Giorgia DM
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Una lunga lettera scritta d'impulso da Ramatoullaje all'amica d'infanzia Aissatou, con la quale la donna afferma con passione il suo diritto ad una vita nuova e intensa, al di là dei condizionamenti imposti dalla società, in una terra che, nel suo processo di modernizzazione, è piena di contraddizioni.
L’autrice, prematuramente scomparsa, ha affidato a questo libro il suo messaggio sul ruolo della donna nel futuro dell’Africa.

Destination West Africa è più di una semplice associazione culturale: è un nucleo organizzativo con base a Roma che promuove le arti tradizionali e contemporanee nelle regioni del West Africa.
DWA nasce e si evolve dall'incontro di persone animate dal comune interesse per la musica, la danza e la cultura del west Africa. Si organizzano eventi, stage, animazioni e momenti di incontro per conoscere e approfondirelo sguardo su un continente che spesso solo marginalmente si comprende.

Il Teatro Quirino - Vittorio Gassman e la Fondazione Roma Terzo Settore, nell'ambito del progetto In scena diversamente insieme, organizzano un Laboratorio di teatro danza, ideato e condotto da Giorgia Rossi, coadiuvato da Ivan Truol. Il laboratorio è aperto a giovani attori e a non professionisti, provenienti da aree geografiche diverse per etnia e cultura, uniti dal desiderio di scoprire e affermare, attraverso il teatro, la propria identità in relazione e confronto con quella dei propri compagni di esperienza.
Il laboratorio, completamente gratuito, è della durata di 150 ore formative ed è rivolto ad aspiranti danzatori, attori e performer di diverse etnie, culture e nazionalità, che abbiano compiuto il diciottesimo anno di età, che presentino domanda di partecipazione, cv, lettera motivazionale (20 righe massimo) e 2 fotografie (primo piano e figura intera) entro venerdì 8 aprile 2011.

Dell’Afganistan mi mancano gli anni Settanta. Ho nostalgia di una cosa che non ho vissuto..., e poi Hussain racconta invece quello che ha davvero vissuto; non tanto il viaggio per raggiungere l’Occidente, ma quello intrapreso nell’Afganistan del 2008, tra paura, sudore e polvere, per ritrovare dopo sette anni la madre e condurla al sicuro.

Marie Reine ha nove anni quando con un colpo di stato, il terzo in tre anni, Thomas Sankara prende il potere in Alto Volta, l'attuale Burkina-Faso. Suo padre, Andre Toe, è un importante funzionario del Ministero degli Esteri, legato a filo doppio al vecchio regime. Per questo sarà vittima degli eccessi della Rivoluzione, spogliato dei suoi beni e della sua dignità.

Nadia racconta con rammarico la vita della madre cattolica vissuta all'ombra di un marito musulmano di dodici anni più vecchio di lei, e della sua seconda giovane moglie. Su quel volo diretto in Portogallo Nadia apre il suo cuore a Elisa, descrivendo passo a passo la storia della sua vita, del Mozambico coloniale e del Mozambico indipendente, dei suoi quindici fratelli e delle sue due mamme.

Sensibile, schivo e pur tenace, indifeso e pur deciso, con la speranza in un futuro migliore, con alle spalle un viaggio difficile, Kilap approda nell'Isola, con tanti sogni da realizzare. Solo, ma con una moltitudine di pensieri, una giostra di idee che si affollano nella sua mente.
Pensieri, angosce, idee, dubbi, speranze alimentano la sua voce di immigrato che ha bisogno di raccontare, di raccontarsi. Il racconto di Kilap Gueye è la testimonianza dell'esigenza di riempire un vuoto, un'assenza, ma anche di superare le barriere con l'altro, di comunicare, di raggiungere la liberazione personale senza rinunciare alla propria cultura, senza abdicare al proprio sentire.

C’è il buttafuori senegalese che canta l’amore e la lontananza che uccide i rapporti, “l’eterna attesa di mogli e mariti, di figli e figlie”. C’è la prostituta dell'Est intrappolata nel cortocircuito della propria vita e c’è la badante ecuadoriana che proprio non ci sta a farsi mettere i piedi in testa. C’è lo scrittore del Burkina Faso ingannato da un editore senza scrupoli e c’è la bambina rom con le dita sporche di inchiostro che non si cancellerà. C’è l’ingegnere disoccupato che chiede l’elemosina. Risucchiati nell’inferno della burocrazia che cataloga e marchia, divide e sancisce loro, gli stranieri ordinari, “testimoni di due mondi, vagabondi tra le culture”. Sono loro i protagonisti di questi frammenti di vita, spaccato di una società che senza immigrati è condannata al declino, scorci di esistenze raccontati con originalità da scrittori migranti e italiani.

Tutti i venerdì a partire da febbraio fino al mese di maggio dalle ore 21 presso il Neo Club in via degli Argonauti 18 si terranno delle serate dedicate alla musica africana e non solo: mbalax, coupè-decalè, soukous, zouk, black, reggae, salsa con Dj Theo dal Senegal. E' necessaria la prenotazione per chi vuole cenare: questa settimana riso maffè dal Mali.
Cena africana su prenotazione, bevande escluse €7. Ingresso libero con consumazione obbligatoria €5.

Miral è una bambina, quando tra le mura bianche della città di Gerusalemme le vicende dello scontro tra israeliani e palestinesi cominciano a scandire la sua vita: la morte tragica della madre, il coinvolgimento della zia in un attentato terroristico, la decisione del padre di affidarla all’accoglienza del collegio di Hind Husseini. Sarà questa donna, capace di porsi con ostinata pazienza al servizio del suo popolo, a insegnarle l’ardore della lotta politica e il coraggio di sperare nella libertà, ma anche la saggezza e la pazienza.

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