Al Vertigo, locale notturno alla moda, ritrovo per la gente che conta del Cairo, Ahmad Kamal assiste per caso all'omicidio di due corrotti uomini d'affari, noti per i loro legami con i vertici del potere. Fotografo di professione, Ahmad imprime le immagini degli assassini sulla pellicola, ed è pronto a pubblicare le foto per denunciare i colpevoli. Ma si rivolge al giornale sbagliato.

Pubblicato in Ahmed Mourad

Partecipe in eguale misura dell'estrema dolcezza orientale e di una certa crudezza di ritmi di tipo occidentale, in queste Poesie d'amore Hikmet ci mostra le due facce della sua natura, lirica ed epica, saldate in un risultato unico. Versi immortali, che riassumono nell'elemento erotico i diversi aspetti dell'attività e dell'esperienza dell'autore, poeta d'amore perché prima di tutto poeta di battaglie e di idee.

Pubblicato in Nâzim Hikmet

Taha è un ragazzo del Cairo che ama suonare la batteria e fumare la shisha al caffè con gli amici. Quando non va in giro per studi medici cercando di piazzare qualche farmaco e non fa il turno di notte in farmacia, si prende cura del padre che, costretto su una sedia a rotelle, trascorre le giornate appostato nella sua stanza a spiare la gente con il binocolo. Dalla sua finestra sul mondo osserva le vite degli altri e ne scruta i segreti. Una mattina, rientrando in casa, Taha trova la sedia a rotelle rovesciata e suo padre a terra, colpito a morte. Qualcuno ha voluto ucciderlo.

Pubblicato in Ahmed Mourad

In occasione del cinquantesimo anniversario della morte di Hikmet, si propone con questo volume una scelta delle sue poesie più ampia di quella nota al pubblico: essa abbraccia infatti l'intero arco della sua vita, attingendo a un gran numero di raccolte, e dà conto dei tanti temi e motivi che trovano espressione nei suoi versi, dall'impegno politico e civile alla denuncia della tragica condizione storica della sua gente, dall'amore all'ossessione del tempo che passa e al timore della morte.

Pubblicato in Nâzim Hikmet

Il Nuvolo innamorato nasce da remote memorie d'infanzia dell'autore, dal ricordo della nonna che raccontava antiche storie, ma anche da un'attenta e appassionata lettura del materiale folclorico del suo paese. Il risultato è una raccolta di racconti dalla sorprendente e limpida bellezza, in cui vivono principesse e "nuvoli" capaci di amare, contadini sciocchi e ragazzi furbi, maghi crudeli e astute ragazze. Perle di saggezza, di poesia e di umorismo solo apparentemente lontane dall'opera e dall'impegno politico di Hikmet, scrittore per il quale "la letteratura, in ciascuno dei suoi generi, comincia con la fiaba e con la fiaba finisce".

Pubblicato in Nâzim Hikmet

Pubblicato nel 1962, un anno prima della sua morte in esilio a Mosca, e a tutt'oggi inedito in Italia, Gran bella è cosa vivere, miei cari è un romanzo la cui gestazione ha accompagnato gran parte della vita di Hikmet. Pur essendo un'opera di fiction, le vicende che Hikmet racconta sono attinte dalla sua biografia: sua è la voce del narratore, Ahmet, un uomo morso da un cane rabbioso che attende la fine del periodo di incubazione isolato in una capanna dell'Anatolia lasciandosi andare alle intermittenze della memoria e del cuore; sua è anche la voce di quell'io che gli si alterna, in un sublime gioco di proiezioni e riflessi narrativi; suo è il "materiale di vita" che vi si accumula, gli squarci dell'infanzia, i momenti di attivismo politico, le sofferenze dell'esilio; suo l'incancellabile ricordo di un'amatissima donna, Anuka, sfuggente e contesa.

Pubblicato in Nâzim Hikmet

Mercoledì 28 novembre 2018 alle ore 17.15 presso la Casa delle Letterature in piazza dell'Orologio, 3 il Dipartimento Istituto Italiano di Studi Orientali della Sapienza Università di Roma, con il patrocinio dell’Ambasciata del Pakistan e la collaborazione della Casa Editrice Fuorilinea, presenta la prima raccolta di Poesie scelte in traduzione italiana della grande poetessa e attivista pakistana Kishwar Naheed. La traduzione è a cura della dottoressa Cecilia Bisogni e pubblicata dalla casa editrice Fuorilinea. Interverranno: S.E. l’ambasciatore del Pakistan Mr. Nadeem Riyaz, la scrittrice e giornalista Francesca Bellino, la docente di Letterature moderne del Subcontinente indiano Mara Matta (La Sapienza), il giornalista e mediatore culturale Ejaz Ahmad e l’editore della casa editrice Fuorilinea Franco Esposito-Soekardi.

Pubblicato in Subcontinente indiano

Sono otto storie di varia lunghezza dal più lungo, che dà anche il titolo alla raccolta, al più breve, “Scordato”, passando per “L’uomo dal cappotto bianco”, “Una lettera mai spedita”, “Né sì né no”, “Lettera a mio padre” e “I narratori sui binari – Un sogno”: sono splendidi, appassionanti, surreali racconti che hanno al centro varie forme di solitudine e abbandono; sono assolutamente straordinari, emozionanti, dolorosi, commoventi, una vera scoperta per la sottoscritta che invita chi legge questa sua recensione a intraprendere il suo stesso viaggio “dentro” questo libro leggendo solo alla fine la prefazione di Bellingeri e la postfazione di Pamuk.

Pubblicato in Oğuz Atay

Meryem ha quindici anni; in un villaggio della Turchia musulmana più retrograda, è violentata dallo zio, leader religioso del paese. Per il costume locale, è lei la colpevole: trattata come una reietta, è tenuta prigioniera in una baracca per giorni, nell’attesa che utilizzi quella corda che le è stata lasciata sul pavimento, per espiare il suo crimine e salvare l’onore della famiglia. Ma lei non cede… Cemal è un soldato appena ritornato dalle montagne dove ha combattuto i ribelli curdi: cugino di Meryem, viene scelto come suo carnefice.

Pubblicato in Zülfü Livaneli

Shamim Shamse, affermato professore di letteratura persiana dell’Università di Tehran, si sta affacciando alla soglia dei quarant’anni quando il passato riemerge con prepotenza nella sua vita. Una studentessa polacca, Eliza, si presenta nel suo studio senza preavviso dicendo di essere la figlia di Adri, la ragazza che Shamim aveva amato da giovane e che gli aveva spezzato il cuore con una partenza tanto inspiegabile quanto definitiva. Adesso, ventitré anni dopo, Eliza è arrivata da Varsavia carica di notizie e determinata a far luce sul vissuto di sua madre e della nonna, Barbara, che durante la Seconda guerra mondiale aveva trovato rifugio nella città di Isfahan dopo essere approdata in Iran insieme ad altre migliaia di profughi polacchi reduci dai gulag sovietici.

Pubblicato in Mostafa Ensafi
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