Tibet

Sezione a cura di Alice Dente

 

Il Tibet inizia la sua storia di emigrazione a partire dal 1959, data dell'insurrezione nazionale della popolazione contro l'occupazione del territorio da parte dell'esercito della Repubblica Popolare Cinese, nel corso della quale hanno perso la vita più di 87.000 tibetani. Sua Santità il Dalai Lama, i membri del suo governo e circa 80.000 tibetani fuggirono dal Tibet e hanno cercato asilo politico in India, in Nepal e in Bhutan.
Ad oggi i Tibetani in esilio sono più di 120.000, inclusi gli oltre 5.000 che vivono al di fuori del Subcontinente indiano.

L’insediamento di Tibetani nel nostro Paese è un fenomeno piuttosto recente.
Molti missionari cappuccini hanno vissuto in Tibet e cento anni fa è stato scritto proprio a Roma, da Padre Agostino Giorgi (San Mauro di Pascoli), il primo vocabolario Tibetano-Latino. Anche il missionario gesuita Ippolito Desideri ha vissuto e studiato a lungo nell’Università monastica di Lhasa, provando l’antico collegamento religioso e culturale tra Italia e Tibet. Infine, due studiosi di fama internazionale quali Giuseppe Tucci e Fausto Maraini hanno scritto molto sui valori e il significato della cultura tibetana, documentando la grandezza e unicità del Tibet e la sua storia.

In particolare Tucci è stato, in Italia, il primo grande studioso del Tibet. Fondatore dell’ISMEO, ha invitato a collaborare con l’Istituto due studiosi tibetani (presumibilmente i primi arrivati a Roma e in Italia): Namkhai Norbu e Geshe Jampel Senge Ati, il quale, già nel 1985, ha fondato a Roma un Istituto Buddista.

Da quel momento in poi molti rifugiati Tibetani sono arrivati in Italia e, ad oggi, ve ne sono  circa 250, dislocati in diverse città, soprattutto al Nord.
Di questi circa una ventina risiedono a Roma. Da soli o con le loro famiglie e figli. Sono tutti giovani, attivi nel loro lavoro e nell’impegno sociale a favore del loro Paese.
(Introduzione a cura di Aref International)