Maria Franca Martino

Tam-tam perché quando li hai sentiti una volta non li dimentichi più e continuano a seguirti e tu ricordi.
Era la festa di liberazione dello schiavo alla Martinica e quei tamburi giungevano fino all’alba dalla foresta e dalle spiagge nella città zitta di Fort-de-France. Avevo già visto disegni di catene spezzate sui muri della prigione di Basse-Terre in Guadeloupe e più viaggiavo in quelle isole e più squassava il pensiero la triste storia degli schiavi nelle piantagioni, come animali senz’anima, strappati alla loro Africa.
Il tam tam s’insinuava tra lo splendore dei fiori e il rumore dell’oceano, nell’aliseo che scuoteva i palmizi.
Ma sapevo che avrei incontrato Aimé Césaire e questo mi confortava. Finalmente gli avrei chiesto se anche lui sentiva quei tamburi.
A lui, l’uomo che con l’impegno politico, la sua poesia, la fierezza dell’identità negra aveva riscattato la dignità di tanti uomini sottomessi e di quelle terre dove era nato.
Inenarrabile incontro tra energia delle idee e la tenerezza di esseri umani. Il mio incontro con un Essere Umano.
Tornai in Italia e scrissi il suo tam-tam in un articolo pubblicato dalla rivista «La Scrittura».
Ho voluto riportarlo in questo libro.
In occasione di questo anno 2008 che celebra il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, ho voluto ricordare A. Césaire martichinese, L. S. Senghor senegalese, L.G. Damas guianese, irripetibile insieme di uomini che della difesa di quei diritti hanno fatto ragione di vita.
Durante i lavori della pubblicazione, il 17 aprile 2008, A. Césaire è morto a Fort-de-France. Aveva 94 anni.

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