Luca Leone

Giornalista professionista, è nato il 20 agosto 1970 ad Albano Laziale.
Ha lavorato, tra gli altri, per "Avvenimenti", "Internazionale", Modus Vivendi", "Medici Senza Frontiere", "Misna".
Ha, tra gli altri, scritto i saggi: "Infanzia negata", Prospettiva edizioni, Roma, 2003; "Il fantasma in Europa. La Bosnia del dopo Dayton tra decadenza e ipotesi di sviluppo", Il Segno dei Gabrielli, Verona, 2004 (con Stefania Divertito); "Anatomia di un fallimento. Centri di permanenza temporanea e assistenza" (a cura di), Sinnos editore, Roma, 2004; "Srebrenica. I giorni della vergogna", Infinito edizioni, Roma, 2005; "Il prode Ildebrando e la bella Beotonta", Infinito edizioni, Roma, 2005.

I bastardi di Sarajevo ringhiano forte, sia nel presente che nei ricordi del passato dei protagonisti del libro. C’è la crudeltà e la spregiudicatezza dei carnefici e la sofferenza taciuta delle vittime, soprattutto donne. La voglia di rivoluzione dei giovani e la saggezza rassegnata e ironica di un Professore. La brama sanguinaria di certi turisti e la ricerca di redenzione da parte di chi – come molti di noi – ha guardato da spettatore la guerra e non ha fatto ciò che doveva. I personaggi sfilano davanti al lettore sul palcoscenico decadente di una Sarajevo dai mille angoli bui, con l’autore che tesse una trama perfetta e avvincente fatta di soli dialoghi. Il teatro dei bastardi di Sarajevo non ha ancora calato il sipario.

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Di Luca Leone e Riccardo Noury. Prefazione di Moni Ovadia. Introduzione di Irfanka Pašagić. Postfazione di Silvio Ziliotto
Srebrenica, Bosnia Erzegovina, 11 luglio 1995: oltre diecimila maschi tra i 12 e i 76 anni vengono catturati, torturati, uccisi e inumati in fosse di massa. Stesso destino hanno alcune giovani donne abusate dalla soldataglia. Le vittime sono bosniaci musulmani, da oltre tre anni assediati dalle forze ultranazionaliste serbo-bosniache agli ordini di Ratko Mladić e dai paramilitari serbi.
Quattro lustri dopo, rimane un profondo senso di ingiustizia e di impotenza nei sopravvissuti e un pericoloso messaggio di impunità per i carnefici di allora, in buona parte ancora a piede libero e considerati da alcuni persino degli “eroi”.
Questo libro è un reportage nel buco nero della guerra e del dopoguerra bosniaco e nel vuoto totale di giustizia che ha seguito il genocidio di Srebrenica, una delle pagine più nere della storia europea del Novecento e sicuramente la peggiore dalla fine della seconda guerra mondiale.

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Pubblicato nella collana "iSaggi", con una introduzioine di Enisa Bukvic.
La seconda edizione aggiornata, integrata con nuovi contenuti, di un prezioso reportage nei luoghi in cui si è consumato l'unico genocidio della storia europea dalla fine della seconda guerra mondiale.
Un documento unico per testimonianze e intensità nel ricordo del martirio di una città e dei suoi abitanti.
In questo libro, scritto come un prezioso diario di ricordi dei testimoni di allora, sono ricostruiti per bocca di chi li visse, e tutt’oggi li vive sulla sua pelle, gli episodi salienti della presa di Srebrenica, evidenziando le responsabilità di chi – Nazioni Unite, Nato, contingente olandese, governo francese, comunità internazionale in generale – non fece nulla per prevenire una tragedia annunciata.
Testimonianze esclusive ripercorrono la vicenda fino ad arrivare ai nostri giorni, dieci anni dopo un genocidio che non deve essere cancellato, che non può essere dimenticato.

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