Léopold Sédar Senghor

Léopold Sédar Senghor, nato nel 1906 e morto nel 2001, è stato uno statista e poeta senegalese di lingua francese che, tra le due guerre fu, con l'antilliano Aimé Césaire, il vate e l'ideologo della négritude.
Sino ad allora l'Europa aveva fornito i modelli secondo cui si doveva pensare e scrivere. Senghor affermò che si poteva pensare e scrivere secondo modelli diversi, quelli della civiltà africana precoloniale, e lo dimostrò con le proprie poesie.
Contribuì alla riscoperta della cultura africana in ogni campo: dalla letteratura alla scultura, dalla filosofia alle credenze religiose.
Parallela a questa attività procedette quella di uomo d'azione e di politico. In Francia fu prigioniero dei tedeschi e combattente nella Resistenza. Nei successivi governi fu deputato e ministro, in rappresentanza dell'Africa nera di lingua francese.
Campione dell'unità africana, divenne nel 1959 presidente della Federazione del Mali (Senegal+Sudan Francese) e al suo sfasciarsi l'anno successivo, presidente della Repubblica del Senegal. In questa veste, pur tra gravi difficoltà economiche (la nazione vive sulla monocultura dell'arachide) e ambiguità cercò di realizzare un socialismo umanistico e cristiano.
Il presidente francese Jacques Chirac alla scomparsa di Senghor dichiarò: "La poesia ha perso uno dei suoi maestri, il Senegal un uomo di stato, l'Africa un visionario e la Francia un amico."

Informazioni aggiuntive

  • Anno 2006
  • Autore Léopold Sédar Senghor

Edizione bilingue francese-italiano.
L'intelligenza di questa pubblicazione antologica del grande poeta africano, che scrive in lingua francese, sta nel comprendere non uno, ma ben sei traduttori, ognuno con le sue particolari visioni della traduzione e il suo particolare retroterra culturale. Vi sono tre poeti: Valerio Magrelli, che non ha bisogno di presentazioni, Alfredo Rienzi, che a Poiein è di casa, e Giorgio Favaro. Vi sono poi tre cantautori: Luca Ghielmetti, Isa e Alessio Lega.
Antonella Emina, curatrice del volume, nella sua introduzione riporta: "Si tratta di tre poeti e tre cantautori, le cui traduzioni dimostrano in che misura i due codici linguistici, quello della poesia e quello della canzone, si discostino l'uno dall'altro, rispondendo ad esigenze per certi versi opposte. Il poeta-traduttore si concentra in uno sforzo centripeto di penetrazione sempre maggiore del testo; mentre il cantautore-traduttore si riconosce in un movimento centrifugo, che implica a priori un progetto di oralità e di trasmissione". Un poeta, Senghor, ma anche una porta, una scrittura da leggere attentamente per entrare nella luminosa mentalità africana, così intensa e aperta al mistero, così pervasa da un vento di natura. Il poeta è davvero, in questi versi, un tramite per il suo popolo, così come nella concezione primitiva era considerato la voce del popolo che si levava agli dèi, il depositario di un codice linguistico degno della divinità.

Informazioni aggiuntive

  • Anno 2004
  • Autore Léopold Sédar Senghor