Nella Istanbul del XVI secolo, in un caleidoscopio di personaggi storici e immaginari, Jahan è un mahout bugiardo e opportunista, un ragazzino scaltro di origini oscure. Arrivato via nave nella città delle sette colline per accompagnare Chota, l'elefante bianco che lo Scià dell'Hindustan ha mandato in dono al Sultano Suleiman, la sua vita dovrebbe restare confinata nel serraglio, fra tigri, leoni, gazzelle e giraffe. Jahan dovrebbe rimanere per sempre relegato al rango di servitore privilegiato, dedito alle cure di Chota, il pachiderma che adorna con la sua stravaganza lo zoo privato del palazzo reale.

Pubblicato in Elif Shafak

Il ventenne gentiluomo veneziano, appassionato di astronomia e matematica, e l'astrologo turco si assomigliano come fossero fratelli gemelli. Si guardano con sospetto ma per anni vivono a stretto contatto impegnati nelle più svariate ricerche scientifiche: studiano i fuochi d'artificio, progettano orologi e discutono d'astronomia, biologia e ingegneria. Insieme riescono a debellare un'epidemia di peste.

Pubblicato in Orhan Pamuk

Qual è il senso della letteratura? Come nasce un romanzo? In tre appassionate conferenze tenute nell'arco di un anno, fino al discorso di accettazione del Premio Nobel 2006, Orhan Pamuk disegna un ritratto dello scrittore nel mondo contemporaneo. La letteratura inizia dal gesto di chi si chiude in una stanza, si ripiega in se stesso e tra le proprie ombre costruisce un mondo nuovo con le parole. Proprio quell'isolamento nasconde in realtà un'apertura, la certezza che tutti gli uomini si somiglino e che il mondo sia privo di un centro.

Pubblicato in Orhan Pamuk

Fatma, insieme al nano Recep, figlio illegittimo del suo defunto marito, vive ancora nella casa in cui si trasferì con il suo sposo - un medico fallito, attivista politico e alcolista - quando decisero di abbandonare Istanbul agli inizi della rivoluzione del 1908. Nella cadente villa in legno Fatma, altezzosa e bisbetica, trascorre i giorni e le notti assorta nei ricordi, a rodersi in un cupo sentimento.

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In una Istanbul labirintica e malinconica descritta con straordinaria vivezza e precisione, un giovane avvocato, Galip, parte alla ricerca della moglie scomparsa. Prima di lasciarlo, Rüya ha scritto una lettera d'addio, e al di là delle diciannove, vaghe parole contenute nel messaggio, Galip è colpito dal fatto che la moglie abbia usato una biro verde. Una biro come quella che Galip aveva perso in mare quand'era bambino durante una gita in barca con Rüya, e che Celâl, fratellastro di Rüya, aveva inserito in una magistrale puntata della sua rubrica sul "Milliyet" dove immaginava tutti gli oggetti che sarebbero venuti alla luce "il giorno che il Bosforo andrà in secca".

Pubblicato in Orhan Pamuk

Istanbul è una fonte inesauribile d'ispirazione per Orhan Pamuk, cosmopolita dalle forti radici, come l'ha definito il New York Times.
Attraversando la città, davanti ai suoi occhi scorrono immagini di eventi tragici come il terremoto del 1999, ma anche quadri della vita di ogni giorno, come un angolo di strada che riassume la bellezza del mondo o un gabbiano immobile sotto la pioggia.
Nell'isolamento del suo studio, poi, l'autore riflette sui libri amati, sulla religione, la politica e il ruolo del romanziere, sulla felicità, il risentimento, il ricordo. Questi sono gli altri colori con cui Pamuk dipinge lo stesso soggetto dei suoi romanzi: la vita.

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Cevdet è un bottegaio di Istanbul in un'epoca in cui essere musulmano e commerciante è considerato disonorevole. Ma a Cevdet non importa essere trattato con sufficienza e malcelato disprezzo da tutti: è un lavoratore instancabile e gli affari vanno a gonfie vele, tanto che decide di comprare una villa per la famiglia nel quartiere di Nisantasi. È l'inizio di una saga familiare che abbraccia quasi un secolo di storia e tre generazioni. Ma è l'inizio anche della carriera di uno scrittore in quello che è l'esordio, per la prima volta tradotto in italiano, del futuro premio Nobel per la letteratura.

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Cosa accade in noi quando leggiamo un romanzo? Dobbiamo leggerlo immergendoci nella narrazione e dimenticando tutto ciò che ci circonda o sapendo di sognare? E in che modo il romanzo genera nel nostro animo quegli esiti particolari, unici, tanto diversi da quelli prodotti da una poesia, da un film, da un quadro? In questo libro ispirato e profondamente personale, Orhan Pamuk ci introduce nell'universo dello scrittore e allo stesso tempo in quello del lettore, facendo così emergere l'intimo e impalpabile rapporto che li lega.

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Orhan Pamuk ha fatto ciò che sembrava esclusiva dei maghi delle fiabe o del Genio delle Mille e una notte. Ha preso ciò che esisteva tra le pagine del suo ultimo romanzo, Il Museo dell'innocenza, e l'ha trasformato in qualcosa di materiale, di fisico, uno spazio da esplorare con tutti i nostri sensi: ha costruito il Museo dell'innocenza. Un luogo unico al mondo, un tesoro nel cuore incantato di Istanbul: la celebrazione dell'amore, della memoria, del potere dell'immaginazione di plasmare la realtà.

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Negli anni Settanta, in una Istanbul divisa tra la voglia di aprirsi al lusso dell'Occidente e quella di rinchiudersi nelle tradizioni piú conservatrici, Kemal si piega alle leggi turche e rinuncia alla storia d'amore con la cugina Füsun. La sua vita si sgretola e, per rimetterne insieme i pezzi, l'uomo decide di collezionare gli oggetti appartenuti all'amata ormai perduta. Solo per poterli guardare, annusare, toccare. Alla fine, quando la sua esistenza subirà una nuova e dolorosa svolta, quegli oggetti diventeranno il «Museo dell'innocenza», la testimonianza eterna del suo amore per Füsun.

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