João Guimarães Rosa

Nasce nello Stato del Minas Gerais nel 1908, primo dei sei figli di Florduardo Pinto Rosa e Francisca Guimarães Rosa. Ma si trasferisce presto a Belo Horizonte. Si laurea in medicina, ma durante molti anni della sua vita svolge ruoli diplomatici in america Latina e in Europa. Muore a Rio de Janeiro nel 1963, pochi giorni dopo essere stato ammesso all’Accademia Brasiliana di Lettere.

"Il sertão di Guimarães Rosa è uno spazio magico percorso nell'intrico dei suoi sentieri da santoni e banditi, popolato di mandrie e di piccoli uomini dai nomi altisonanti come di eroi di saghe remote.
Vittima, forse, di un inconcluso patto col maligno, il vecchio bandito-jagunço Riobaldo porta nel sertão del cuore, il rimorso di un peccato originale che lo precede” (Luciana Stegagno Picchio)

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Tutameia. Terze storie è un insieme di brevi testi che esalta le caratteristiche più peculiari e affascinanti della scrittura di Guimaraes Rosa in un genere distante dalle lunghe narrazioni con cui si è soliti identificare l'autore di "Grande Sertao". Un'infinità di personaggi e approcci letterari, di immagini, luoghi, percezioni: donne che per raffreddare l'ardore dei compagni somministrano droghe e poi con aria virginale inducono alla lussuria, assassinii, amori e gioie sullo sfondo di miserie e ricchezze che non hanno nulla a che fare con il denaro.

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Libro d'esordio di Guimaraes Rosa, include racconti che erano stati scritti nel 1936.
Il titolo, misteriso e suggestivo - un neologismo che unisce la parola "saga", evocatrice dell'epica nordica, al colletivo tupi "rana" - annuncia un nuovo tipo di letteratura, localissima e universale, enigmatica e tutta giocata sul mezzo linguistico. Sono nove racconti, ambientati nelle Minas Gerais, che costituiscono i singoli capitoli di un grande ciclo rusticano: ciascuno per conto proprio, essi designano un colorito tassello del grande affresco del sertao.

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  • Anno 1994
  • Autore João Guimarães Rosa

Come dev'essere una festa? Chi mai potrebbe dirlo. Una festa vera non ha uno spazio, sconfina nella vita della gente. Per un fatto stupefacente, creature inoffensive e vulnerabili erano venute da lontano in quel luogo, neppure una fazenda, tra il Fiume e la Serra dei Gerais. E la festa si disperdeva nell'incalzante meraviglia dei loro racconti. Nell'universo mitico di Guimarães Rosa si delinea un altro suggestivo personaggio, Manuelzone, grande protagonista di "Una storia d'amore", quasi sessant'anni, quasi benestante: è lui che ha organizzato la festa ricca di cose e di persone. Manuelzone sapeva di essere arrivato a poggiare su qualcosa di nuovo, che lo faceva sconfinare in mezzo ai sogni della gente, dentro le sterminate storie del sertao, permettendogli la memoria. E la memoria gli aveva portato la fiducia nel meglio.

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