Ondjaki Ondjaki

Ondjaki è nato a Luanda (Angola) nel 1977. È poeta e narratore pluripremiato. Oltre a Il Fischiatore (2002) ha pubblicato due raccolte poetiche, due volumi di racconti e tre romanzi. La sua opera più recente è E se amanhã o medo (racconti, 2005).
Coltiva numerosi interessi in campo artistico: pittura, teatro, sceneggiatura cinematografica e realizzazione di documentari.

Un borgo sperduto popolato di asini a cui si vota un bizzarro culto. Abitanti stralunati: una giovane donna che accumula sale, in omaggio nostalgico all'oceano al quale tornerà; un Commesso Viaggiatore che sa di alchimia; un Becchino che sta di guardia a un cimitero dove da anni non si scavano tombe; un Matto che raccoglie le voci del villaggio; una vecchia che a ogni estrema unzione raddoppia in vitalità; e un Parroco, amante del buon vino, che veglia su questa comunità con affettuosa partecipazione.

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Con questo romanzo l'autore riesce a raccontare le crepe e le contraddizioni dell’Angola postcoloniale senza appesantire la narrazione di retorica politica. Le surreali vicende che ruotano attorno a un improbabile mausoleo a lode e gloria del Compagno Presidente Agostinho Neto e al piano per farlo saltare in aria sono osservate attraverso gli occhi di un bambino che parla una lingua inedita, infantile e coltissima, che cerca di adattarsi alla realtà, senza rinunciare a interpretarla.

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Le aurore della notte è un romanzo che commuove e diverte, che ci racconta l’Africa e ci costringe a ragionare su noi stessi: gli abitanti dei paesi ricchi, quelli affetti da mille paure, quelli che se vedono una gallina un po’ pallida fanno una strage, che se una mucca è appena un po’ strana ne uccidono mille...
Un uomo racconta, l’altro ascolta continuando a comperare birre che permettono di mantenere la gola umida e alle parole di uscire fluidamente; e intanto la pioggia continua a scorrere, pagina dopo pagina, bagnando strani personaggi.
Il tutto è ambientato a Luanda, la città passata negli anni della guerra civile da uno a quattro milioni di abitanti, su un centro in continua sregolata espansione e una crescita esponenziale di favelas suburbane di desolante povertà, la capitale angolana è sopravvissuta a guerre dilanianti, è sopravvissuta a una corruzione imperante e a un sistema sconsiderato di aiuti internazionali, mettendo a punto un’economia parallela che chiama in gioco, oltre che un’immensa capacità inventiva nell’eterna arte di arrangiarsi, anche un’importante rete di solidarietà e di auto e mutuo aiuto.

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