Iosif Brodskij

Iosif Brodskij (Leningrado 1940 - New York 1996) di famiglia ebrea, autodidatta, cominciò a pubblicare le sue poesie nel 1958. Processato per "parassitismo", subì un periodo di reclusione (1964-65). Espulso dal suo paese nel 1972, ha vissuto negli USA, dove sono apparse tutte le sue raccolte di versi. Fedele a una tradizione che egli tuttavia rielabora in modi personali, arricchendola in particolare di suggestioni che provengono non solo dalla lezione di O. E. Mandel´štam e di B. L. Pasternak, ma anche da J. Donne, T. S. Eliot e W. H. Auden, e dalla conoscenza della Bibbia, Brodskij è poeta intimo e speculativo, cantore di una memoria lucida e disincantata, lontano da tentazioni declamatorie. Nel 1987 gli è stato assegnato il premio Nobel per la letteratura. Negli anni Novanta ha continuato a risiedere negli Stati Uniti, dove ha svolto attività accademica e dove è stata pubblicata la sua ultima raccolta di saggi in inglese, e una raccolta di poesie, in parte tradotte, in parte composte direttamente in inglese. Nel 1989 era stato "riabilitato" nella sua patria, che negli anni Novanta manifestò un crescente interesse per il poeta, e dopo la sua morte si è dato inizio alla pubblicazione della sua opera completa. Per suo espresso desiderio è stato sepolto a Venezia.

Come nasce la poesia? Di quale misterioso lavoro è l'esito? E qual è il suo compito? Chiunque si sia posto, almeno una volta, domande del genere potrà finalmente trovare in queste interviste – che coprono l'intero arco della vita di Brodskij in esilio, dall'inizio degli anni Settanta fino a poche settimane prima della morte improvvisa, avvenuta a New York nel 1996 – risposte di un'audace limpidezza.

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In questo volume sono state raccolte, in accordo con l’autore, poesie degli anni 1972-1985, anni di un esilio che preesisteva alla partenza e al tempo stesso non sarà mai, perché Brodskij ha la sua patria nella lingua russa. Così i suoi versi si leggono, dopo Mandel’štam, la Cvetaeva, l’Achmatova, come parte di un’unica storia.

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