Roberto Bolaño

Nato a Santiago del Cile nel 1953, vive gran parte della sua adolescenza in Messico e nel 1973 decide di tornare in Cile, per appoggiare il processo di riforme socialiste di Salvador Allende. Riesce ad arrivare in Cile solo qualche giorno dopo il Colpo di Stato del generale Augusto Pinochet; decide quindi di unirsi alla resistenza contro il nuovo ordine dittatoriale. Tornato in Messico, fonda insieme al poeta Mario Santiago Papasquiaro il movimento poetico infrarealista, che si proponeva come avanguardia contro i poteri dominanti nella poesia messicana ed all’establishment letterario messicano.
Anni dopo si trasferisce in Spagna, dove pratica diversi lavori – vendemmiatore in estate, vigilante notturno in un campeggio a Castelldefels, commesso in un negozio del quartiere – prima di potersi dedicare completamente alla letteratura. Muore nel 2003, lasciando inconcluso il romanzo 2666.

Chi era Carlos Wieder? Un poeta o un assassino? Un artista o un criminale? Un pilota spericolato che si esibiva in performance di «scrittura aerea» o un autore di snuff movies? E ha veramente arrestato e torturato e ucciso, nei mesi successivi al golpe di Pinochet, decine di persone, per poi esporre le foto dei cadaveri ridotti a brandelli perché convinto della assoluta, gra­tuita purezza del male – perché solo il dolore è in grado di rivelare la vita, e lo scopo della sua era «l'esplorazione dei limiti»? Nulla, sembra ribadire Bolaño, è più sfuggente della verità.

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Nella letteratura di Bolaño, dalle numerose e multiformi finzioni, sovrabbondano i personaggi. Nessuno di essi è mai quello che si dice banalmente una persona normale, anzi sembrano montare un bazar di stranezze, quasi a voler esprimere dolorosamente l'assurdo e il grottesco. L'autore li tratta con lo stesso distacco sentimentale con cui guarderebbe ad animali che innocentemente e immancabilmente confondono il bene col male ma con una netta propensione al male.

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