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Nato a Teheran nel 1941, ma dal 1960 vive a Roma, dove ha studiato architettura e scienze politiche.
È stato per venti anni fra i quadri dirigenti della sinistra iraniana in esilio e ha partecipato all’opposizione iraniana al passato regime dello scià.
Ha cominciato l’attività giornalistica nel 1980, dopo la rivoluzione islamica, ed è esperto di politica mediorientale per il gruppo L'Espresso-Repubblica. Ha pubblicato saggi sul mondo iraniano e le biografie di Mohammad Mossadegh e dell’ayatollah Khomeini (Ed. Cei, 1974), Documenti di un dirottamento (Ed. Eri, 1988), sul caso dell’Achille Lauro e il romanzo La grande casa di Monirrieh (Feltrinelli, 2004), ambientato in Iran fra gli anni Trenta e il periodo del conflitto con l’Iraq.
Nel suo ultimo libro, L’estate è crudele (Feltrinelli, 2007), racconta la storia di un amore di Parviz e Maryam, nato e finito ai tempi della repressione in Iran.
Nato a Teheran 54 anni fa, da padre iraniano e madre italiana, dopo il diploma si trasferisce in Italia per continuare gli studi presso la facoltà di Scienze politiche all’Università di Perugia. In seguito si iscrive all’Università di Francoforte al corso di specializzazione di Psicologia dei mezzi di comunicazione di massa.
Dal 1977 lavora come giornalista professionista. In questi anni ha collaborato con i maggiori quotidiani e settimanali italiani, europei e nordamericani.
Per 21 anni è stato l’inviato di punta del settimanale spagnolo Tiempo. Attualmente lavora come esperto delle vicende iraniane e mediorientali presso l’agenzia Adnkronos International (Aki) di Roma.
Membro fondatore dell’associazione Iniziativa per la Libertà d’Espressione in Iran, Ahmad Rafat fa parte anche del comitato esecutivo di Information Safety and Freedom.
Traduttore di alcuni libri di Che Guevara in farsi, ha scritto nel 1991 una breve biografia di Saddam Hussein in spagnolo, e nel 1981 ha pubblicato, in diverse lingue, una raccolta delle fatwa emesse dall’Ayatollah Khomeini durante gli anni dell’esilio a Najaf. Ha curato il libro L’ultima primavera. La lotta per la libertà di informazion in Iran (2006), edito da Polistampa, in cui dodici dei più famosi giornalisti iraniani raccontano liberamente le proprie vicissitudini con la repressione e la censura nel proprio Paese.
Lo zoroastrismo è una religione praticata nella zona dell’attuale Iran da tempi ben più remoti rispetto all’introduzione dell’Islam.
Il suo fondatore, Zoroastro (Zarathustra), vive infatti in un periodo compreso tra il X e il VII-VI secolo a.C., anche se il suo messaggio verrà poi profondamente trasformato dalle generazioni successive. Risalire al messaggio originale è pressoché impossibile, in quanto non sono sopravvissute fonti scritte su quel periodo. Sappiamo comunque che fu la religione favorita delle due grandi dinastie dell’antica Persia, gli Achemenidi e i Sasanidi e che, con l’arrivo dell’Islam, molti zoroastriani emigrarono in India.
Lo zoroastrismo moderno si basa su alcuni principi chiave, quali l’uguaglianza sessuale, l’attenzione per l’ambiente, l’incitamento al lavoro e alla carità.
I suoi seguaci si trovano oggi in varie parti del mondo, dall’Iran, all’India, al Pakistan, fino ad arrivare a piccole comunità, sparse fra Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna e Australia. Anche in Italia, pur trattandosi di una presenza piuttosto esigua, non mancano associazioni di zoroastriani.

