Domenica 17 febbraio 2019 alle 17 al Museo delle Civiltà, piazza Guglielmo Marconi 14, si terrà la performance teatrale "Danno collaterale". Una guerra in corso, iniziata sette anni fa: la guerra in Siria. Una guerra finita venti anni fa - con la strage di Srebrenica, che ha lasciato ferite e conflitti dolorosi: la guerra nella ex Jugoslavia. Testimonianze, documenti, parole in musica e poesia. A cura di Caterina Venturini.

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Lunedì 23, mercoledì 25 e giovedì 26 settembre 2019 sempre alle ore 18, Palazzo Merulana, via Merulana 121, ospita una rassegna cinematografica di giovani documentaristi iraniani sulla Guerra Iran-Iraq (1980-1988). "Spesso si parla della guerra con una facilità disarmante, ma è possibile che da questo fiume di parole possano nascere delle idee, degli spunti, delle immagini che ci aiutino a  trovare la chiave per una pace duratura? Da questa semplice, forse ingenua, ma essenziale domanda, nasce il percorso della rassegna Orizzonti dall’Iran, attraverso l’opera di alcuni dei più interessanti tra i giovani documentaristi iraniani. Si può notare come gran parte degli autori, al racconto immediato del conflitto, preferiscano la via indiretta di trattare la guerra attraverso la narrazione della pace che la segue. L’orrore non si esaurisce con la fine delle ostilità, ma rimane per sempre impresso nella carne e nell’anima delle persone e dei luoghi che lo hanno subito". Il programma all'interno.

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Mercoledì 11 dicembre 2019 dalle ore 18.30 alla Libreria GRIOT, via di Santa Cecilia 1/A, ospita la presentazione del Diario di Samira Al-Khalil. Parole dall’assedio, curato da Yassin al-Haj Saleh e pubblicato da MREditori. Insieme a Yassin al-Haj Saleh ci saranno Sami Haddad, docente di lingua araba e, insieme a Giovanna De Luca, traduttore del volume. introduce Fouad Roueiha, giornalista italo-siriano.

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Abbiamo diviso in modo netto carnefici e vittime, l’Occidente e il caos; abbiamo tranquillizzato la nostra coscienza con racconti semplicistici. Abbiamo tracciato un confine tra umano e disumano. Così l’Isis era un mostro sconosciuto che andava annientato, e le terre su cui ha allignato solo delle terre guaste da lasciare al loro destino segnato. Eppure, se avviciniamo lo sguardo scopriamo quanto di irresistibilmente umano è restato dove abbiamo pensato non ci fosse bisogno di guardare più nulla. Non c’è un solo ritratto in Porti ciascuno la sua colpache non si incida nella nostra mente: le donne vedove di miliziani pronte a essere madri di altri martiri, i bambini dei carnefici dell’Isis accanto ai bambini delle vittime dell’Isis nello stesso campo profughi, i giovanissimi orfani del Califfato che speravano di immolarsi in un attentato e adesso senza una gamba guardano fisso il vuoto, gli adolescenti terroristi che sembrano dei ragazzi di una qualunque periferia del pianeta.

Pubblicato in Francesca Mannocchi