Ibrahim al-Koni

Nato nel 1949 a Ghadames, ha trascorso l’infanzia nel deserto. Ha imparato la lingua araba a 12 anni.
E'diventato giornalista e ha lavorato per il quotidiano «Fezzan ». Si è trasferito a Mosca, e poi in Svizzera, dove ha ricoperto la carica di consigliere dell’ambasciata libica.

Al centro della narrativa di al-Koni c'è il deserto, il Sahara, un universo favoloso, d'inattesa varietà, pieno di storie, di personaggi, di leggende, di pericoli e di visioni. La narrativa di al-Koni è colta, ricca di riferimenti alla Bibbia, al Corano, alle leggende dei Tuareg, ma anche alla letteratura occidentale contemporanea, perché al-Koni, cresciuto tra i Tuareg nelle sabbie del Sahara, ha vissuto e studiato successivamente a Mosca e in vari paesi occidentali.

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Ukhayyad e il suo cammello sono cresciuti insieme, attraversando il deserto, un mondo che parla una lingua misteriosa, dove a riti pagani si mescolano tradizioni delle tribù tuareg, incantesimi, maghi e preghiere…
Nel racconto di al-Koni, un vincolo che va oltre l’umana comprensione si scontra con leggi sociali troppo rigide: l’affetto per un cammello non può sostituirsi a quello per una moglie e un figlio, e chi osa tradire la famiglia deve pagare… L’unica via d’uscita per Ukhayyad e il suo pezzato è scappare via dalla tribù, dove la febbre dell’oro regola le relazioni fra gli uomini.
Sarà lo scontro fra la cupidigia e la forza indomabile dei sentimenti a condurre i protagonisti a un tragico e sorprendente finale.

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Un pastore solitario diventa in vecchiaia il guardiano delle pitture rupestri del deserto libico.
La visita di un feroce “mangiatore di carne” sconvolge la sua vita e il suo ambiente.
Apologo sulle conseguenze della distruzione dell’equilibrio di forze tra l’uomo e la natura narrato con la freschezza e il rigore magico di una fiaba.

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