Dr. Daryush Bakhtiari
via Monserrato, 7
tel. e fax 06 6861575
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Published in Religione persiana
Il sufismo è un movimento religioso sorto attorno al IX secolo nell’ambito del mondo islamico.
Generalmente il sufismo è considerato la dimensione mistica dell’Islam. Si tratta di musulmani che rispettano le regole dell’Islam e si distinguono per l’attenzione che dedicano alla dimensione spirituale della loro vita.
Alcuni ricercatori affermano che il termine sufi derivi dalla parola ahl-suffa, “le persone della panca” riferendosi al gruppo di discepoli che insieme a Mohammad sedevano sulla panca per celebrare e lodare Dio. Altri precisano che sono stati chiamati sufi perché avevano l’abitudine di vestirsi di sûf (lana). Altri hanno concluso che derivi dalla parola safâ che significa purezza di cuore e di azioni.
Inizialmente condannato dalla teologia ufficiale, il sufismo venne riconosciuto a partire dal XII secolo e ancora oggi è molto praticato.
I sufi si caratterizzano, tra l’altro, per il culto dei santi, che possono essere grandi maestri del passato, ma anche personaggi estranei alla loro dottrina, compresi gli imam sciiti. Inoltre, praticano vari metodi di meditazione (tecniche respiratorie, ripetizione del nome o degli attributi di Dio), volti alla conoscenza di se stessi e alla purificazione dell’individuo. Nell’ambito del movimento, che non prevede un sistema dottrinale omogeneo, sono sorte delle confraternite, come quella dei Dervisci Mevlevi (dal persiano, darwish,“mendicante”), alcuni dei quali sono tradizionalmente itineranti, mentre altri vivono in monasteri e si dedicano alla preghiera e all’ascesi. Una loro pratica è la ormai nota danza dei Dervisci rotanti.

Maktab Tarighat Oveyssi Shahmaghsoudi School of Islamic Sufism
Scuola di sufismo
Questa è un’organizzazione didattico-religiosa che ha come fine ultimo l’insegnamento del sufismo.
Fra le attività, le lezioni del maestro Maktab Tarighat Oveyssi Shahamaghsoudi, che vengono trasmesse in diretta sul sito internet della scuola (giovedì alle 20, venerdì alle 19, sabato alle 18 e domenica alle 17) e l’organizzazione di laboratori Tamarkoz, pratica di meditazione sufi.
MTO si muove a livello mondiale su diversi fronti, dalla salute fisica e psicologica, alla formazione scolastica, fino ad arrivare all’editoria.
Presso la sede di Roma, si svolgono, oltre alle lezioni di sufismo, numerose attività culturali, fra cui lezioni di lingua persiana, di musica e di calligrafia. Inoltre, si organizzano serate di lettura di poesia e feste in occasione delle ricorrenze tradizionali come il norouz (capodanno).

via Ceresole Reale, 30
tel. 06 6246723 cell. 328 9560934
www.mtoshahmaghsoudi.org
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Published in Religione persiana
Le moschee islamiche presenti a Roma non sono molto frequentate dalla comunità iraniana. Segnaliamo solo la grande Moschea di Roma e il Centro islamico sciita.

Moschea di Roma
Centro Islamico Culturale d'Italia
Responsabile: Abdullah el Radwan
viale della Moschea, 85
tel. 06 8082167 06 8082258
fax 06 8079515

Centro islamico sciita
Associazione islamica
Presso il centro, 'è a disposizione degli interessati e dei ricercatori una biblioteca multilingue (con testi in italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo, arabo, persiano ed urdu).
Inoltre, vengono periodicamente organizzati corsi e lezioni su varie branche dell'Islam e vengono periodicamente realizzate le più importanti cerimonie e celebrazioni religiose islamiche.

