Giorgia DM
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Biblioteche di Roma ha patrocinato due premi internazionali di traduzione di poesia dall’italiano allo spagnolo e dall’italiano all’arabo da assegnare alle migliore versione di due poesie in lingua italiana - (una di un poeta italiano e l'altra di un poeta svizzero in lingua italiana): Gli ireos gialli di Luciano Erba e La carta delle arance di Pietro De Marchi. Biblioteche di Roma offrirà ai vincitori una settimana di residenza a Roma presso la Casa delle Traduzioni.
È aperto fino al 10 settembre 2020 il bando per la terza edizione del Premio internazionale di traduzione di poesie dall'italiano allo spagnolo M'illumino / d'immenso, organizzato dall'Istituto Italiano di Cultura di Città del Messico, l'Ambasciata Svizzera in Messico e il Laboratorio Traduxit. Saranno assegnati 10.000 pesos messicani e altri premi alla migliore versione spagnola delle due poesie in lingua italiana. Qui il bando

Fino al 15 settembre 2020 alle ore 18 presso la Galleria d'Arte dell'Accademia di Romania in Roma in viale delle Belle Arti, 110 è possibile visitare la mostra d'arte contemporanea - Io sono di Alexandra Oancea. Durante la mostra, che si svolgerà presso la Galleria d’Arte dell'Accademia di Romania, vengono presentati brani di storie dei migranti e rifugiati che vivono in Italia, attraverso una serie di 13 dipinti e documentari video realizzati dall'artista.

Dall'11 al 16 agosto 2020 si svolge in modalità online, la settima edizione del Festival CaracasDoc, dedicata al genere documentario,  e saranno presentate 14 opere audiovisive di produzione nazionale. Sul sito www.caracasdoc.com le 14 opere in concorso possono essere viste gratuitamente nelle date indicate.

Un uomo armato entra in un liceo femminile islamico e stermina ragazze innocenti. È americano, è bianco; il fucile automatico l’ha comprato online. Afaf è la preside del liceo, una palestinese a Chicago, sradicata dalla sua terra. Dallo stanzino dove si era ritirata a pregare, sente gli spari e si prepara all’impensabile. Nel tempo vorticoso dell’attesa, risente le note struggenti dell’oud che il padre suonava la sera, i profumi prelibati della cucina di sua madre; rivive lo strappo di una sorella scappata di casa, l’amore per il fratellino Majid.

Tawfiq è un tunisino di mezza età, che da molti anni vive in Francia, insegna in un liceo parigino, è sposato con una francese. Dopo un'assenza di anni, torna a Tunisi per una visita alla famiglia di origine. È subito coinvolto nel vortice della vita del quartiere di al-Basatin: incontra Layla, un tempo sua fidanzata; è oggetto degli approcci di Na'ima, una vicina che tenta di sedurlo; chiacchiera al caffè con gli amici del fratello, assistendo alle discussioni tra filo-occidentali e fondamentalisti; è affrontato in moschea da un giovane fanatico, che non approva le visite dei non praticanti; è brutalmente interrogato dalla polizia, che lo ferma durante una passeggiata; ritrova un vecchio amico, che si lamenta della povertà della Tunisia.

Le tragedie dei rifugiati sradicati da molti paesi africani.

Il romanzo segue la storia di Thurayya, giovane saudita desiderosa di emanciparsi dalle modeste condizioni economiche della sua famiglia e per questo disposta a scendere a compromessi. Il suo percorso si intreccia con quello di Husayn, suo marito, profondamente egoista e arrivista, che utilizza Thurayya come strumento per fare carriera.

L'unica cosa che veramente le premeva era mantenere il segreto. Temeva che quel costante via vai in casa sua destasse qualche sospetto. Il numero delle studentesse era presto aumentato, le stanze del suo appartamento assomigliavano sempre più a delle aule scolastiche, affollate di giovani innamorate, che riempivano il corridoio di lacrime di dolore. Temendo lo scandalo, anche le ragazze esigevano la massima segretezza poiché il contrario avrebbe segnato inequivocabilmente la fine per tutte loro.

Salé, vicino a Rabat. Metà degli anni ’80. Un giovane adolescente, Abdellah, durante l’ora della siesta, è alla ricerca di un suo amico. Un gruppo di ragazzi lo aggredisce, lo insulta, tenta di violentarlo. Sta al gioco. Si sente morire. Scappa. Corre via da una società omofoba che vuole etichettarlo, lui che ha già conosciuto il desiderio omosessuale. Sarà la prima di quattro dolorose cadute in ognuna delle quali Abdellah si sentirà morire, piccole morti interiori, dalle quali ne uscirà più forte e consapevole di prima per correre verso il proprio sogno, diventare un regista. Corre via. È la sua unica forza, il suo unico modo per affrontare la violenza del suo Marocco e il turbinio di alcuni amori sbagliati.

Nahr è rinchiusa nel Cubo: tre metri quadrati di cemento armato levigato, privata di ogni riferimento di tempo, con i suoi sistemi di alternanza luce e buio che nulla hanno a che vedere con il giorno e la notte. Vanno a trovarla dei giornalisti, ma vanno via a mani vuote, perché Nahr non condividerà la sua storia con loro. Il mondo lì fuori chiama Nahr una terrorista e una puttana; alcuni forse la chiamerebbero una rivoluzionaria o un esempio. Ma la verità è che Narh è sempre stata molte cose e ha avuto molti nomi. Era una ragazza che ha imparato, presto e dolorosamente, che quando sei un cittadino di seconda classe l’amore è un solo tipo di disperazione; ha imparato, sopra ogni cosa, a sopravvivere.

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