Nagib Mahfuz

Nato nel 1911 nel quartiere cairota di Gamaliyyah, ha pubblicato numerosi romanzi, saggi e racconti, oltre a essere sceneggiatore televisivo e cinematografico e a lavorare come giornalista.
E’ considerato uno dei migliori scrittori arabi di tutti i tempi. Nel 1988 è stato insignito del premio Nobel per la letteratura.
Protagonista di questo romanzo è Maharan, un ladro che, appena uscito di prigione, decide di vendicarsi di chi lo ha tradito ma finisce con l'uccidere due innocenti.
La storia si muove su diversi piani: può essere letta a livello sociale come denuncia di un regime politico, mentre a livello metafisico si può intravedere il segno di una giustizia superiore.

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In questa raccolta di racconti Mahfuz ci dimostra che la letteratura, quando rappresenta la vita senza pregiudizi, anche attraverso i sogni e le fantasticherie, resta un potente mezzo per comunicare al di là delle differenze di tradizione culturale.
E così il gatto nero che, in una delle storie, si aggira nell’ombra di una taverna del Cairo rappresenta il materializzarsi di inquietudini che attraversano le coscienze di tutti.

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  • Anno 1993
  • Autore Nagib Mahfuz

Nagib Mahfuz presenta Il Cairo, la sua la sua città natale, dove è cresciuto e dalla quale mai si è mai allontanato. Una capitale dal doppio volto, che contrappone aspetti tipici dei villaggi a qualità specifiche di una metropoli. L’immagine della campagna si confonde tra i fumi della modernità, che si svela con i primi bagliori dei bombardamenti della seconda guerra mondiale. Il romanzo si snoda tra le strade di due quartieri, Sakakini e Khan al-Khalili. A percorrere quei vicoli è Ahmad, ragazzo riservato e dalle ambizioni letterarie, e la sua famiglia, che per scampare alle bombe decide di trasferirsi dalla zona benestante in cui avevano sempre vissuto al sobborgo storico Khan al-Khalili, che essendo pieno di minareti offriva una speranza di salvezza.

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È il racconto, semplice e raffinato insieme, della vita spesso molto squallida che si svolge in un vicolo del Cairo durante la seconda guerra mondiale.
Quella che ci viene rappresentata è un’umanità “in rovina” proprio come il vicolo che “continua a vivere quasi isolato dal mondo che gli scorre attorno, a risuonare di un’esistenza propria, profondamente legata alle radici della vita, e a conservare i segreti del passato”.

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La vita quotidiana di un quartiere del Cairo, vista attraverso gli occhi incantati di un bambino, anima le settantotto sequenze in cui si ordinano questi racconti sospesi tra la realtà e le fantasie di un mondo in cui la tradizione orientale convive con il fascino della civiltà europea.

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Il romanzo è ambientato nei primi anni sessanta in Alessandria d'Egitto, un'Alessandria piovosa e fredda che sta vivendo l'epilogo della presenza europea.
Sei personaggi, capitati lì per i motivi più disparati, si ritrovano insieme nella eleganza decadente della Pensione Miramar.
Figura centrale è l’affascinante Zahara, i cui rapporti con gli altri cinque personaggi riflettono simbolicamente le realtà politiche e sociali del periodo.

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La Trilogia del Cairo, l'opera più importante di Mahfuz, è considerata da tutti come un capolavoro perché 'non solo è una vivida descrizione della società, ma penetra tra la psiche, la mente e l'anima'.
Vi si narra la storia dell’Egitto attraverso gli occhi di una famiglia, dai primi anni del ‘900 al golpe militare del 1952.
Nei primi due romanzi Mahfuz intreccia con grande maestria la società cairota con personaggi meravigliosamente sensuali e il risultato è un racconto appassionato, colmo di umanità che ci trasporta in una città lontana, eterna, esotica.
Ne La via dello zucchero, che costituisce il culmine della Trilogia, la dinastia del sayyed Abd el-Gawwad vive la via del tramonto mentre le nuove generazioni cercano occasioni di speranza e di riscatto, politico e personale, in un intreccio denso di sentimenti.

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  • Anno 1989
  • Autore Nagib Mahfuz