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Giallo zafferano

Volkan, Melike, Eylem, tre personaggi totalmente diversi, che si ritrovano loro malgrado a convergere l’uno nell’altra, spinti da una disperante solitudine che non lascia scampo. Tutti loro, pur provenendo da ambienti dissimili, recano in sé la  medesima aspirazione di raggiungere, un giorno, una felicità che pare a loro inesorabilmente preclusa, di ritrovare nell’Amore una qualche speranza. In una società che priva l’umanità di prospettive per il futuro, i tre si troveranno innanzi a un bivio, che segnerà inequivocabilmente il loro destino.

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Tambura Blues

La vita di un ordinario uomo turco, che da famoso percussionista nei più importanti nightclub si ritrova a sbarcare il lunario nella squallida taverna di Zeki. In lutto per la perdita della moglie e per i tragici errori del passato, la sua perenne malinconia, dapprima apprezzata, col tempo comincia ad annoiare la giovane clientela del locale, provocando un inevitabile e tragico scontro con il proprietario. L’autrice permette al lettore di insinuarsi nella sordida psiche dei suoi personaggi, per esporre nei dettagli le invidie e le ambizioni che ne consumano le esistenze.

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Il sultano di Bisanzio

Cinque secoli dopo la scomparsa dell'ultimo Imperatore bizantino, Costantino XI, tre misteriosi individui contattano un giovane professore di Istanbul, rivelandogli di essere membri di una società segreta, fondata allo scopo di vigilare sulle ultime volontà dell'Imperatore. Secondo le loro fonti, lui è il prossimo nella linea di discendenza, ma per acquisire il diritto all'eredità deve mostrare di esserne degno, adempiendo a una serie di prove.

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Felicità

Meryem ha quindici anni; in un villaggio della Turchia musulmana più retrograda, è violentata dallo zio, leader religioso del paese. Per il costume locale, è lei la colpevole: trattata come una reietta, è tenuta prigioniera in una baracca per giorni, nell’attesa che utilizzi quella corda che le è stata lasciata sul pavimento, per espiare il suo crimine e salvare l’onore della famiglia. Ma lei non cede… Cemal è un soldato appena ritornato dalle montagne dove ha combattuto i ribelli curdi: cugino di Meryem, viene scelto come suo carnefice.

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Aspettando la paura

Sono otto storie di varia lunghezza dal più lungo, che dà anche il titolo alla raccolta, al più breve, “Scordato”, passando per “L’uomo dal cappotto bianco”, “Una lettera mai spedita”, “Né sì né no”, “Lettera a mio padre” e “I narratori sui binari – Un sogno”: sono splendidi, appassionanti, surreali racconti che hanno al centro varie forme di solitudine e abbandono; sono assolutamente straordinari, emozionanti, dolorosi, commoventi, una vera scoperta per la sottoscritta che invita chi legge questa sua recensione a intraprendere il suo stesso viaggio “dentro” questo libro leggendo solo alla fine la prefazione di Bellingeri e la postfazione di Pamuk.

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La stranezza che ho nella testa

Un ragazzo ama una ragazza. Tutte le storie, anche quelle piú complicate, nascono da questa semplice, universale premessa. Mevlut l’ha incontrata una sola volta: i loro sguardi si sono incrociati di sfuggita al matrimonio di un parente a Istanbul. Eppure è bastato quell’attimo di perfezione e felicità a farlo innamorare. Süleyman, il cugino, gli ha detto che delle tre figlie di Abdurrahman, quella che ha visto Mevlut, quella di cui si è innamorato, è senz’altro Rayiha.

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Ancóra

Daha, ancóra: è l’unica parola turca che conoscono i migranti clandestini. Ancóra acqua, ancóra pane, ancóra speranza.
Viaggiano nel cassone di un camion per monti e deserti, verso la costa turca dell’Egeo. Lì entra in gioco Ahad.
Carica i migranti sul furgone, attraversa il bosco e li nasconde sottoterra, nella cisterna del suo giardino.
Attendono lì, per settimane, sognando la Grecia.

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Gran bella cosa è vivere, miei cari

Pubblicato nel 1962, un anno prima della sua morte in esilio a Mosca, e a tutt'oggi inedito in Italia, Gran bella è cosa vivere, miei cari è un romanzo la cui gestazione ha accompagnato gran parte della vita di Hikmet. Pur essendo un'opera di fiction, le vicende che Hikmet racconta sono attinte dalla sua biografia: sua è la voce del narratore, Ahmet, un uomo morso da un cane rabbioso che attende la fine del periodo di incubazione isolato in una capanna dell'Anatolia lasciandosi andare alle intermittenze della memoria e del cuore; sua è anche la voce di quell'io che gli si alterna, in un sublime gioco di proiezioni e riflessi narrativi; suo è il "materiale di vita" che vi si accumula, gli squarci dell'infanzia, i momenti di attivismo politico, le sofferenze dell'esilio; suo l'incancellabile ricordo di un'amatissima donna, Anuka, sfuggente e contesa.

