il capolavoro della letteratura africana di lingua francese. L’autore, etnologo, linguista, filosofo, favolista, ritrae attraverso le avvincenti avventure di un interprete che si fa gioco continuamente dei potenti bianchi e neri, la società del Mali prima dell’Indipendenza. Da leggere assolutamente.

Ahmadou Kourouma, Allah non è mica obbligato, Edizioni e/o, 2004
Viaggio di un bambino soldato attraverso diversi Paesi africani in preda a guerre di ogni tipo, il romanzo dell’ivoriano Kourouma ha ricevuto numerosi premi ed è stato adattato con successo per il teatro e ll balletto anhe in Italia. Le disavventure del protagonista, tra grottesco e tragedia, sono narrate con una lingua gustosa e iperbolica, alla quale l’autore ci aveva già abituato nelle opere precedenti. Una visione drammatica dell’Africa di oggi restituita attraverso lo sguardo disincantato di un bambino che ben presto ha capito che “Allah non è mica obbligato ad essere giusto con le cose di quaggiù”.

Emmanuel Dongala, Jazz e vino di palma, Edizioni Lavoro, 2005
Otto racconti: i prima quattro contrassegnati da una forte vena sarcastica ritraggono la società congolese degli ’80, altri tre più personali, e uno, esilarante, che dà il titolo alla raccolta, considerato come il primo testo di fantascienza scritto da un africano. Un grande classico della letteratura africana.

Emmanuel Dongala, Johnny Mad Dog, Epoché, 2006
Inserito nel Los Angeles Times fra i dieci migliori romanzi del 2005, Johnny Mad Dog la cui azione si svolge negli ultimi anni del ‘900 in un paese dell’Africa centrale dilaniato dalla guerra civile, sta ora diventando un film che sarà presentato al prossimo festival di Cannes. Gli eventi sono raccontati alternativamente attraverso la voce in prima persona dai due protagonisti, un maschio Johnny, spietato bambino soldato e un’adolescente, Laokolé che come un’esiliata nel proprio paese, fugge davanti alla violenza dei conflitti e ai soprusi di ogni tipo. Un universo da incubo, con finale a sorpresa, che riflette l’immaginario originale dell’autore. Un libro da non mancare, certamente il più riuscito sull’argomento dei bambini soldato.

Calixthe Beyala, A bruciarmi è stato il sole, Epoché, 2005
Autrice di una quindicina di romanzi e attiva militante per i diritti delle donne, la camerunese Calixthe Beyala è senz’altro la scrittrice africana più conosciuta in Francia. Anche in Italia sono stati tradotti alcuni suoi romanzi, fra cui, questo – il primo – che ha per sfondo la condizione femminile nelle periferie africane disagiate e la conseguente ricerca accanita di un posto nella società, merita un’attenta lettura.

Werewere Liking, Le cento vite dell’amore, Gorée, 2007
Narratrice, poetessa, commediografa, direttrice di compagnie teatrali e ricercatrice in vari campi, Werewere Liking (di origine camerunese vive e lavora da anni in Costa d’Avorio) ha alle spalle un opera immensa di rilievo internazionale. Il protagonista del romanzo, come l’autrice, è un artista di successo che dopo numerose vicissitudini e delusioni si affida al sapere delle donne e alla potenza dell’arte. Per l’autrice, insieme alla parola scritta deve essere valorizzata ogni forma espresssiva, in particolare la gestualità e il canto.

Tierno Monénembo, Il grande orfano, Feltrinelli, 2003
Dalla prigione dove è rinchiuso per l’omicidio di un coetaneo, il quindicenne Faustin racconta la propria storia mentre aspetta il verdetto di condanna. La vicenda centrale che si svolge su sfondo di guerra civile, in Rwanda all’epoca del genocidio, consente all’autore di origine guineana – recatosi poi nel paese africano per cercare di capire – di riflettere sulla Storia e sull’inumanità dell’uomo.

Ken Bugul, La ventottesima moglie, Baldini Castoldi Dalai, 2006
Sposandosi a 32 anni con un anziano capo spirituale della confraternita murid del Senegal, che aveva già ventisette mogli, la protagonista dopo lunghi anni in Europa dove ha studiato, decide così di riavvicinarsi alla tradizione. Quadro approfondito della condizione femminile in alcune aree musulmane dell’Africa occidentale, il romanzo, in parte autobiografico, ci restituisce un’atmosfera particolare e una riflessione molto articolata sulla poligamia oggi.

Boubacar Boris Diop, Murambi, il libro delle ossa, Edizioni e/o, 2004
Fra tutti i libri scritti da africani e non sul genocidio del Rwanda, avvenuto nel 1994, quello del senegalese B. B. Diop è uno dei più interessanti per il suo stile scarno e per la riuscita dei ritratti dei vari protagonisti siano essi comuni cittadini, vittime impotenti o carnefici spietati. Fra tutti spiccano due amici d’infanzia, Jessica e Cornelius, intorno al cui destino si organizza l’intera narrazione che pone ognuno di noi davanti ad alcuni interrogativi cruciali. L’impegno civile di testimonianza e di denuncia dell’autore, giornalista di professione e ben noto per le sue dure prese di posizioni, trae dall’espressione letteraria ancora maggiore forza e efficacia.

Abdourahman Waberi, Balbala, Edizioni Lavoro, 2003
Primo romanzo di un autore apparso subito come uno dei più promettenti fra le nuove leve dell’Africa francofona, Balbala (nome della bidonville di Gibuti) narra la storia, tra politica e poesia, di quattro giovani amici impegnati in una riflessione profonda sulla storia recente del Corno d’Africa.

Abdourahman Waberi, Gli Stati uniti d’Africa, Morellini Editore, 2007
Favola divertentissima e fortemente polemica, nella sua ultima opera narrativa, Waberi inventa un mondo alla rovescia in cui l’Africa ricchissima e potente accoglie ogni giorno il suo carico di immigrati in provenienza da un’Europa dilaniata dalle guerre e segnata dalla miseria. Anche Maya, la giovane francese adottata ad Asmara dovrà compiere un doloroso viaggio a ritroso.

Fatou Diome, Sognando Maldini, Edizioni Lavoro, 2003
Opera prima di una giovane senegalese, questo romanzo è stato un best seller in Francia nel 2003. Lucida e disincantata visione dei mille risvolti dell’emigrazione che la protagonista, in bilico tra due continenti, cerca di trasmettere al fratellino rimasto al villaggio con il sogno di diventare calciatore.

Léonora Miano, Notte dentro, Epoche, 2007
L’universo africano, dipinto mediante una scrittura originale, con le sue tradizioni e le sue contraddizioni, attraverso lo sguardo di una giovane camerunese che ritorna nel suo villaggio e si scontra con i codici dell’antico mondo. La presa di coscienza della protagonista avverrà quando il paese, devastato dalla guerra civile, cercherà di risorgere e lei, per prima, deciderà di riappropriarsi del proprio patrimonio identitario e culturale .Vincitrice di numerosi premi, l’autrice, nata nel 1973, è stata la rivelazione letteraria del 2005 in Francia.