di Catalina Alexandra Tirnaru

L’aereo atterrava e io mi sentivo lo stomaco che saliva su per la gola…Non pensavo di avere così tanta paura… Fuggivo dal dolore verso una terra familiare, tuttavia sconosciuta. Forse il peggior male è stato lasciare mamma a una distanza così lontana, perché sono dovuta partire senza di lei, ma volevo fare io qualcosa per lei, da sola, in autonomia, volevo renderla felice. I miei nonni mi sono venuti a prendere in aeroporto, dato che era la prima
volta che li vedevo, per farsi riconoscere avevano scritto sopra una targhetta il mio nome ben in vista.

di Catalina Alexandra Tirnaru

L’aereo atterrava e io mi sentivo lo stomaco che saliva su per la gola…Non pensavo di avere così tanta paura… Fuggivo dal dolore verso una terra familiare, tuttavia sconosciuta. Forse il peggior male è stato lasciare mamma a una distanza così lontana, perché sono dovuta partire senza di lei, ma volevo fare io qualcosa per lei, da sola, in autonomia, volevo renderla felice. I miei nonni mi sono venuti a prendere in aeroporto, dato che era la prima
volta che li vedevo, per farsi riconoscere avevano scritto sopra una targhetta il mio nome ben in vista.

I primi mesi sono stati un incubo: vivere in una città dove non conoscevo nessuno, neanche la lingua, niente. Gente che mi prendeva in giro, che mi emarginava. Mi sentivo estranea al loro mondo, proprio io, che avrei naturalmente dovuto appartenervi! Volevo far parte di quella cultura e all’improvviso mi sono ritrovata sola,
davanti a un vicolo cieco.

Fin da piccola, mamma mi ha insegnato a trattare tutti allo stesso modo, a non giudicare le persone dal paese di provenienza o dal colore della pelle, ma poi ho capito che l’apertura verso gli altri non dipende solo dall’educazione ricevuta. Sono importanti anche gli amici, le esperienze vissute e il grado di sensibilità di ognuno.

Come quella volta a casa di Laura, una delle mie prime amiche: stavo seduta sul divano a guardare la tv, affascinata dalla lingua rumena che volevo capire, per me o forse per capire mia madre. Due ragazze che non conoscevo sono entrate nella stanza e si sono avvicinate. Dopo esserci presentate abbiamo cominciato a parlare. Io cercavo in tutti i modi di mettere insieme due o tre parole, ma il tentativo si è rivelato vano. Avendo saputo che venivo dall’Italia hanno cominciato a farmi tantissime domande alle quali io non sapevo neanche rispondere, ma capivo, dai loro modi, che facevano strane battute per farmi sentire “diversa”.

In quel momento ho capito che certe persone giudicano senza conoscere. Non ce la facevo ad entrare in quel mondo diverso da sola. Ma le difficoltà ci insegnano ad apprezzare quello che abbiamo. Dopo un anno sono
tornata in Italia e grazie a quella difficile esperienza ho imparato ancora di più a rispettare mia madre.

Non ho un bel ricordo di tutto ciò che è successo in quell’anno e forse era troppo presto per farcela da sola. Oggi spero che se un giorno tornerò a trovare i miei amici e i miei nonni materni riuscirò a parlare di questa
esperienza liberamente e completamente anche con loro.

Alexandra Catalina Tirnaru è nata a Bucarest (Romania) il 27 luglio 1996. Vive a Roma dove frequenta la II B Turistico dell'ITCS Sandro Pertini. Da grande vuole diventare hostess di volo.

Read 296 times Indietro Last modified on Thursday, 26 April 2012 17:24

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