Inaam Kachachi

Nata a Baghdad nel 1952, dopo essersi laureata in giornalismo, ha iniziato a lavorare nel suo paese per la stampa e la radio.
Ha conseguito un dottorato in storia del giornalismo dell'università della Sorbonne, dove insegna la stessa materia. È corrispondente a Parigi per diverse testate arabe.

Diwaniya. Questo il nome della cittadina a sud dell’Iraq a cui è destinata la giovane ginecologa Wardiya Iskandar. E nostalgia si chiama il sentimento che più le brucia dentro quando conta i giorni che la separano dal suo primo rientro a casa, nella Baghdad degli anni Cinquanta. Lei ancora non lo sa, ma Diwaniya la segnerà per sempre, le regalerà l’amore, le insegnerà la vita. Qui la brillante dottoressa cristiana imparerà la dedizione per le sue pazienti, qui manderà a memoria le canzoni di Umm Kalthum e qui metterà al mondo quattro figli. Ma l’Iraq, il paese più bello, è diviso e periodicamente tormentato da venti di guerra.

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Le donne che ci parlano attraverso questa antologia hanno dovuto combattere contro la censura della dittatura e contro gli ostacoli dell'embargo (la mancanza della carta, il razionamento delle matite perché la grafite «potrebbe essere usata per scopi bellici», l'interruzione continua di luce elettrica alla sera), in un Paese in cui fotocopiare un libro è un lusso e possederlo è impossibile.
Alcune di loro hanno conosciuto la tortura, altre la via dell'esilio, altre ancora sono morte.
Queste donne di Bassora e Baghdad, grazie a Inaam Kachachi, ci raccontano del loro universo intimo, della vita di ogni giorno di questa metà dell'umanità, votata da troppi, troppi anni a mandare avanti la famiglia, nonostante tutto.

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