Musica klezmer

A cura di Erasmo Treglia (etnomusicologo)

Così come è avvenuto un po’ dappertutto nel mondo, anche Roma ha visto in questi ultimi anni svilupparsi una grande attenzione verso la musica di matrice ebraica legata alle due grandi tradizioni della diaspora: askhenazita (area dell’Est europeo) e sefardita (area occidentale e mediterranea).
Si sono formati nuovi e numerosi gruppi musicali e si sono moltiplicate le occasioni di ascolto questa volta non più legate solamente a luoghi e a ricorrenze celebrate dalla comunità ebraica romana ma semplicemente facenti parte della programmazione di un teatro, di un festival estivo, di un club.

In particolare grande fascino hanno suscitato i ritmi vitali e struggenti, di danza e di marcetta, della tradizione klezmer, la musica delle antiche comunità ebraiche dell’Europa centro-orientale: Polonia, Lituania, Ucraina, Romania, Russia e così via. Un repertorio strumentale e di danza con esempi di bulgar, doina, freylekh, sirba, hora, terkish o di canti in lingua yiddish, con melodie perlopiù di facile presa e molto coinvolgenti, al punto che armai compaiono stabilmente nella scaletta musicale di qualsiasi formazione strumentale che frequenta la musica tradizionale extraitaliana.

L’attenzione per il klezmer - alimentato a Roma da formazioni storiche come Klezroym o Mishmash o da musicisti come Adriano Mordenti, Gabriele Coen, Marco Valabrega - ha facilitato anche la riscoperta e l’interesse verso la musica di tradizione sefardita che risulta, in realtà, molto più legata storicamente alla comunità ebraica romana. Quei canti in antico giudeo-spagnolo, che sanno di penisola iberica ma anche di Maghreb, di porti italiani ma anche di Medio Oriente, sono da sempre parte integrante delle cerimonie religiose e delle occasioni di festa che si hanno in città e vedono in alcune voci femminili, come ad esempio quelle di Miriam Meghnagi ed Evelina Meghnagi, le loro esponenti più importanti e rappresentative.