Giorgia DM
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Un uomo armato entra in un liceo femminile islamico e stermina ragazze innocenti. È americano, è bianco; il fucile automatico l’ha comprato online. Afaf è la preside del liceo, una palestinese a Chicago, sradicata dalla sua terra. Dallo stanzino dove si era ritirata a pregare, sente gli spari e si prepara all’impensabile. Nel tempo vorticoso dell’attesa, risente le note struggenti dell’oud che il padre suonava la sera, i profumi prelibati della cucina di sua madre; rivive lo strappo di una sorella scappata di casa, l’amore per il fratellino Majid.

Tawfiq è un tunisino di mezza età, che da molti anni vive in Francia, insegna in un liceo parigino, è sposato con una francese. Dopo un'assenza di anni, torna a Tunisi per una visita alla famiglia di origine. È subito coinvolto nel vortice della vita del quartiere di al-Basatin: incontra Layla, un tempo sua fidanzata; è oggetto degli approcci di Na'ima, una vicina che tenta di sedurlo; chiacchiera al caffè con gli amici del fratello, assistendo alle discussioni tra filo-occidentali e fondamentalisti; è affrontato in moschea da un giovane fanatico, che non approva le visite dei non praticanti; è brutalmente interrogato dalla polizia, che lo ferma durante una passeggiata; ritrova un vecchio amico, che si lamenta della povertà della Tunisia.

Le tragedie dei rifugiati sradicati da molti paesi africani.

Il romanzo segue la storia di Thurayya, giovane saudita desiderosa di emanciparsi dalle modeste condizioni economiche della sua famiglia e per questo disposta a scendere a compromessi. Il suo percorso si intreccia con quello di Husayn, suo marito, profondamente egoista e arrivista, che utilizza Thurayya come strumento per fare carriera.

L'unica cosa che veramente le premeva era mantenere il segreto. Temeva che quel costante via vai in casa sua destasse qualche sospetto. Il numero delle studentesse era presto aumentato, le stanze del suo appartamento assomigliavano sempre più a delle aule scolastiche, affollate di giovani innamorate, che riempivano il corridoio di lacrime di dolore. Temendo lo scandalo, anche le ragazze esigevano la massima segretezza poiché il contrario avrebbe segnato inequivocabilmente la fine per tutte loro.

Salé, vicino a Rabat. Metà degli anni ’80. Un giovane adolescente, Abdellah, durante l’ora della siesta, è alla ricerca di un suo amico. Un gruppo di ragazzi lo aggredisce, lo insulta, tenta di violentarlo. Sta al gioco. Si sente morire. Scappa. Corre via da una società omofoba che vuole etichettarlo, lui che ha già conosciuto il desiderio omosessuale. Sarà la prima di quattro dolorose cadute in ognuna delle quali Abdellah si sentirà morire, piccole morti interiori, dalle quali ne uscirà più forte e consapevole di prima per correre verso il proprio sogno, diventare un regista. Corre via. È la sua unica forza, il suo unico modo per affrontare la violenza del suo Marocco e il turbinio di alcuni amori sbagliati.

Nahr è rinchiusa nel Cubo: tre metri quadrati di cemento armato levigato, privata di ogni riferimento di tempo, con i suoi sistemi di alternanza luce e buio che nulla hanno a che vedere con il giorno e la notte. Vanno a trovarla dei giornalisti, ma vanno via a mani vuote, perché Nahr non condividerà la sua storia con loro. Il mondo lì fuori chiama Nahr una terrorista e una puttana; alcuni forse la chiamerebbero una rivoluzionaria o un esempio. Ma la verità è che Narh è sempre stata molte cose e ha avuto molti nomi. Era una ragazza che ha imparato, presto e dolorosamente, che quando sei un cittadino di seconda classe l’amore è un solo tipo di disperazione; ha imparato, sopra ogni cosa, a sopravvivere.

Fino al 5 agosto 2020 si tiene la 17° edizione dell'Asian Film Festival presso la Casa del Cinema in Largo Marcello Mastroianni 1. E' il primo festival, in Italia, completamente dal vivo dopo l'emergenza Covid-19 e vede la partecipazione di grandi registi e giovani promesse, espressione delle più importanti cinematografie dell'estremo oriente: Filippine, Malesia, Cina, Giappone, Corea del Sud, Thailandia, Hong Kong, Vietnam. Le proiezioni sono distribuite tra le sale interne e l'arena di Villa Borghese.

L’Africa non è un continente facile. Tra dittatori, politiche opache, credenze e pratiche che lasciano esterrefatti, Lino Bordin – membro dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati – vive il suo lavoro con assoluta dedizione lasciando che i suoi meriti siano attribuiti ad altri e instaurando con colleghi e popolazione locale una vicinanza che gli varrà riconoscimenti molto più grandi. Oggi che il fenomeno dell’immigrazione è così attuale, poco conosciamo di come si vive in quelle terre e poco sappiamo di chi è impegnato ad arginare almeno fame, sete e malattie.

In occasione del lancio della nuova pubblicazione del Centro Studi AMIStaDeS L'orizzonte degli eventi. Quaderni geopolitici e analisi giuridiche (il cui primo numero è scaricabile gratuitamente a questo link), il centro studi invita alla presentazione il webinar Viaggio nell'Africa Subsahariana: tra le ragioni dell'instabilità. Il web talk si tiene mercoledì 29 luglio 2020 a partire dalle ore 18 sul canale Youtube del Centro studi, a cui sarà possibile accedere previa registrazione tramite Eventbrite o tramite il form di iscrizione. L'evento vedrà la partecipazione del Prof. Aldo Pigoli, docente di Storia delle Civiltà e delle Culture Politiche e di Storia dell'Africa Contemporanea dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano); e degli analisti del centro studi e autori del primo numero della pubblicazione: F. Adele Casale (Analista area Sahel e Africa Subasahariana), Luigi Limone (analista area flussi migratori) e Laura Santilli (analista area difesa e sicurezza). Modererà l'evento il Segretario Generale di AMIStaDeS, Claudia Candelmo.

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