Bella Achmadùlina

Bella Achatovna Achmadùlina (Mosca, 10 aprile 1937 – Mosca, 29 novembre 2010) è stata una delle voci più interessanti della poesia sovietica. Di padre tataro e di madre italo-russa, insieme al primo marito Evtušenko, a Voznesenskij  e a Roždestvenskij, appartiene alla generazione poetica del disgelo che aveva permesso libertà di ispirazione e il distacco dalla retorica ufficiale del periodo stalinista. La sua figura poetica può essere considerata l’espressione  di quel fenomeno tipicamente sovietico del divismo letterario.
L’Achmadùlina ha portato avanti un’originale ricerca sul linguaggio, guidata dalla purezza espressiva e dalla funzionalità simbolica della parola. Anna Achmatova e Marina Cvetaeva furono sempre un punto costante di riferimento per la poetessa e spesso affiorano nei suoi versi. Come i grandi romanzieri russi dell’Ottocento, il cui stile fu assorbito dalla poesia del Novecento, l’Achamadùlina ricrea atmosfere concentrandosi sui gesti, sul particolare di un oggetto come aveva fatto Anna Achmatova. Ha ricevuto il Premio di Stato in Russia nel 1989, il premio Nazionale di Poesia Nosside in Italia nel 1992, il Premio Triumf in Russia nel 1993.

Una scelta di liriche di Bella Achmadùlina, che con la sua opera poetica, ma anche con le sue vicende sentimentali, ha avuto sempre un enorme successo. Figura rappresentativa del fenomeno tipicamente sovietico del divismo letterario. Di Bella Achmadùlina Marc Slonim ha scritto: La sua voce ha una tale purezza di tono, una tale ricchezza di timbro, una tale originalità di dizione che se continuerà così potrà prendere il posto di Anna Achmatova, la quale alla fine della sua vita è stata riconosciuta come la più grande poetessa russa contemporanea.

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