Giuseppe Acconcia

Corrispondente dal Cairo del Manifesto dal 2011 e ricercatore specializzato in Medio Oriente per le Università di Londra e Pavia, ha scritto anche per The Independent, Al Ahram weekly, Xinhua e Opendemocracy. È laureato in Economia politica all’Università Bocconi di Milano con tesi sul movimento riformista iraniano. Ha conseguito un Master in Middle Eastern Politics alla School of Oriental and African Studies (Soas) con tesi sul ruolo dei militari in politica in Medio oriente. Ha insegnato all’Università americana del Cairo, lavorato nella sezione Mediterraneo e Medio Oriente dell’Istituto affari internazionali e nella cooperazione euro-mediterranea. Ha pubblicato saggi tra gli altri con Il Mulino, The International Spectator, Ispi e Oil. È autore di “Egitto. Democrazia militare” (Exorma, 2014), “La primavera egiziana” (Infinito, 2012) e “Un inverno di due giorni” (Fara, 2007). Vincitore dei premi Castellano e Giornalisti del Mediterraneo 2013, ha scritto con i migranti di Apollo 11, realizzato il documentario radiofonico per Radio3Rai “Il Cairo dalle strade della rivoluzione” e collaborato alla drammaturgia di “Pictures from Gihan”dei Muta Imago.

Un reportage di grande attualità (aggiornato a settembre 2014). Uno sguardo dall’interno su tre anni di eventi rivoluzionari che hanno cambiato l’Egitto. Ben oltre la cronaca, il libro rivela l’immagine di un Paese che in poco tempo ha visto il movimento di piazza trasformarsi in un colpo di stato militare ed è alle prese oggi con una condizione di severo e completo controllo sociale e politico.
Il testo è accompagnato dalla prefazione di Sonallah Ibrahim, uno dei più importanti scrittori egiziani.

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Questo libro è il frutto di dieci anni di vita, di viaggi e ritorni in questo paese di Giuseppe Acconcia, uno dei più accreditati corrispondenti italiani dal Medio Oriente.
Il titolo del libro è un riferimento agli intrighi russi, statunitensi e britannici – paesi che hanno manipolato la Persia sin dall’Ottocento – riportati nel classico di Peter Hopkirk Il Grande gioco, ma è soprattutto una riflessione critica sul progetto dell’ex presidente Usa, George W. Bush, di Grande Medio Oriente.

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