Letteratura giapponese

I romanzi giapponesi proposti da Maria Teresa Orsi (Facoltà di Studi orientali - Università degli Studi di Roma "La Sapienza")

Volendo rispettare un percorso cronologico, per iniziare, vorrei segnalare un’opera, da poco tradotta in italiano, di Natsume Søseki, scrittore fra i più rappresentativi dei primi anni del Novecento, capace come pochi di descrivere, attraverso i suoi personaggi, il difficile cammino intrapreso dal Giappone al momento della scelta di "aprirsi all’Occidente". Io sono un gatto (questo il titolo del lungo romanzo, ed. Neri Pozza) è l’opera che ha segnato l’ingresso dello scrittore nel mondo della letteratura, ed in essa la voce dell’io narrante – un gatto filosofo, sentenzioso e un po’ cinico – segue passo passo le vicende che coinvolgono il suo padrone e i suoi amici, articolando un discorso dove si contrappongono un piacevole umorismo e una critica già amara verso la superficialità e i compromessi della società che descrive, secondo una visione pessimistica della vita e dei rapporti umani, che nelle opere successive dello scrittore diventerà motivo dominante e disperato.
Contemporaneo di Soseki e, come lui, considerato uno dei pilastri della letteratura di inizio secolo, Mori Ogai viene riproposto attraverso la traduzione della cosiddetta Trilogia romantica ( di prossima pubblicazione, ed. Go book) , tre racconti ambientati nella Germania di fine Ottocento, tre storie d’amore e morte, dove lo scrittore riesce a fondere i canoni di una interpretazione romantica e appassionata della vita e dell’arte con il pacato e apollineo equilibrio della sua personale visione del mondo.
Impossibile ignorare le opere di Tanizaki Jun’ichirø e Mishima Yukio che, insieme al premio Nobel 1968, Kawabata Yasunari, rappresentano le voci più legate alla tradizione classica e meno "globalizzate" della letteratura moderna giapponese. Del primo vorrei ricordare Yoshino (Marsilio) un breve romanzo che sembra racchiudere la quintessenza dell’arte e dell’estetica di Tanizaki, la nostalgia per il passato, le reminiscenze del mondo classico, il gusto per la fiaba e la leggenda, il fascino della storia, e – come sempre – l’esaltazione della bellezza e del fascino femminili. Alcune delle opere più importanti di Mishima vengono ora riproposte nei due volumi della collana I Meridiani (Mondadori), che non solo presentano alcuni fra i capolavori dell’autore per la prima volta in una traduzione condotta direttamente sull’originale giapponese (valga per tutti Confessioni di una maschera), ma anche opere mai tradotte finora in italiano, dal voluminoso e ambizioso La casa di Kiyoko , manifesto della visione nichilista dell’autore, del suo procedere letterario fra eros e morte, fino al breve La morte di Radiguet, un autentico, splendido pezzo di bravura, dedicato allo scrittore francese scomparso in giovanissima età, che pur inserendosi appieno nello spirito "dionisiaco" della poetica di Mishima, evita ogni velleità didattica e ogni tono esasperato per risolversi in immagini di inquietante e coinvolgente bellezza.

Il panorama del Novecento si arricchisce in maniera sempre più sostanziosa della presenza di scrittrici, giovani e meno giovani, agguerrite e sofisticate, che non è possibile ignorare: Enchi Fumiko con il suo Maschere di donna (Marsilio) trasferisce in un contesto moderno uno dei grandi temi della letteratura classica: la forza distruttrice della gelosia e del risentimento femminile. Attraverso le sue protagoniste, il romanzo opera progressivamente una scissione rispetto all’immagine convenzionale, ancorché idealizzata da una certa letteratura di maniera, di una donna tenace, paziente, capace di soffocare umiliazioni sotto una maschera di pacata armonia, e presenta un personaggio in grado di gestire un potere oscuro che le permette di operare allo stesso tempo una vendetta nei confronti del marito e della società patriarcale e una riaffermazione del proprio potere.
Su un altro versante Tsushima Yuko, autrice anch’essa di romanzi dominati da personaggi femminili contradditori e complessi, presenta, con Il figlio della fortuna (Giunti), una prima elaborazione dei temi che le stanno più a cuore, dal significato che può avere oggi la famiglia, fin al ruolo e ai problemi di una donna che rifiuti di vivere adeguandosi ai modelli più convenzionalmente accettati.

Tra le ultime generazioni emerse sulla scena letteraria, oltre ai sempreverdi Murakami Haruki e Yoshimoto Banana, vale forse la pena di ricordare qualche nome di giovane o giovanissimo: è difficile prevedere quanto gli anni futuri confermeranno il loro attuale successo in Giappone o in altri paesi, ma resta il fatto che, nel bene e nel male, il loro clamoroso ingresso nel mondo letterario ha attirato l’attenzione di critici e lettori. Così un certo interesse può risvegliare Serpenti e piercing (Fazi Editore) di Kanehara Hitomi, subito proclamata "l’icona della cultura underground giapponese", anche se in questo racconto la predilezione per situazioni eccentriche, grottesche o anormali, che trova la sua proiezione fisica nei piercing e nei tatuaggi di cui si compiacciono i giovani protagonisti, fa nascere il sospetto di una corsa alla trasgressione molto ben orchestrata e attenta alle possibili ricadute sul piano commerciale.
Molto più originale, a mio parere, si presenta invece Install di Wataya Risa, che pur ruotando attorno ad un argomento dai risvolti inquietanti, come quello di un mondo adolescenziale che rifiuta la scuola per trovare spazio nella realtà virtuale di un computer, si fa leggere tutto d’un fiato.
Infine, come puro oggetto di curiosità, si può segnalare Train man ( ed. Isbn Edizioni) che ha come "protagonista" un giovane otaku, termine che nella sua valenza più semplicistica indica un ragazzo per cui l’universo dei fumetti, del computer e dei videogiochi ha sostituito ogni rapporto con il mondo reale; concretamente, tuttavia, i veri protagonisti del racconto sono i messaggi di posta elettronica che il ragazzo manda in rete nel tentativo di ritrovare una sconosciuta che ha per caso incontrato in treno, ottenendo una valanga di risposte da parte delle più diverse persone, prodighe di incoraggiamenti e consigli. Nato, con ogni probabilità, da messaggi di posta elettronica realmente inviati ad un forum giapponese e curato da un autore o da un gruppo di autori che si nascondono sotto lo pseudonimo di Nakano Hitori, il libro è costellato da simboli e disegni ASCII, usati nei messaggi via internet, e scritto in un linguaggio altrettanto "telematico".