Maathai Wangari

Nel 2004 è diventata la prima donna africana ad aver ricevuto il Premio Nobel per la Pace per "il suo contributo alle cause dello sviluppo sostenibile, della democrazia e della pace".
È membro del parlamento keniota ed è stata Assistente Ministro per l'Ambiente e le Risorse Naturali nel governo del presidente Mwai Kibaki, fra il gennaio 2003 e il novembre 2005.
Appartiene all'etnia kikuyu.
Ora è sottosegretario nel Ministero dell'Ambiente e delle Risorse naturali del Kenya. E' una signora di 64 anni con un lungo impegno politico e scientifico: ha fondato nel 1977 il "Movimento cinture verdi" Green Belt un movimento formato da donne che hanno piantato in questo tempo più di 20 milioni di alberi in Kenya e in altri paesi africani: in particolare Tanzania, Uganda, Malawi, Lesotho, Etiopia e Zimbawe. L'idea le era venuta mentre lavorava al Consiglio Nazionale delle Donne keniota per coniugare il problema ecologico e quello occupazionale, incrementando la centralità della figura femminile nel mondo rurale. Più recentemente si è occupata anche di diritti civili perché, come ha dichiarato lei stessa in un'intervista: "Quando cominci a lavorare seriamente per la causa ambientalista ti si propongono molte altre questioni: diritti umani, diritti delle donne, diritti dei bambini… e allora non puoi più pensare solo a piantare alberi".

In questo libro, l'autrice indaga la complessa e dinamica natura del continente nero e offre una "speranza caparbia" e "opzioni realistiche". Con grande chiarezza, Maathai analizza quelli che sono i colli di bottiglia per lo sviluppo in Africa sostenendo che non esiste un compromesso naturale tra crescita economica e difesa dell'ambiente, e che i governi africani dovrebbero perseguire entrambe. Punta l'indice contro il colonialismo occidentale, colpevole di aver disprezzato l'identità e la cultura africana, ma rimprovera anche agli africani il pernicioso attaccamento a frammentarie "micro-nazioni". Critica la dipendenza dagli aiuti ed è convinta che il cambiamento dovrà scaturire dall'attivismo di base, e che gli africani debbano stringersi attorno alle proprie tradizioni.

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Quando, nell'ottobre 2004, Wangari Maathai riceve la notizia dell'assegnazione del premio Nobel per la Pace, decide di festeggiarlo nel modo migliore che conosca: piantando un albero.
Attorniata da una folla di spettatori e giornalisti, scava la terra rossa e calda della valle dominata dal Monte Kenya e, commossa, vi depone una pianticella.
Negli oltre trent'anni di lotta incessante in difesa dell'ambiente e della democrazia, gli alberi sono sempre stati la sua fonte d'ispirazione: da loro ha imparato che, per quanto si tenti di distruggerle, una volta che giustizia e verità hanno messo radici nel cuore di un popolo germoglieranno per sempre; come gli alberi, ha attinto forza e nutrimento dalla sua terra, restandovi ben piantata, ma allo stesso tempo è riuscita a svettare verso il cielo, diventando un esempio di speranza e coraggio per il mondo intero.


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