Mercoledì 6 novembre 2019 dalle 18.30 al CSOA La Strada in Via Francesco Passino, 24 è prevista la proiezione di Yallah Yallah - Fútbol, Pasiòn y Lucha e incontro e dibattito con il regista Cristian Pirovano. A seguire aperitivo a sostegno del Gaza FREEstyle Festival e di Aida Camp.

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Giovedì 19 dicembre 2019 dalle ore 17.30 alle 21 a Matemù in Via Vittorio Amedeo II, 14, è prevista una serata di festa a sostegno del progetto di scambio e formazione del “Centro italiano di scambi culturali – Vik” , a cura dell’Associazione Amici della Mezza Luna Rossa Palestinese e della Comunità palestinese di Roma e del Lazio. In programma incursioni di giocoleria e presentazione del progetto e a seguire cena circense palestinese.

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Mia cugina Condoleezza e altri racconti è una raccolta di undici racconti brevi che oscillano tra il grottesco e il sarcastico, nei quali Mahmud Shukair dipinge i dettagli di un quadro al cui centro emergono personaggi quasi caricaturali di un microcosmo isolato e assediato, ma che, per l’apparire di personalità di fama internazionale usate come pretesto narrativo, assume una dimensione globale. Seppur divertiti dal registro ironico della narrazione, ci si ritrova davanti alla presenza costante e ineludibile dei soldati israeliani, all’immagine ricorrente delle code ai checkpoint e alle traiettorie che il muro d’apartheid obbliga a percorrere.

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In una discoteca sulla costa israeliana un giovane palestinese scorge un tatuaggio a forma di scorpione sulla schiena di una turista francese con la quale trascorre la notte. La ragazza non gli invierà più alcuna notizia, sarà invece il piccolo scorpione a prendere vita e ad apparirgli spesso in sogno nel tenace quanto fallimentare tentativo di arrampicarsi su di uno specchio dal quale scivolerà grondante di sudore. Lo scorpione diventa la metafora della condizione di impotenza e di mancanza vissuta dai Palestinesi.

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Le storie, le loro illustrazioni, il bosco di storie in cui i bambini ci invitano a passeggiare insieme a loro sono riusciti nell'intento desiderato: somiglianze e diversità emergono e nutrono il lettore con i loro profumi e sapori. Quanto all'amicizia - rubo le parole a Linguacciuto - «bisogna avere pazienza, ci vuole tempo, tutto il tempo che ci vorrà», ma il seme è messo e crescerà. Tra i due mondi - i bambini palestinesi del campo profughi di Burj al Shemali in Libano e i bambini romani di Primavalle a Roma divisi da distanze geografiche e linguistiche - prima ignari l'uno dell'altro, tanto diversi tra loro, ora c'è solo il mare. Niente frontiere, niente pregiudizi, nessuna paura. Sono insieme i bambini, compagni di viaggio uguali e diversi, ricchezza del mondo perché, come dice Eduardo Galeano, «Siamo fatti di atomi e di storie».

Pubblicato in Simonetta Lambertini

Romanzo illustrato delle primavere arabe. I pochi anni che ci separano dalle ‘Primavere arabe’ sono stati riempiti dalla perdita delle illusioni: forse perciò sono divenute oggetto di sintesi letterarie di cui questo libro è un esempio. L'opera della palestinese Samia Atout è costituita soprattutto da racconti che si distinguono per il loro carattere sperimentale. Una sperimentalità riscontrabile anche in questo romanzo.

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Alla Casa del Cinema, largo Marcello Mastroianni, l’omaggio al grande scrittore palestinese Edward Said nella serata di venerdì 7 settembre 2018 alle ore 21. Uno spettacolo di suoni, immagini, letture, danze con Jussur Project e le foto di Fatima Abbadi.

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Pallidi segni di quiete raccoglie i più bei racconti di Adania Shibli, la giovane scrittrice palestinese. La narratrice conferma nei racconti il suo grande talento, aggredendo la pagina con una secchezza descrittiva che turba e affascina. Calando l’asciutta enunciazione di minuti fatti quotidiani in un’atmosfera oscillante tra stupore e sgomento, Adania Shibli consegna al lettore un mondo drammaticamente incomprensibile. Da Senza rami a Necrologio di un bravo professore del quartiere armeno a Pallidi segni di quiete, che dà il titolo alla raccolta, è un incessante succedersi di finestre che si spalancano su un universo bello e terribile, fissato da occhi inermi e spietati.

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La protagonista, una ragazzina senza nome, incarna in modo esemplare sia la seconda generazione dell'Intifada che le ultime tendenze della narrativa dei Territori occupati: sulla pagina bianca, prima che il fragore dell'epica bisogna riversare l'arte di sopravvivere.

Pubblicato in Adania Shibli

Ambientato a Gaza dagli anni Ottanta ai nostri giorni, il romanzo di Ahmed Madoud racconta l’affannosa ricerca da parte di Omar Ouda del padre Mustafa, scomparso una notte dalla casa di famiglia. Cosa è successo? E’ stato rapito dalle forze di occupazione israeliane o è una vittima delle lotte intestine tra gruppi palestinesi rivali? Oppure partito improvvisamente per motivi familiari? Con la sua ricerca, in cui è sostenuto dal fedele amico Ahmed, Omar attira però l’attenzione delle forze militari israeliane che lo costringono a scegliere tra la sua famiglia e la comunità, e a prendere decisioni che nessun ragazzino dovrebbe mai trovarsi a considerare.

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