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Gli angeli muoiono delle nostre ferite

Mi chiamo Turambo e all’alba verranno a prendermi. Già dalle prime pagine un fatale conto alla rovescia attende il protagonista di questo romanzo. Siamo in Algeria nel 1937, e un ragazzo di 27 anni, arabo e musulmano, è in carcere ad aspettare l’inferno. Nei pensieri e nell’animo di questo giovane intravediamo qual è stata la sua vita, dall’infanzia in una contrada umilissima alla corsa furiosa verso il patibolo. Turambo cresce nell’Algeria coloniale degli anni Venti, e il suo destino sembra condannarlo alla miseria.

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Cosa aspettano le scimmie a diventare uomini

Una giovane studentessa viene assassinata nella foresta di Bainem, alle porte di Algeri. È nuda dalla testa ai piedi. E bella come solo una fata fuggita dalla tela di un artista [...]. Mirabilmente truccata, con i capelli costellati di pagliuzze luccicanti, si direbbe che la tragedia l'abbia colta di sorpresa nel bel mezzo di un banchetto nuziale". Intorno a lei il mondo, la città, si risveglia. Invece, "la Bella Addormentata ha chiuso con le favole. Ha smesso di credere al principe azzurro. Nessun bacio potrà resuscitarla. A dirigere l'inchiesta è chiamata Nora Bilal, una donna onesta e combattiva, che ha scelto di ignorare il pericolo che si corre in una società governata da squali e predatori, assetati di potere.

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L’ attentato

L’attentato racconta un dramma dolorosamente attuale che si consuma da molti decenni, una storia tragica dei nostri giorni nella quale Yasmina Khadra con lucidità e commozione riesce a dipingere la realtà del terrorismo, a porre quesiti, a illuminare contrasti e contraddizioni. Il dottor Amin Jaafari è un chirurgo israeliano di origine araba, una figura di confine in bilico tra due mondi. Si è sempre rifiutato di prendere posizione sul conflitto che oppone il suo popolo d’origine e quello d’adozione e ha scelto di dedicarsi al lavoro e al piacere di vivere accanto all’adorata moglie Sihem. Fino al giorno in cui in un ristorante affollato nel centro di Tel Aviv una donna fa esplodere la bomba che teneva nascosta sotto il vestito.

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Le ballerine di Papicha

Le ballerine di Papicha è ambientato in un vecchio palazzo nel cuore di Algeri, uno di quei posti in cui nessuno sceglierebbe di abitare… Una famiglia vive lì, al centro delle chiacchere e dei pettegolezzi del vicinato. Sarah, la sorella maggiore, ritornata nella casa materna con una figlia e un marito che sembra aver perso la ragione, passa le sue giornate a dipingere, si perde nei colori come ad inventare un mondo diverso. I suoi fratelli, Adel e Yasmine non riescono più a parlarsi. Adel ha un segreto che lo sveglia nel cuore della notte, Yasmine è bella, libera, lucida, estraniante, lei stessa si percepisce estranea rispetto alla realtà che la circonda. La realtà è l’Algeria, un paese in cui qualsiasi speranza di avvenire è confiscata.

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La famille à Alger XVIIe et XVIIIe siècles

Venerdì 28 aprile 2017, alle ore 17 in via Alberto Caroncini, 19 l'Istituto per l’Oriente C. A. Nallino invita alla presentazione del volume La famille à Alger XVIIe et XVIIIe siècles di Fatiha Loualich. Ne parlano con l’autrice Chiara Sebastiani, Università di Bologna e Salvatore Bono, Università di Perugia.

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Alle Falde di “Splash”. Africa Occidentale

Sabato 7 maggio 2016 alle ore 18 presso la Gelateria Splash, via Eurialo 102, continua la rassegna Alle Falde di “Splash” : Il Mondo visto da occhi curiosi di chi scopre viaggiando e questa volta ci porta in Africa. Un viaggio di Francesco Gianzi di 3 mesi, iniziato con l'attraversamento del Sahara tunisino, algerino e del Niger e continuato con la scoperta dell'Africa Occidentale del Benion, Togo e Burkina Faso. Un approccio all'Africa Nera conquistato km dopo km con il risultato di essere tornato affetto dal cosiddetto "Mal d'Africa", male da cui non si guarisce più.

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2084. La fine del mondo

Nell'Abistan - un impero così vasto da coprire buona parte del mondo - 2084 è una data presente ovunque, stampata nel cervello di ognuno, pronunciata in ogni discorso, impressa sui cartelli commemorativi affissi accanto alle vestigia dello Shar, la Grande Guerra santa contro i makuf, i propagandisti della "Grande Miscredenza". Nessuno sa a che cosa corrisponda quella data. Qualcuno dice che ha a che fare con l'inizio del conflitto, altri con un suo episodio. Altri ancora che riguardi l'anno di nascita di Abi, il Delegato di Yölah, oppure il giorno in cui Abi fu illuminato dalla luce divina.

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L’ultima notte del Rais

Il colonnello Gheddafi trascorre nel tormento le sue ultime ore. Abbandonato da tutti, assalito dai dubbi, si è reso conto troppo tardi della devastazione in cui versa il suo paese, e adesso la solitudine lo costringe a guardarsi dentro e a ripercorrere la propria vita. La megalomania l’ha spinto a credere di poter incarnare la sua nazione, il suo popolo. Narcisista, esuberante, esaltato dalla sua lotta salvifica, il “più umile dei Signori” ha infierito sul popolo per servirlo al meglio, eliminando i calunniatori e sfidando i potenti della terra.

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Quel che il giorno deve alla notte

Algeria 1930: Younes ha solo nove anni quando viene abbandonato a una comunità benestante di provincia. Crescendo insieme ai giovani coloni francesi ne diventa compagno inseparabile. Finché un giorno non ritorna al villaggio Emilie, una ragazza splendida che metterà duramente alla prova la complicità fraterna dei quattro ragazzi, lacerati tra lealtà, egoismi e rancori che la guerra d'indipendenza contribuirà ad acuire enormemente. La rivolta algerina sarà per Younes tanto sanguinosa quanto fratricida.

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La parte del morto

Algeri, anni Ottanta: il commissario Llob (ex combattente della guerra d'Indipendenza e "pecora nera" in mezzo alla corruzione dilagante) insegue un pericoloso serial-killer a cui il raiss ha inspiegabilmente concesso la grazia, e scopre il passato criminale di un mafioso con fama di eroe nazionale.
Non sa di essere manipolato in questo da chi, dietro le quinte, trama la guerra civile.

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