Halide Edip Adivar

Halide Edip Adivar (Istanbul 1884-1964) fu la prima donna a diplomarsi al liceo americano di Istanbul agli inizi del Novecento. Sposatasi col suo professore di matematica e madre di due figli, divorziò quando scoprì che il marito voleva prendere una seconda moglie. Si dedicò con passione all’insegnamento e alla politica, avvicinandosi al movimento dei Giovani Turchi. Seguì nel cuore dell’Anatolia Mustafa Kemal Atatürk per combattere la Guerra d’Indipendenza, ma per dissensi politici con il grande leader si ritirò in esilio volontario insieme al secondo marito Adnan Adývar. Il romanzo La figlia di Istanbul (titolo originale Sinekli Bakkal, pubblicato nel 1925 sia in inglese, sia in turco) è il principale prodotto della sua attività di scrittrice nell’epoca dell’esilio, cui si affianca un lungo elenco di romanzi, saggi e opere autobiografiche. Tornata in Turchia alla morte di Atatürk, Halide Edip Adývar insegnò letteratura inglese all’università. Negli ultimi anni della sua vita fu deputata parlamentare, sentendosi però sempre in primo luogo una scrittrice e un’intellettuale.

Il romanzo narra la vita di un gruppo assai variegato di artisti: il pianista italo spagnolo Peregrini, la giovane cantante Rabia e l’attore di strada Tevfik. I personaggi sono inseriti in una rete fittissima di relazioni familiari e sociali, che vanno dal nonno di Rabia – il severo e avaro imam del quartiere, il primo ad accorgersi delle straordinarie qualità vocali della nipote e a volerle utilizzare per fare di lei una pia cantrice dei versetti del Corano – fino al potente Pascià, buono con i familiari e feroce con i nemici del Sultano, tra i quali un giorno scopre suo figlio Hilmi.

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