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Il nuvolo innamorato e altre fiabe

Il Nuvolo innamorato nasce da remote memorie d'infanzia dell'autore, dal ricordo della nonna che raccontava antiche storie, ma anche da un'attenta e appassionata lettura del materiale folclorico del suo paese. Il risultato è una raccolta di racconti dalla sorprendente e limpida bellezza, in cui vivono principesse e "nuvoli" capaci di amare, contadini sciocchi e ragazzi furbi, maghi crudeli e astute ragazze. Perle di saggezza, di poesia e di umorismo solo apparentemente lontane dall'opera e dall'impegno politico di Hikmet, scrittore per il quale "la letteratura, in ciascuno dei suoi generi, comincia con la fiaba e con la fiaba finisce".

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Poesie d’amore e di lotta

In occasione del cinquantesimo anniversario della morte di Hikmet, si propone con questo volume una scelta delle sue poesie più ampia di quella nota al pubblico: essa abbraccia infatti l'intero arco della sua vita, attingendo a un gran numero di raccolte, e dà conto dei tanti temi e motivi che trovano espressione nei suoi versi, dall'impegno politico e civile alla denuncia della tragica condizione storica della sua gente, dall'amore all'ossessione del tempo che passa e al timore della morte.

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Poesie d’amore

Partecipe in eguale misura dell'estrema dolcezza orientale e di una certa crudezza di ritmi di tipo occidentale, in queste Poesie d'amore Hikmet ci mostra le due facce della sua natura, lirica ed epica, saldate in un risultato unico. Versi immortali, che riassumono nell'elemento erotico i diversi aspetti dell'attività e dell'esperienza dell'autore, poeta d'amore perché prima di tutto poeta di battaglie e di idee.

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Guarda l’Eufrate rosso di sangue

Non esiste riparo dal vento della Storia. Così, nei primi anni del Novecento, neppure l’Isola delle Formiche, piccolo lembo di terra bagnato dal Mediterraneo, è immune dagli sconvolgimenti che il tramonto dell’Impero ottomano porta con sé. Abbandonata in seguito all’esodo coatto della popolazione greca, l’Isola offre agli occhi del giovane ufficiale turco Poyraz Musa un paesaggio immobile e meraviglioso. Ma tra gli orti rigogliosi e le spiagge deserte si aggira un fantasma silenzioso.

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La vita è un bagaglio a mano

Opera in parte autobiografica, che risale al 1989-90, La vita è un bagaglio a mano affonda le sue radici nel passato e nelle passioni dell'infanzia di Mario Levi: ricordi, racconti, brevi e intensi frammenti, uniti dal filo conduttore della città. Che senso ha andare in un'altra città, si chiede infatti l'autore, se poi tutto quello che hai dentro inevitabilmente ti segue?

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La nostra più bella storia d’amore

Il romanzo fu scritto in un momento molto difficile, a seguito di una depressione di cui l'autore ricorda soprattutto le notti insonni, spese a ricercare una risposta ai nodi insondabili dell'esistenza. È questa l'origine dell'ineluttabile smarrimento che, come un filo rosso, attraversa il romanzo, mettendo il narratore - e al contempo lo scrittore sulle tracce di un'amata irraggiungibile: una donna dai lunghi capelli rossi, dagli occhi azzurri e dalle labbra carnose. Come un enigma, la storia e la data della loro relazione si celano nel racconto, trascinandoci nel mondo interiore dei personaggi, negli angoli più remoti di Istanbul.

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Istanbul era una favola

È attraversando il passato che si conosce il presente … È osservando quello che c’era che si comprende ciò che è rimasto … È questo lo stile narrativo scelto da Mario Levi per descrivere la Istanbul della sua infanzia e quella odierna, attuale, della sua maturità. L’autore ci accoglie sulla soglia della città e ci accompagna nei suoi meandri, attraverso le diverse epoche e comunità di Istanbul, facendoci conoscere le persone che l’hanno abitata, vissuta, abbandonata, ritrovata.

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Non scordarti di amare

Considerato l'erede di Nazim Hikmet e una delle voci più importanti della poesia turca contemporanea, Ataol Behramoğlu canta l'amore: amore per la donna, per il prossimo, per la vita. Amore-scintilla che, come nei versi di Neruda, Mayakovskij, Eluard e Aragon, fonde in un unico fuoco la passione dei sensi e la lotta politica.

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Gli innocenti

Brani Tawo, immigrato in Inghilterra, soffre di insonnia e inquietudine. Cercando di rintracciare ilmodello di una macchina fotografica immortalata in una foto, che è uno dei pochi collegamenti che gli restano con le sue origini, entra nel negozio di antichità The Western Front. Lì conosce Stella, la proprietaria, e Feruzeh, una giovane collaboratrice di origine iraniana. Brani e Feruzeh sembrano innamorarsi a prima vista, incuriositi anche dalla comune esperienza di lontananza dalla terra natia, lei apparentemente per scelta, Brani per necessità di sopravvivenza.

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Io sono un dancer. Memorie di un ballerino fra Ankara e Hannover

Un uomo attraversa Ankara in autobus insieme a tre compagni di viaggio: il giovane tipografo Azamet, la sua coetanea Buse e una signora sorniona che ascolta i loro discorsi. Con questo stratagemma narrativo Ferıdun Ulusoy, ballerino e scrittore, rievoca in Io sono un dancer la sua storia: quella di un bambino poverissimo proveniente da İnegöl, un piccolo villaggio della Marmara, il suo diploma di ballerino classico, la sua carriera fra Ankara e Hannover.

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