Responsabile: Imam Mahdi
via Gualdo Tadino, 17
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Published in Religione persiana
Gruppo formato perlopiù da elementi italiani, che però abbraccia, con la sua musica, tutta l’area mediterranea e mediorientale.
Mishmash, termine mobile che in varie lingue racchiude diversi significati legati al concetto di “mescolanza”, propone infatti una versione molto originale e affascinante del complesso di suoni che abitano il Mediteranneo, il mondo medio-orientale e i paesi dell’ Est.
Gli spunti principali sono nel repertorio klezmer, la musica delle comunità ebraiche askhenazite, nelle romanze sefardite che abbracciano un territorio dalla Spagna alla Turchia, nei brani tradizionali di musica persiana e medio-orientale, nei brani originali e d’autore ispirati da queste stesse culture musicali, con scelte di arrangiamento e d’esecuzione che ricreano quel sapore “vagabondo” che da sempre caratterizzano questi repertori.
Il quartetto, che si esibisce regolarmente in numerosi festivals nelle principali città italiane e estere, partecipando anche a trasmissioni radiotelevisive, ha pubblicato gli album Delta (2000) e Parvanè (2003).
È composto da: Mohssen Kasirossafar, percussioni persiane; Bruno Zoia, contrabbasso; Marco Valabrega, violino e viola; Domenico Ascione, chitarre.

Mosshen Kasirossafar
tel. 06 5882484 cel. 328 8718746
www.myspace.com/mohssenkasirossafarmusic
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Bruno Zoia
www.brunozoia.com
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www.mishmashensemble.com
Guran è il nome di una piccola provincia situata all’interno del Kurdistan iraniano. È anche il nome della tribù kurda che la abita e che si riconosce nella cultura yarsan, nata da un’antica filosofia che sincretizza i culti pre-islamici, come quello mazdeo-zoroastriano del sole, con le pratiche mistico-estatiche proprie del sufismo.
La musica di Siamak è figlia della tradizione orale di questa zona dell’Iran, in cui sono radicati elementi culturali talmente forti da essere sopravvissuti all’ortodossia islamica sia sciita che sunnita. L’Iran è l’unico Stato dell’area a riconoscere l’identità curda, con la regione amministrativa del Kurdistan, forse anche perché questi, grazie al loro relativo isolamento, hanno potuto salvaguardare alcuni tratti dell’antichità e dell’identità persiana a cui essi stessi sono strettamente legati.
Siamak Khalili Guran è cresciuto all’interno di questa cultura musicale, a Khermanshah, dove la sua famiglia si è trasferita dalla città di Guran di cui è originaria. Ha studiato poi a Teheran con i maestri Samad Zaré, Massud Zanghené, Mohammad Alì Malmir e Arshad Tahmasbi.
Siamak canta compostamente al mondo queste tradizioni, affidate ad eleganti e reiterati fraseggi di liuti come il tambur il târ e il setâr, al cantato dallo yodel rapido e fortemente melismatico detto huré.
Il gruppo è composto da: Siamak Guran (Iran): voce, tambur, setâr, târ, daff; Lorenzo Bagnoli (Italia): zarb, daff; Paolo Modugno (Italia): daff, dairé, dohol; Sabina Tržan (Slovenia): daff.

Oasistudio
via Giovanni Betolo, 39
tel. 06 86904148
www.oasistudio.it
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Navâ è  il nome di uno dei sette modi principali della musica persiana e in lingua farsi significa “suono”.
Dai sette modi principali, ne derivano altri cinque, che creano nell’esperienza dell’ascolto, ognuno di essi, uno stato d’animo particolare. In farsi tali modi musicali sono chiamati dastgâh.
Come in altri paesi, anche in Iran coesistono importanti tradizioni musicali locali, legate strettamente alle varie etnie che compongono il grande puzzle iraniano (persiani, turchi-azeri, kurdi, armeni, baluci, turkmeni, arabi, ecc). Esiste poi una “musica d’arte“ nazionale, nata nelle corti delle grandi città, che si è sviluppata nel corso dei secoli assimilando nel proprio seno e rielaborando tutti gli influssi “etnici” dell’area d'influenza persiana, arrivando a costituire una vera e propria tradizione classica complessa: il radif.  Il radif a sua volta ha finito per influenzare le musiche locali, arricchendole di nuove sonorità e tecniche esecutive. In questo contesto, a metà strada tra la tradizione classica e quella delle musiche popolari iraniche, si situa il lavoro dell’ensemble Navà, con particolare attenzione al repertorio del tasnif, brevi poemi musicati.

