Letteratura cinese

Consigli di lettura di Maria Rita Masci, sinologa, traduttrice, consulente della casa editrice Einaudi per la narrativa cinese.

La letteratura cinese contemporanea è stato uno dei primi campi artistici ad emanciparsi dai canoni estetici del realismo socialista e ad avviarsi verso una ricerca stilistica che desse forma al mutare del mondo esterno e del rapporto dello scrittore con esso. La riscoperta del passato, narrato attraverso stili narrativi importati o autoctoni, è stata, ed è ancora, una delle principali fonti di ispirazione della produzione di opere letterarie.

Uno dei primi scrittori che merita di essere citato è Acheng con la sua trilogia dei re: Il re degli scacchi, Il re degli alberi e Il re dei bambini (Bompiani). Ambientate fra i giovani dispersi nelle campagne, dietro queste storie narrate con tono lieve e ironico, simili a fiabe o apologhi, traspare una ricerca più profonda: ripercorrere le correnti principali del pensiero tradizionale, come il Daoismo, per ritrovare cosa sia sopravvissuto di quelle teorie etico-filosofiche nella mentalità cinese.

Per quanto riguarda Mo Yan, una delle voci più potenti della nuova narrativa, lo sguardo verso il passato si traduce nella creazione di un’epica moderna in un paese alla ricerca di una nuova identità culturale. Le sue opere più importanti sono ambientate in un periodo storico pre-rivoluzionario o da lì partono per arrivare a narrare anche l’oggi, come in Grande seno, fianchi larghi (Einaudi), in una sorta di ricostruzione di una storia alternativa. Con il romanzo Sorgo rosso (Einaudi), storia del clan familiare dell'autore sullo sfondo della guerra contro gli invasori giapponesi (1937-45) combattuta dai contadini della provincia dello Shandong, aveva rievocato una mitologia popolare locale, magica e eroica, con un linguaggio sanguigno, visionario e struggente. Il supplizio del legno di sandalo (Einaudi), narra il primo impatto della Cina profonda e arcaica con la modernità: la ferrovia imposta dagli invasori stranieri. Mentre Sorgo rosso si ispirava allo stile del realismo magico di derivazione latino-americana, Il supplizio del legno di sandalo è invece costruito secondo una struttura narrativa antica, che ripropone il modello della letteratura popolare cinese. Il romanzo prende la forma di un corpo, costituito da parti di animali diversi: la testa è della fenice, il busto è del maiale e la coda della pantera. Mo Yan presenta la rivitalizzazione della letteratura popolare tradizionale che ha operato con questo libro come un anacronismo, una pausa nel suo percorso, non dunque un punto di arrivo. Di Mo Yan vale la pena ricordare anche la raccolta di racconti L’uomo che allevava i gatti (Einaudi).

Su Tong, uno dei principali interpreti della corrente letteraria detta “d’avanguardia” della fine degli anni Ottanta, ambienta quasi tutti i suoi romanzi nella Cina del passato probabilmente perché gli consente una maggiore libertà espressiva non costringendolo a misurarsi con il reale. Affascinato dall’universo femminile, gli ha dedicato alcune delle sue opere più famose, come: Mogli e concubine (Feltrinelli), dal quale il regista Zhang Yimou ha tratto il film Lanterne rosse, Leone d’oro al Festival di Venezia nel 1991, e Cipria (Feltrinelli).

Anche Yu Hua, nato come scrittore sperimentale alla fine degli anni Ottanta, deve la sua fama a romanzi che ripercorrono la storia recente della Cina, da Vivere (Donzelli), che racconta la lotta per la sopravvivenza di un ricco proprietario terriero che in una notte perde al gioco tutto quello che possiede, a Cronache di un venditore di sangue (Einaudi), sulle tribolazioni di un povero cristo che di tanto in tanto per tirare avanti è costretto a vendere il sangue nel corso degli eventi della Repubblica Popolare che ogni cinese ha vissuto, narrati però come episodi di una situation comedy, e dunque l’ironia e il divertimento prevalgono sulla drammaticità, la parodia sulla condanna. Di Yu Hua in italiano si trovano anche due raccolte di racconti: Torture (Einaudi) e Il mondo come fumo (Einaudi).

Il passato si presenta dunque come il luogo principe dell’immaginario per gli autori contemporanei. Le motivazioni e i progetti appaiono diversi: la necessità di ricostruire un’identità culturale dopo le pesanti cesure della rivoluzione culturale; il bisogno di ricollegarsi a un’essenza nazionale riprendendo le fila del discorso che precedeva la rivoluzione; il riconoscimento di una maggiore sofisticazione delle relazioni umane nella vituperata “vecchia società”, fino all’esigenza di “riscrivere” la storia e raddrizzare i torti. Per tutte questa istanze, il passato non costituisce un rifugio, ma serve alla costruzione del presente.

Mentre i modernisti degli anni Ottanta oggi narrano il passato, i modernisti di oggi lo fuggono, vogliono scrollarsene di dosso il peso e vivere la contemporaneità senza ipoteche. Sale alla ribalta una nuova generazione, lontana tanto da Mao che dai giovani del 1989, prodotto della cultura degli anni Novanta, consumista e edonista. I racconti di Mian Mian, raccolti in Nove oggetti del desiderio (Einaudi), sono la testimonianza più forte dell’emersione di un sentire globalizzato, che fa riferimento alla musica rock occidentale, che vive di locali notturni, di feste in discoteche, di libertà sessuale, di droghe. Un mondo che fa sentire Shanghai non diversa da Londra per gusti, moda e stile di vita, dove non sopravvive nulla di “cinese” e dove i problemi e le ansie sono simili a quelli della gioventù occidentale. Mian Mian racconta una modernità senza radici, i suoi testi, personali e intimi, non possono rappresentare altri che l’autore stesso. Questa è un’epoca dove nessuno rappresenta nessuno, nella quale non ci sono ideali e quindi l’unica prospettiva dalla quale partire è se stessi. A questo filone appartengono anche Shanghai baby (Rizzoli) di Zhou Weihui e Ragazza di Pechino (Guanda) di Chun Shu.

Negli ultimi tempi, sono state pubblicate in italiano opere di celebri autori di Taiwan e di Hong Kong che meritano di essere segnalate: Il maestro della notte (Einaudi) di Bai Xianyong, struggente storia d’amore gay nella Taibei notturna degli anni 70; Volpe Volante della Montagna Innevata (Pisani) di Jing Yong, celebratissimo autore di romanzi di cappa e spada.