Chi Zijian

Chi Zijian nasce nel 1964 nella provincia dello Helongjiang, corrispondente all’estremità settentrionale del territorio cinese.
Nei suoi romanzi compare sempre il tema della neve, elemento a lei molto caro.
I suoi racconti hanno incontrato a tal punto il favore dei lettori che le hanno valso il premio letterario “Lu Xun”, il massimo riconoscimento per la creazione letteraria della Cina, e il primo premio nazionale per la letteratura femminile.

Le protagoniste assolute dei racconti di Chi Zijian sono le donne: fresche e giovani contadine, misteriose e affascinanti danzatrici, amanti appassionate e mogli devote. Ognuna di loro deve fare i conti con la nuova realtà economica e sociale della Cina moderna, ognuna di loro incarna, a suo modo, gli aspetti più veri e dolorosi della femminilità: l'emancipazione da una condizione di inferiorità, la necessità di vivere appieno la passione amorosa, il bisogno di strappare quel velo di ipocrisia e violenza che tutto avvolge e soffoca.

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Ancora due affreschi della Cina di oggi e di ieri.
Un villaggio del Nord cinese, regione delle nevi e dei venti, dove la vita è regolata da tradizioni secolari e dove l'arrivo di una compagnia di ballo può rompere il delicato equilibrio della piccola comunità e scatenare passioni, amori, gelosie e invidie.
L'autrice ci guida in un particolare viaggio in compagnia di eroine di altri tempi, là dove il tempo sembra essersi fermato.

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  • Anno 2004
  • Autore Chi Zijian

Due racconti cinesi. Due donne si scontrano con la crudeltà della vita, e affrontano con coraggio le difficoltà della loro condizione.

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  • Anno 2003
  • Autore Chi Zijian

"A me non piace l'idea di dormire in una stanza dalla quale non si vedono le stelle." Così inizia Ultimo quarto di luna. A raccontare è una donna di novant'anni, una evenchi, appartenente al popolo delle renne che si muoveva lungo il fiume Argun, agli estremi confini settentrionali della Cina. Per secoli la sua gente era vissuta a contatto con la natura, con la sua bellezza e la sua crudeltà. La vita era semplice: gli uomini cacciavano, le donne accudivano i figli e le renne, e conciavano pelli che commerciavano con i rari russi che capitavano dalle loro parti. Ma con l'invasione giapponese della Manciuria, gli evenchi vengono stanati dalle loro foreste, sono costretti a combattere, a scegliere da che parte stare. E dopo la guerra entrano a far parte della nuova repubblica popolare cinese che li incoraggia a trasferirsi nelle città. Alcuni si integrano, altri si trovano emarginati in una società che non capiscono. Intanto le loro foreste vengono abbattute. Chi sceglie di tornare alla foresta ormai si sente senza radici, senza identità, tranne la narratrice che sa di dover tornare, adesso che è alla fina, là dove la sua storia ha avuto inizio.

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