Giorgia DM
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Raccolta di liriche in cui si fondano mirabilmente lo slancio mistico e la religiosità millenaria della cultura indiana con i valori universali della solidarietà verso i propri simili e del rispetto della natura circostante. L’amata canta la dedizione sconfinata verso il proprio Re e Signore sfiorando i vertici dell’estasi con un linguaggio immaginifico, colmo di languida sensualità e di trepida attesa. I versi raggiungono una raffinatezza e perfezione formale che hanno valso il Nobel a uno dei più celebrati poeti del Novecento.

Tra il 1912 e il 1913 Rabindranath Tagore pronunciò per gli studenti di Harvard, rappresentanti ideali dell'Occidente, le otto conferenze basate sugli insegnamenti della sua scuola di Santiniketan qui presentate nella traduzione di Brunilde Neroni dall'originale bengali. Questo libro ha il significato di un incontro: il grande poeta indiano si fa interprete della propria civiltà e della propria cultura, isolando alcuni temi fondamentali ed eterni (l'amore, il lavoro, la bellezza) ed esplorando l'importanza che essi hanno avuto per i due mondi: quello in cui è nato e quello a cui si presenta.

La migliore produzione lirica di Tagore, personalità assai complessa nella quale si fondono la saggezza di una cultura plurimillenaria con la spinta verso la modernità, insignito nel 1913 del Premio Nobel per la letteratura per "la profonda sensibilità, per la freschezza e bellezza dei versi che, con consumata capacità, riesce a rendere nella sua poeticità, espressa attraverso il suo linguaggio inglese, parte della letteratura dell'ovest". La sua migliore produzione lirica è raccolta ne "Il giardiniere", del 1913.

Pubblicato nel 1917, Dono d'amore ("Palataka") è una raccolta di  sessanta poesie che completa il percorso iniziato da Rabindranath Tagore con Petali sulle ceneri ("Pushpanjali"). Scritte e continuamente  rimaneggiate in un lungo periodo tra il 1885 e il 1915, in ricordo dei  grandi affetti perduti ma che sopravvivono nella vita del poeta, queste  liriche contengono, accanto ai temi ricorrenti di tutta la sua opera -  l'amore, il dolore, la solitudine, la natura, l'incontro con Dio, il  significato della vita e della morte - un messaggio che oltrepassa il  tempo: ogni aspetto della vita è dono, bisognerebbe goderne finché lo si  riceve, senza mai perdere di vista la sua gratuità e la gioia che se ne  ricava.

Da Boston a New York, da Londra a Roma, dall'India alla Thailandia: scenari diversi per raccontare storie di esilio e di perdita, di amore, di maternità e di conflitti famigliari. Al centro, le gioie e i drammi quotidiani di giovani immigrati di origine indiana, le loro vite divise tra due paesi e due culture. Vite come quella di Ruma, giovane madre trasferitasi a Seattle con il figlio e subito alle prese con un segreto sconvolgente custodito dal suo stesso padre; o come quelle di Hema e Kaushik, una ragazza e un ragazzo le cui esistenze rincorrendosi tracciano un percorso condiviso che dall'infanzia li porterà fino alla maturità.

Vede la morte in faccia, Ashoke Ganguli, una notte d'ottobre, in India, quando il treno deraglia, i vagoni si accartocciano in un lampo. Lo salva il racconto che sta leggendo nell'attimo dell'incidente: Gogol, Il cappotto. Al lume della lanterna, qualcuno scorge le pagine del libro sparse per i campi: il giovane che ne solleva, con le ultime forze, qualche foglio è ancora vivo. Grato allo scrittore russo, sette anni più tardi, in America, Ashoke Ganguli decide di chiamare Gogol il primogenito appena nato.

Voce narrante del romanzo, Madhu ricostruirà pazientemente se stessa ripercorrendo le non comuni vicende di due donne che nell'India di metà '900 cercavano la propria realizzazione, l'una come musicista e artista, l'altra come attivista politica e sindacalista nelle file del Partito Comunista indiano. Sapientemente orchestrato dall'autrice, il monologo interiore di Madhu si espande in un canto a più voci e strumenti, dove tanti personaggi, tradizioni, lingue e paesaggi dell'India contemporanea si misurano con il rifiuto della violenza e dell'intolleranza tanto nella vita pubblica come nelle relazioni private, con la passionper l'arte in ogni forma.

La madre di Rakhi ha un dono: sa interpretare i sogni delle persone e leggere il loro destino. Rakhi invece, nata e cresciuta in America, si sente esclusa da tutto ciò che è indiano. Combatte ogni giorno con l'ex marito per l'affetto della figlioletta Jona, combatte per far sopravvivere il ristorante che ha aperto con l'amica Belle. Ma le sue battaglie sembrano di colpo superate di fronte agli eventi tragici della Storia, che la guidano verso una comprensione più profonda di sé e del proprio destino. 

Si può sfuggire al Destino? Si può deviare il corso scritto della Storia? Questo si chiede Panchaali, la più bella principessa che il Bharat abbia mai visto; questo desidera sopra ogni cosa, perché gli spiriti evocati dal saggio Vyasa hanno predetto grande gloria per il suo nome, ma anche grande infamia. Nel lungo e tortuoso cammino della vita, da bambina a fanciulla a madre e moglie leggendaria, Panchaali scoprirà che ci sono ragioni più alte di quelle del cuore, e aiutata da un dio e dalla saggezza della sua terra capirà a poco a poco cosa si nasconde veramente dietro al gioco illusorio della vita.

Ci sono due "sorelle del cuore", come Anju e Sudha amano chiamarsi. E c'è il marito di Anju che ha messo gli occhi su Sudha. Che cosa succede a una grande amicizia femminile quando rischia di trasformarsi nel più classico dei triangoli? Chitra Divakaruni ci racconta la vita di due donne indiane emigrate negli Stati Uniti, fra disadattamento ed entusiasmo, contagiate da un senso di improvvisa libertà che rischia di mettere in crisi ciò che hanno di più prezioso: la loro amicizia.

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