I timbri strumentali, a volte brillanti a volte nasali, le melodie vocali, riccamente fiorite, eseguite all’unisono con gli strumenti o in melismatici contrappunti, le ritmiche spesso asimmetriche conferiscono alla musica di Navà quell’atmosfera tipicamente persiana, unica nel contesto delle musiche orientali. Il canto utilizza la voce indifferentemente sia per produrre fonemi, come fosse uno strumento musicale, sia per veicolare le poesie persiane, usando le tecniche tradizionali (tahrir).

I componenti del gruppo al completo sono:
Pejman Tadayon: târ, setâr, oud, robab, voce
Reza Mohsenipur Samii: târ
Hamid Mohsenipur Samii: tombak
Martina Pelosi: voce
Paolo Modugno: daf, dayereh, dohol
Shideh Fazaee: daf

contatti:
Pejman Tadayon: +39 339 81 20 101 – This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it
Martina Pelosi: +39 347 754 91 39 - This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it
Paolo Modugno: +39 06 8690 4148 - This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it

http://mymondomix.com/pejmantadayon/navaensemble
http://www.myspace.com/navaira

 

Lingua e traduzione persiana
docente: prof.ssa Paola Orsatti
lettore: dott. Changiz Davarpenah
Il corso intende fornire agli studenti una buona conoscenza del neopersiano contemporaneo d’Iran (farsi), nelle due varietà letteraria e colloquiale.
I corsi sono affiancati da esercitazioni di lettura, scrittura e conversazione, svolte dal lettore di lingua madre.
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Storia della lingua persiana
Docente: prof.ssa Paola Orsatti
Il corso vuole essere un approfondimento delle conoscenze linguistiche sul neopersiano. Si sofferma, fra l’altre, sulla lingua colloquiale informale d’Iran o tehranese, sulla terminologia scientifico-letteraria o persiano commerciale e, per gli studenti di Laurea specialistica, sul persiano antico.
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studio 2 (dipartimento Studi Orientali)
via Principe Amedeo 182/b
tel 06 4991 3090
w3.uniroma1.it/studiorientali


Facoltà di Lettere e Filosofia
Lingua e letteratura persiana
docente: prof. Mario Casari
Nell’ambito del corso di laurea in Storia e civiltà dell’Oriente e del Mediterraneo, è stato attivato un corso di lingua persiana sia per la laurea di base, che per la specialistica.

aula docenti Facoltà di Studi Orientali
via Principe Amedeo 182/b
tel 06 49913090
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http://w3.uniroma1.it/studiorientali
Nasce nel 1995 dalla fusione dell’IsMEO Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente con l’Istituto Italo-Africano.
Opera nel campo della promozione culturale, cercando di dare un contributo alla conoscenza dei vari aspetti (storici, linguistici, artistici, culturali, religiosi) delle civiltà affermatesi nel corso dei millenni nei paesi dell’Africa e dell’Oriente.
Per quanto riguarda l’area iranica, presso la biblioteca dell’IsIAO è possibile reperire opere di argomento storico, filosofico, letterario, archeologico, storico-religioso e filologico-linguistico dedicate alle civiltà dell’Iran.
Sono inoltre attivi corsi annuali e triennali di lingua e di cultura persiana, al termine dei quali viene rilasciato un diploma legalmente riconosciuto.

via Ulisse Aldrovandi, 16
tel 06 328551
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www.isiao.it

sede dei corsi: Istituto Santa Maria
viale Manzoni, 5
tel 06 70033789
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