Fondata oltre un secolo e mezzo fa, la Fede Bahá’í si è diffusa in tutto il globo. Appartenenti alla Fede Bahá’í vivono in oltre 100.000 località e provengono da ogni nazione, gruppo etnico, cultura, professione, e classe sociale ed economica. I bahá’í credono che la sfida che l’umanità deve affrontare oggi sia quella di riconquistare la dimensione interiore dell’individuo e di costruire una nuova dimensione sociale capace di produrre e mantenere uno stato continuo di vera pace e progresso individuale e sociale.
Il fondatore della Fede Bahá’í, Baha’u’llah (1817-1892), è considerato dai baha’i l’Inviato di Dio per la nostra epoca, il più recente di una serie di Messaggeri divini che risale alla preistoria e proseguirà nel futuro.
La religione Baha’i è nata in Iran nel 1844. Nel mondo i suoi seguaci sono oltre 6 milioni, è la seconda religione al mondo per distribuzione geografica. Non vi è clero. L’amministrazione è costituita da organismi
eletti a livello locale, nazionale e internazionale.
La comunità è rappresentata presso l'ONU dalla Bahá’í International Community (www.bic.org)
I baha’i in Iran sono circa 300.000 e rappresentano una minoranza religiosa molto numerosa.
Alcuni principi della Fede Baha’i sono i seguenti:
Unità della razza umana;
Unità delle religioni;
Armonia tra scienza e religione;
Condanna di ogni pregiudizio;
Abolizione degli estremi di povertà e ricchezza;
Parità dei diritti dell’uomo e della donna;
Istruzione obbligatoria universale;
Istituzione di un tribunale mondiale;
Adozione di una lingua universale ausiliaria.
A Roma c’è una comunità di circa 100 baha’i, molti di origine iraniana.
Assemblea Spirituale Nazionale dei Bahá’í d'Italia
via Stoppani, 10
tel. 06 8079647 - fax 06 8070184
Diretto da Marialuisa Sales, membro del Consiglio Internazionale della Danza (C.I.D.) dell'UNESCO, l'Ensemble si presenta con un preciso repertorio ottocentesco con musica dal vivo. E' composto dalla danzatrice-attrice Lucienne Musa, dalle ballerine Grazia Gentili, Carlotta Menna e Cristina Di Venanzio ed annovera collaborazioni occasionali con altri professionisti.
http://danzaclassicapersiana.blogspot.com/
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Leyla Vahedi è una giovane artista italo-iraniana. Sin da piccolissima sperimenta la pittura nello studio del padre pittore. Al liceo si dedica al collage e organizza mostre e laboratori nell'ambito della Giornata dell'arte studentesca. Laureata in filosofia, negli anni dell'università si avvicina alla pittura a olio e all'incisione. Ha studiato e continua a studiare incisione, anatomia artistica e disegno dal vero presso la Scuola di arti e mestieri S. Giacomo di Roma e in privato.
Nato a Teheran nel 1947, Hassan Vahedi si è diplomato in pittura e scultura alla locale Accademia di belle arti. Ha partecipato insieme a letterati ed artisti del suo Paese al gruppo Talere Iran. Giunto in Italia alla fine del 1974, ha studiato pittura con Montanarini e Trotti e scultura con Fazzini e Greco all'Accademia di belle arti di Roma. Risiede e lavora a Roma, dove ha partecipato a numerose mostre collettive e personali in Italia ed all'estero.
È stato per venti anni fra i quadri dirigenti della sinistra iraniana in esilio e ha partecipato all’opposizione iraniana al passato regime dello scià.
Ha cominciato l’attività giornalistica nel 1980, dopo la rivoluzione islamica, ed è esperto di politica mediorientale per il gruppo L'Espresso-Repubblica. Ha pubblicato saggi sul mondo iraniano e le biografie di Mohammad Mossadegh e dell’ayatollah Khomeini (Ed. Cei, 1974), Documenti di un dirottamento (Ed. Eri, 1988), sul caso dell’Achille Lauro e il romanzo La grande casa di Monirrieh (Feltrinelli, 2004), ambientato in Iran fra gli anni Trenta e il periodo del conflitto con l’Iraq.
Nel suo ultimo libro, L’estate è crudele (Feltrinelli, 2007), racconta la storia di un amore di Parviz e Maryam, nato e finito ai tempi della repressione in Iran.
Dal 1977 lavora come giornalista professionista. In questi anni ha collaborato con i maggiori quotidiani e settimanali italiani, europei e nordamericani.
Per 21 anni è stato l’inviato di punta del settimanale spagnolo Tiempo. Attualmente lavora come esperto delle vicende iraniane e mediorientali presso l’agenzia Adnkronos International (Aki) di Roma.
