Filippine

di Nely Z. Tang
(sociologa, coordinatrice dell'associazione for Filipino migrant workers - Italia)

Secondo le ultime stime, la comunità filippina occupa il sesto posto tra le comunità residenti più numerose in Italia e il secondo posto a Roma e provincia con un totale di 43.005 presenze (Fonte: dati dell'Osservatorio Romano sulle Migrazioni 2017 - Dodicesimo Rapporto a cura di Centro Studi e Ricerche Idos (elaborazione su dati Istat) al 31 dicembre 2015


L’immigrazione filippina in Italia iniziò nella prima metà degli anni settanta, quando entrò in vigore un accordo tra il governo italiano e quello filippino per l’ammissione in Italia di collaboratrici familiari.
Quelle prime poche filippine arrivate in quegli anni avevano una vita molto circoscritta: lavoravano come colf a tempo pieno e la loro vita sociale era limitata alla casa dove lavoravano, ai supermercati che frequentavano e ai parchi dove portavano i bambini a cui badavano.
Man mano che negli anni ottanta sono arrivati gli altri filippini, molti arrivati per turismo ma rimasti poi a lavorare, è cambiato anche il loro modo di vivere.

Durante il loro giorno di riposo hanno cominciato a uscire per incontrare i loro connazionali, hanno cominciato a frequentare i parchi non più solo per lavoro ma anche per svago e le chiese sono diventate un loro posto di ritrovo.
Si sono formati vari gruppi di aggregazione e, avendo iniziato anche a rivendicare i loro diritti, hanno dato vita a diverse organizzazioni che li rappresentano.
Se prima la comunità filippina era costituita prevalentemente da donne (il 95%), con la legge Martelli (legge n. 39 del 1990) che permetteva il ricongiungimento familiare, la popolazione maschile è aumentata fino a raggiungere (nel 2006) una quota pari al 30% ma, certo, senza superare quella femminile.  
Con l’incremento della popolazione maschile è aumentato anche il numero dei bambini nati o giunti qui attraverso l’istituto del ricongiungimento familiare.
Con la famiglia riunificata i filippini hanno cominciato ad avere il coraggio di tenere con sé i figli, e con il passare degli anni anche chi non aveva famiglia ha cominciato a costituire un proprio nucleo familiare.
La presenza dei bambini ha quindi prodotto un ulteriore cambiamento nello stile di vita della famiglia.
Innanzitutto è sorta l’esigenza di una casa separata dal posto di lavoro.
Poi sono emersi i particolari bisogni dei figli a cui la comunità ha saputo o almeno cercato di rispondere: per esempio dei centri diurni per loro mentre i genitori lavorano o quando le scuole sono chiuse.