Filippine

di Nely Z. Tang
(sociologa, coordinatrice dell'associazione for Filipino migrant workers - Italia)

Secondo le ultime stime, la comunità filippina occupa il sesto posto tra le comunità più numerose in Italia e il secondo posto a Roma e provincia con un totale di 42.516 presenze (dati al 31 dicembre 2014 dell'Osservatorio Romano sulle Migrazioni 2016 - Undicesimo Rapporto a cura di Centro Studi e Ricerche Idos (elaborazione su dati Istat).


L’immigrazione filippina in Italia iniziò nella prima metà degli anni settanta, quando entrò in vigore un accordo tra il governo italiano e quello filippino per l’ammissione in Italia di collaboratrici familiari.
Quelle prime poche filippine arrivate in quegli anni avevano una vita molto circoscritta: lavoravano come colf a tempo pieno e la loro vita sociale era limitata alla casa dove lavoravano, ai supermercati che frequentavano e ai parchi dove portavano i bambini a cui badavano.
Man mano che negli anni ottanta sono arrivati gli altri filippini, molti arrivati per turismo ma rimasti poi a lavorare, è cambiato anche il loro modo di vivere.

Durante il loro giorno di riposo hanno cominciato a uscire per incontrare i loro connazionali, hanno cominciato a frequentare i parchi non più solo per lavoro ma anche per svago e le chiese sono diventate un loro posto di ritrovo.
Si sono formati vari gruppi di aggregazione e, avendo iniziato anche a rivendicare i loro diritti, hanno dato vita a diverse organizzazioni che li rappresentano.
Se prima la comunità filippina era costituita prevalentemente da donne (il 95%), con la legge Martelli (legge n. 39 del 1990) che permetteva il ricongiungimento familiare, la popolazione maschile è aumentata fino a raggiungere (nel 2006) una quota pari al 30% ma, certo, senza superare quella femminile.  
Con l’incremento della popolazione maschile è aumentato anche il numero dei bambini nati o giunti qui attraverso l’istituto del ricongiungimento familiare.
Con la famiglia riunificata i filippini hanno cominciato ad avere il coraggio di tenere con sé i figli, e con il passare degli anni anche chi non aveva famiglia ha cominciato a costituire un proprio nucleo familiare.
La presenza dei bambini ha quindi prodotto un ulteriore cambiamento nello stile di vita della famiglia.
Innanzitutto è sorta l’esigenza di una casa separata dal posto di lavoro.
Poi sono emersi i particolari bisogni dei figli a cui la comunità ha saputo o almeno cercato di rispondere: per esempio dei centri diurni per loro mentre i genitori lavorano o quando le scuole sono chiuse.