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Turchia folle e malinconica

«Ma che paese è mai questo?» Partendo da questa domanda essenziale Ece Temelkuran, giornalista e scrittrice pluripremiata, ci guida alla scoperta del suo “amato paese”, la Turchia. Nell’affrontare e contestare l’autoritarismo del governo dell’AKP di Erdogan – a causa del quale ha perso il lavoro e ha lasciato il paese – Temelkuran attinge forza e saggezza dalle persone e dai luoghi che lei e il lettore incontrano sulla strada riuscendo così a offrire un resoconto meravigliosamente efficace e potente delle battaglie, delle speranze e delle tragedie che hanno fatto della Turchia ciò che è oggi.

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La risata del barbaro

All'Hotel Colomba Blu, sulle rive del Mar Egeo, l'idillio di un gruppo di vacanzieri è turbato da un evento singolare e disgustoso: una notte, tutta la biancheria dell'hotel viene sporcata. Da cosa, da chi? Uno sconosciuto? Un membro dello staff? Uno degli ospiti? L'indignazione si diffonde. Tra sospetti, accuse, insulti e ritorsioni, la scandalosa sfrontatezza del gesto serve a rivelare e a far emergere le tensioni, i conti in sospeso e i dolori più intimi...

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Figli e anime ribelli. Le indagini di Alper Kamu

Alper vive a Istanbul. Ha cinque anni ed è un bambino dall’identikit fuori dal comune: non vuole saperne di asilo, di favole né tantomeno di canzoncine mielose. Piuttosto si diverte ad azzuffarsi con i teppistelli del quartiere, a leggere Nietzsche e Dostoevskij e ad ascoltare Šostakovi?. Ma soprattutto, parla con una verve che più caustica non si può. Se il protagonista di questo libro è surreale, la sua storia lo è ancora di più: una sera, attirato da uno strano trambusto nell’appartamento di un vicino, Alper scopre il corpo senza vita del signor Hicabi. Il cadavere parla chiaro: omicidio.

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La città dal mantello rosso

Quando il taxi la deposita nel distretto periferico di Santa Teresa non c’è nessuno ad aspettarla. Nessuno che dia il benvenuto alla trentenne Özgür, sbarcata da Istanbul a Rio de Janeiro per intraprendere la carriera di insegnante. Ma questa inattesa solitudine non le fa paura. Al contrario, in una città traboccante di fascino e mistero, si sente investita di una libertà inedita. Del potere straordinario di lasciarsi attraversare dallo spirito del luogo e riscrivere la propria storia da capo, quasi fosse una pagina vergine in attesa della prima traccia di inchiostro.

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Antabus

Figlia unica di una famiglia trasferitasi a Istanbul per sfuggire alla povertà di un paese dell’entroterra, a quindici anni Leyla viene mandata a lavorare come cucitrice nel laboratorio del signor Hayri, un conoscente di suo zio della stessa età di suo padre. Al lavoro non tarda a scoprire che tutte le ragazze, prima di mettere piede nel laboratorio, si incipriano come pappagalli con dei belletti rossi e viola. Sono tutte innamorate di Ömer, il giovane sarto caposquadra. Leyla non può imbellettarsi poiché il padre le vieta di farlo.

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Lessico proibito d’amore

Gülsüm Cengiz è una delle figure più importanti della poesia turca contemporanea, per la prima volta tradotta in italiano. Si è detto di lei che è una donna che disturba la quiete della gente assopita nell’incoscienza, che porta una voce nuova, cha ha raccolto il testimone da Nazim Hikmet. Il suo linguaggio poetico evita l’iperbole, l’arte oratoria, l’aggettivazione preziosa e preferisce il tono narrato. Lessico proibito d’amore raccoglie le poesie che vanno dal 1990 al 2012.

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Signora Vita

Il protagonista Fazıl è un giovane studente di letteratura e proviene da una famiglia borghese che ha subìto un tracollo finanziario. Vive in un ex edificio commerciale insieme a dissidenti, transessuali e altri individui ai margini della società. Trova un piccolo lavoro come comparsa in una trasmissione televisiva che tra il pubblico ospita Hayat Hanım, di molti anni più grande, donna sensuale, misteriosa e indipendente. Tra i due nasce presto una relazione intermittente, in cui le differenze sono molte di più rispetto ai punti in comune. Se infatti Hayat Hanım vive senza pensare al domani, Fazıl è gravato dalla povertà ed è costretto a prendere in considerazione tutti i rischi possibili.

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L’isola degli alberi scomparsi

Nata e cresciuta a Londra, Ada Kazantzakis, sedici anni, non sa niente del passato dei suoi genitori. Non sa che suo padre Kostas, greco e cristiano, e sua madre Defne, turca e musulmana, negli anni Settanta erano due adolescenti in quell'isola favolosa di acque turchine e profumo di gardenie chiamata Cipro. Non sa che i due si vedevano di nascosto in una taverna di Nicosia, dalle cui travi annerite pendevano ghirlande d'aglio e peperoncini. Non sa che al centro di quella taverna, testimone dei loro incontri amorosi, svettava un albero di fico.

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