Membro fondatore dell’associazione Iniziativa per la Libertà d’Espressione in Iran, Ahmad Rafat fa parte anche del comitato esecutivo di Information Safety and Freedom.
Traduttore di alcuni libri di Che Guevara in farsi, ha scritto nel 1991 una breve biografia di Saddam Hussein in spagnolo, e nel 1981 ha pubblicato, in diverse lingue, una raccolta delle fatwa emesse dall’Ayatollah Khomeini durante gli anni dell’esilio a Najaf. Ha curato il libro L’ultima primavera. La lotta per la libertà di informazion in Iran (2006), edito da Polistampa, in cui dodici dei più famosi giornalisti iraniani raccontano liberamente le proprie vicissitudini con la repressione e la censura nel proprio Paese.
Il suo fondatore, Zoroastro (Zarathustra), vive infatti in un periodo compreso tra il X e il VII-VI secolo a.C., anche se il suo messaggio verrà poi profondamente trasformato dalle generazioni successive. Risalire al messaggio originale è pressoché impossibile, in quanto non sono sopravvissute fonti scritte su quel periodo. Sappiamo comunque che fu la religione favorita delle due grandi dinastie dell’antica Persia, gli Achemenidi e i Sasanidi e che, con l’arrivo dell’Islam, molti zoroastriani emigrarono in India.
Lo zoroastrismo moderno si basa su alcuni principi chiave, quali l’uguaglianza sessuale, l’attenzione per l’ambiente, l’incitamento al lavoro e alla carità.
I suoi seguaci si trovano oggi in varie parti del mondo, dall’Iran, all’India, al Pakistan, fino ad arrivare a piccole comunità, sparse fra Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna e Australia. Anche in Italia, pur trattandosi di una presenza piuttosto esigua, non mancano associazioni di zoroastriani.
Dr. Daryush Bakhtiari
via Monserrato, 7
tel. e fax 06 6861575
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Generalmente il sufismo è considerato la dimensione mistica dell’Islam. Si tratta di musulmani che rispettano le regole dell’Islam e si distinguono per l’attenzione che dedicano alla dimensione spirituale della loro vita.
Alcuni ricercatori affermano che il termine sufi derivi dalla parola ahl-suffa, “le persone della panca” riferendosi al gruppo di discepoli che insieme a Mohammad sedevano sulla panca per celebrare e lodare Dio. Altri precisano che sono stati chiamati sufi perché avevano l’abitudine di vestirsi di sûf (lana). Altri hanno concluso che derivi dalla parola safâ che significa purezza di cuore e di azioni.
Inizialmente condannato dalla teologia ufficiale, il sufismo venne riconosciuto a partire dal XII secolo e ancora oggi è molto praticato.
I sufi si caratterizzano, tra l’altro, per il culto dei santi, che possono essere grandi maestri del passato, ma anche personaggi estranei alla loro dottrina, compresi gli imam sciiti. Inoltre, praticano vari metodi di meditazione (tecniche respiratorie, ripetizione del nome o degli attributi di Dio), volti alla conoscenza di se stessi e alla purificazione dell’individuo. Nell’ambito del movimento, che non prevede un sistema dottrinale omogeneo, sono sorte delle confraternite, come quella dei Dervisci Mevlevi (dal persiano, darwish,“mendicante”), alcuni dei quali sono tradizionalmente itineranti, mentre altri vivono in monasteri e si dedicano alla preghiera e all’ascesi. Una loro pratica è la ormai nota danza dei Dervisci rotanti.
Maktab Tarighat Oveyssi Shahmaghsoudi School of Islamic Sufism
Scuola di sufismo
Questa è un’organizzazione didattico-religiosa che ha come fine ultimo l’insegnamento del sufismo.
Fra le attività, le lezioni del maestro Maktab Tarighat Oveyssi Shahamaghsoudi, che vengono trasmesse in diretta sul sito internet della scuola (giovedì alle 20, venerdì alle 19, sabato alle 18 e domenica alle 17) e l’organizzazione di laboratori Tamarkoz, pratica di meditazione sufi.
MTO si muove a livello mondiale su diversi fronti, dalla salute fisica e psicologica, alla formazione scolastica, fino ad arrivare all’editoria.
Presso la sede di Roma, si svolgono, oltre alle lezioni di sufismo, numerose attività culturali, fra cui lezioni di lingua persiana, di musica e di calligrafia. Inoltre, si organizzano serate di lettura di poesia e feste in occasione delle ricorrenze tradizionali come il norouz (capodanno).
via Valle Della Storta n.90/B interno3
tel. 06 30895156 fax 06 30895156
www.mtoshahmaghsoudi.org
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