Sabato 14 dicembre 2013 alle ore 21 presso Ygramul in via La Spezia 63 (S. Giovanni) si terrà lo spettacolo di danza classica indiana Odissi Arpana: un ricco e generoso dono dell'Orissa con Silvia Vona.
Lo spettacolo è strutturato secondo il repertorio tradizionale della danza Odissi spaziando da brani di danza pura, ritmica  a brani di danza espressiva,  che elaborano testi poetici o mitologici. Un viaggio attraverso i miti, immagini poetiche, gestualità, ritmo di questa danza di gioia, intensa di passione e amore, dove elementi femminili e maschili, danza pura e racconto, divino ed umano si uniscono per dare vita a quest'arte.

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Sabato 8 febbraio 2014 alle ore 21 presso Centro Altrevie, in via Caffaro 10 Rina Jana-Krittika Kolkata e la Scuola Kathak Italia presentano: Odissi & Kathak: tra divino e umano, una serata di danza classica indiana con Marina Campagna e Silvia Vona. Lo spettacolo nasce dall'incontro di due giovani artiste: Silvia Vona (allieva di Rina Jana formatasi sotto la guida del maestro Guru Kelucharan Mahapatra) e Marina Campagna (allieva di Rosella Fanelli, Lucknow gharana- Pt. Arjun Mishra) e vede come protagoniste due danze classiche indiane: L'Odissi e il Kathak.
L'Odissi, danza dell'Orissa nasce come danza devozionale nei templi dell'Orissa; il Kathak, danza del Nord dell'India, attinge alla cultura sia hindu che islamica. Si alterneranno brani di repertorio tradizionale delle due danze, in un percorso tra divino e umano, tra mito e poesia fino a giungere al suono cosmico dell'Om con il quale la danza si dissolve e si conclude nell'assoluto.

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Giovedì 14 gennaio 2016 alle 21 al Teatro Furio Camillo, via Camilla 44, si terrà lo spettacolo di danza classica indiana Odissi interpretato da Silvia Vona, dal titolo Sringara Pada Il passo dell’amore. Passi sonori e tintinnanti per arrivare a toccare lo spazio infinito e un’energia senza tempo. Create uno spazio senza limiti, un’atmosfera sensuale, ritmica, devozionale che culmina con il suono primordiale dell’Om con cui la danza si dissolve e si conclude nell’assoluto.

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Vede la morte in faccia, Ashoke Ganguli, una notte d'ottobre, in India, quando il treno deraglia, i vagoni si accartocciano in un lampo. Lo salva il racconto che sta leggendo nell'attimo dell'incidente: Gogol, Il cappotto. Al lume della lanterna, qualcuno scorge le pagine del libro sparse per i campi: il giovane che ne solleva, con le ultime forze, qualche foglio è ancora vivo. Grato allo scrittore russo, sette anni più tardi, in America, Ashoke Ganguli decide di chiamare Gogol il primogenito appena nato.

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Da Boston a New York, da Londra a Roma, dall'India alla Thailandia: scenari diversi per raccontare storie di esilio e di perdita, di amore, di maternità e di conflitti famigliari. Al centro, le gioie e i drammi quotidiani di giovani immigrati di origine indiana, le loro vite divise tra due paesi e due culture. Vite come quella di Ruma, giovane madre trasferitasi a Seattle con il figlio e subito alle prese con un segreto sconvolgente custodito dal suo stesso padre; o come quelle di Hema e Kaushik, una ragazza e un ragazzo le cui esistenze rincorrendosi tracciano un percorso condiviso che dall'infanzia li porterà fino alla maturità.

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Sgomento ed esuberanza, radicamento ed estraneità: i temi di Jhumpa Lahiri in questo libro raggiungono un vertice. La donna al centro della storia oscilla tra immobilità e movimento, tra la ricerca di identificazione con un luogo e il rifiuto, allo stesso tempo, di creare legami permanenti. La città in cui abita, e che la incanta, è lo sfondo vivo delle sue giornate, quasi un interlocutore privilegiato: i marciapiedi intorno a casa, i giardini, i ponti, le piazze, le strade, i negozi, i bar, la piscina che la accoglie e le stazioni che ogni tanto la portano più lontano, a trovare la madre, immersa in una solitudine senza rimedio dopo la morte precoce del padre.

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Sabato 25 novembre 2017 alle ore 18, presso la Libreria Pagina 2 - Ex-Orientalia, Via Cairoli 63, verrà presentato il libro Scrittori dalle Metropoli. Incontri a Pechino, Mumbai, Delhi e Singapore (Iacobelli, 2017). Sarà presente l'autore, Andrea Berrini. Modererà Simone Pieranni. Cinque autori, in quattro città simbolo del continente asiatico: Pechino, Mumbai, Delhi e Singapore.

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Giovedì 21 dicembre 2017 alle ore 16.30 presso il Museo "Luigi Pigorini", piazza Guglielmo Marconi 14, che, assieme ad altri 3 importanti musei nazionali fa ora parte del Museo delle civiltà, si inaugurerà Aperti per lavori, un'esposizione temporanea di oltre 650 oggetti, dall’Arabia alla Cina, dalla Turchia all’India, rappresentativi della grande varietà delle raccolte del Museo Giuseppe Tucci. Il Museo d'arte orientale di Roma, infatti, ha chiuso la sede storica di Palazzo Brancaccio per trasferirsi presso il Museo Pigorini ed aprire di nuovo al pubblico alla fine del 2019. Aperti per lavori è una mostra  temporanea destinata a crescere nel tempo: man mano che gli oggetti arriveranno all’Eur sarà arricchita, rendendo il pubblico partecipe di questo work in progress. Madrina dell'evento la nipote di Giuseppe Tucci, Gilda Maria Tucci.

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Protagonista del romanzo un bambino nato nel momento in cui arriva il monsone dopo un periodo di grande siccità, quindi destinato ad un grande avvenire.
Lo ritroviamo invece a venti anni impiegato in un ufficio postale dove sogna e legge la posta degli altri finchè un giorno decide di andare a vivere su un albero da dove vive dispensa “rivelazioni” all’intero villaggio; secondo Rushdie un libro creativo e di grande immaginazione.

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Tutto comincia con un vecchio giudice che vive in una dimora cadente di Kalimpong, alle falde dell'Himalaya orientale, col suo misero cuoco senza neppure un nome, e una cagnetta, Brac, che del giudice sembra l'unico amore. Ma questo terzetto in apparenza dimesso diventa, con l'arrivo della nipote del giudice, Sai, l'epicentro di un terremoto narrativo le cui onde si propagano in ogni direzione e raggiungono ogni latitudine: dalla New York degli anni Ottanta, dove il figlio del cuoco lavora in una sfilza di ristoranti mandando al padre notizie sempre più allarmanti sulla sua avventura americana, alla Cambridge d'anteguerra, dove il giudice ha frequentato l'università, all'Unione Sovietica, in cui si è interrotto il sogno astronautico del padre di Sai.

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