Musica, danza, teatro

Secondo la tradizione la musica in India sembra abbia origine direttamente dagli dei.
Nel medioevo ogni raga (un modello variante di scala musicale indiana) veniva eseguito in una sua ora, un suo giorno e persino in una sua stagione precisa, così che potesse corrispondere a un determinato stato d’animo o sensazione come l’amore, la tristezza, l’attesa e poi la pioggia, la notte, il tramonto.

La musica indiana, antica almeno quanto i Veda, i canti sacri risalenti ad oltre 5000 anni fa, più di ogni altra è legata al mondo divino e gli uomini producendola e ascoltandola possono unirsi progressivamente alla divinità in un afflato mistico.
È chiaro che la vastità del territorio sottintende una diversità di melodie musicali (sia classiche che folcloristiche e, da non tralasciare, religiose): c’è la musica del Kashmir, del Punjabi, dei tamil, dei pashtoon, le cui note escono da strumenti antichissimi come santur, sitar, sarod, ektara, quasi tutti “dialoganti” con le percussioni della tabla.

A Roma, con sempre più frequenza, la musica indiana è seguita da un gruppo consistente di estimatori.
Non solo tra i negozietti di piazza Vittorio, abbinata alle videoteche subcontinentali ma anche nei maggiori negozi di dischi della capitale si trovano autori e titoli molto richiesti: Ravi Shankar certamente, ma soprattutto è amata dagli italiani la bellissima voce del pakistano Nusrat Fateh Ali.
Tanti sono i concerti e in connubio tra cibo e musica sta nascendo una novità: la musica suonata dal vivo nei ristoranti indiani.

Sempre di più stanno sorgendo a Roma le associazioni che guardano alla musica e al teatro del subcontinente. Alcune hanno una produzione propria, altre fanno da tramite sia per chiamare gruppi locali sia, e non è raro, per organizzare in India stage di studio.
Periodicamente anche le ambasciate del subcontinente indiano organizzano eventi: concerti di musica classica ed esibizioni di danza indiana.