Mustafa Khalifa

Nato nel 1948 a Jarablous (Siria), termina gli studi alla Facoltà di Diritto dell’Università di Damasco nel 1977 ma, perseguitato dai servizi segreti e costretto alla clandestinità, dovrà attendere vent’anni per ottenere la laurea. Viene arrestato per la prima volta nel 1979 e liberato nel 1980, dal gennaio del 1981 trascorre tredici anni nelle prigioni siriane. Nel 2005 è stato costretto a fuggire dal suo Paese.

Dopo sei anni trascorsi in Francia, il giovane Musa torna nel suo Paese, la Siria. Non può prevedere che, appena sceso dall’aereo, sarà arrestato dalla polizia, torturato nella sede dei servizi segreti e condannato senza processo sulla base di un’accusa assurda: quella di appartenere, lui cristiano non praticante, al movimento dei Fratelli musulmani. Questo romanzo, dolorosamente autobiografico, racconta la sua odissea durata tredici anni nelle carceri di Hafiz al-Assad, la storia di una resistenza quotidiana alla violenza che annulla i corpi e le menti degli uomini. A Tadmur – la Prigione del deserto dove migliaia di detenuti cercano di sopravvivere ammassati l’uno sull’altro – Musa costruisce attorno a sé un guscio, una conchiglia, per proteggersi e osservare l’atrocità che lo circonda.

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