Jurij Rytcheu

''Poeta ai confini del mondo'', come amava definirsi, Rytcheu  Uelen, 8 marzo 1930 – San Pietroburgo, 14 maggio 2008 ) figlio di un cacciatore, nato nello stesso anno in cui la lingua čukča ricevette per la prima volta uno standard scritto, ha narrato i tesori culturali di una minoranza etnica a rischio di estinzione. Unico scrittore dei Čukči a conquistare notorietà in Russia e a livello internazionale, Rytcheu esordì nel 1953 con la raccolta di racconti La gente delle nostre coste e l'anno dopo divenne membro dell'Unione degli scrittori sovietici. Rytcheu è stato lo scrittore di un popolo che conta 12.000 anime e che vive al margine estremo della Siberia, diviso dall'Alaska dallo stretto di Bering. I suoi romanzi tramandano vita, usi, costumi e leggende della sua terra, tra distese di ghiacci popolate di orsi, foche e trichechi, oltre che di poetiche leggende che, come la danza rituale dei cacciatori Čukči accanto al falò, sono espressione dell'arte di dar forma ai sentimenti. Rytcheu è diventato la voce di una cultura a rischio e di una nazione dimenticata su cui ha scritto centinaia di articoli. Lo scrittore era stato consacrato al tempo dell'Unione Sovietica con il Premio Maxim Gorky, massimo riconoscimento letterario dell'Urss, nel 1977.

Nella notte dei tempi il Grande Amore trasforma Reu-la-Balena in un uomo e lo dà in sposo a Nau. I loro primogeniti sono due balenotteri; dopo di loro nascondono dei bambini da cui hanno origine le genti della riva. Poi Reu muore mentre Nau rimane sulla terra a riprova della potenza del Grande Amore.

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Dopo un incidente, il canadese McLennan viene portato da uno sciamano con una slitta trainata dai cani attraverso la tundra coperta di ghiaccio, nella remota Siberia nordica. Al suo ritorno sulla costa la nave che avrebbe dovuto aspettarlo è stata da tempo igoiata dal mare.

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