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Tutto il mare tra di noi

La mamma e Mahtab sono emigrate negli Stati Uniti: è così che Saba, a undici anni, si spiega la loro improvvisa scomparsa. Lei è rimasta a vivere con il padre, in un villaggio dell'Iran travolto dalla rivoluzione islamica. Ma perché nessuno vuole darle notizie della madre e della sorella gemella? E perché, tra le due figlie, non è stata destinata lei a una vita migliore? Saba cresce tra questi interrogativi, sospesa tra la vana speranza di una lettera e il sospetto di una verità troppo dolorosa da accettare. Si chiede quanti cucchiaini di terra e di mare le servirebbero per coprire la distanza che la separa dalla sorella perduta, e cerca di colmare quel vuoto con tesori di contrabbando: riviste, musica e videocassette americane, illegali in Iran, comprate e consumate di nascosto come piaceri proibiti. Eppure, con l'approssimarsi dell'età adulta, Saba si rende conto che nemmeno un nuovo album di Madonna o una puntata di "Genitori in blue jeans" possono metterla al riparo dalla vita vera, quella fatta di chador neri e matrimoni combinati. Nulla, però, le impedisce di sognare, immaginandosi nei panni di Mahtab e delle sue infinite opportunità. Allora, inventarsi la vita di Mahtab sarà un po' come fuggire, raccontarla sarà un po' come esserne protagonista, pur restando in Iran. Dove realtà e finzione convivono da sempre nell'arte millenaria dei cantastorie.

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Rifugio

Nilu è solo una bambina quando è costretta a lasciare la sua casa, in Iran, e partire per l'America. L'Oklahoma. Un posto sconosciuto dove, con la madre e il fratello, deve già imparare, così piccola, a ricominciare da capo. Per questo, da quando è arrivata in America, conserva sempre uno zainetto pieno delle sue cose: non si sa mai quando bisognerà scappare di nuovo, né quando, finalmente, comincerà il lungo viaggio per tornare a casa. A casa, dov'è rimasto suo padre: Nilu è convinta che presto li raggiungerà, e non vede l'ora. Ma Nilu non sa che Bahman è rimasto in Iran perché per lui le radici sono una cosa potente, e che negli anni a seguire, in tutta la sua lunga vita di figlia, vedrà suo padre solo una manciata di volte, nei posti diversi dove la vita la porterà. Dall'America all'Europa, ad Amsterdam, dove incontrerà rifugiati provenienti da ogni Paese, in un mondo cambiato dall'undici settembre, Nilu cercherà sempre di riavvicinarsi a quel padre rimasto "a casa". Forse perché, nonostante tutto ciò che è riuscita a ottenere nella vita - lo studio, l'amore, un lavoro che la appassiona -, quello è l'unico modo per tornarci un po' anche lei, a casa, e trovare finalmente il rifugio che non ha mai avuto.

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L’ingrata

Alla fine degli anni ottanta, quando la sua famiglia decise di fuggire dall’Iran in guerra, Dina Nayeri era una bambina. Il rumore delle bombe, le sirene e le corse per nascondersi nel seminterrato, la poca luce filtrata dalle finestre serrate erano tutte cose normali. Negli anni a venire, sui letti a castello delle case per i rifugiati di Londra, di Dubai, di Roma, poi dell’Oklahoma, Dina conobbe per la prima volta il silenzio del sonno tranquillo e ininterrotto: quella fu la sua prima idea di cosa fosse la pace. Sua madre le diceva di pregare e di essere grata. Sui migranti sono state scritte molte storie. A partire dall’Eneide, l’esperienza di chi è costretto a fuggire non ha mai smesso di essere all’origine di narrazioni impetuose, grandi, travolgenti. Storie di singoli individui, soli contro la perdita di tutto, storie che sono universali.

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Incontri online sull’Iran

Il giornalista Antonello Sacchetti, esperto e amante di Iran, organizza alcuni LiveStreaming (su facebook, YouTube, Twitter e Linkedin) per parlare di attualità, storia e letteratura persiana. Ecco gli appuntamenti: mercoledì 10 giugno 2020 ore 18,30 – Il caso Romina e l’equivoco del delitto d’onore in Iran. Diretta con Luciana Borsatti; giovedì 11 giugno 2020 ore 18,30 – Leggere Elena Ferrante a Teheran. Diretta con Abolhassan Hatami; venerdì 12 giugno 2020 ore 18,30 – Altri sguardi. Quattro fotografe iraniane. Diretta con Claudia Borgia; sabato 13 giugno 2020 ore 18,30 – La Moschea del Venerdì di Esfahan. Diretta con Davood Abbasi.

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Le lezioni di papà

In questa raccolta di racconti Mohammad Tolouei compone una piccola saga attorno alla figura di suo padre, Ziya, improbabile capofamiglia che parte per il fronte dopo una lite coniugale, nasconde un passato da guerrigliero, sogna di trascinare la famiglia in Europa e tenta di approfittare del clima di incertezza seguito alla rivoluzione del ’79 per compiere il salto sociale. Un personaggio animato da un idealismo rocambolesco e da un opportunismo un po’ ingenuo che la madre di Mohammad, donna dal carattere schivo e severo, controbilancia con entrate in scena tanto dosate quanto risolutive.

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Una famiglia iraniana vista dall’interno: Mohammad Tolouei

Venerdì 22 maggio 2020 dalle ore 19 sulla pagina facebook di Libreria Arcadia nell'ambito del Facebook Festival dedicato all'Iran invita all'incontro in diretta con Tehran Mohammad Tolouei. Nato a Rasht nel '79, Tolouei ha studiato cinema e letteratura ed ha pubblicato romanzi e racconti, aggiudicandosi lo Strega iraniano, il Golshiri nel 2011. E' il fondatore di 'Nadastan', la prima rivista iraniana ad occuparsi integralmente di non-fiction.
Le lezioni di papà, il libro tradotto da Giacomo Longhi e pubblicato da Ponte33, si serve di un rapporto padre-figlio per raccontarci una famiglia iraniana.

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Incontri online sull’Iran

Il giornalista Antonello Sacchetti, esperto e amante di Iran, organizza alcuni LiveStreaming (su YouTube, Twitter e Linkedin) per parlare di attualità, storia e letteratura persiana. Si inizia giovedì 7 maggio 2020 alle ore 18 con la diretta con Farian Sabahi per parlare dell'Esercito del Sapere e di molto altro. Sabato 9 maggio 2020 alle ore 18 è previsto il consueto appuntamento con Davood Abbasi per iniziare un viaggio alla scoperta dei luoghi più affascinanti e meno noti dell'Iran. Domenica 10 maggio 2020 alle ore 18 è la volta della politica, con Luciana Borsatti che parlerà della nuova edizione aggiornata del suo attualissimo Iran al tempo di Trump.

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L’Iran al tempo del Covid-19

Il giornalista Antonello Sacchetti, esperto e amante di Iran, organizza alcuni FacebookLive per parlare di attualità, storia e letteratura persiana. Giovedì 30 aprile 2020 si dialoga con Raffaele Mauriello della situazione in Iran in questa fase di emergenza. Venerdì 1° maggio Michele Marelli presenta il romanzo di Ahmad Dehqan Viaggio in direzione 270, da lui tradotto. Sabato 2 maggio nuovo appuntamento con Lettere persiane e con Davood Abbasi per parlare di Ibn Sina, meglio noto con il nome di Avicenna. Sempre alle ore 18, sempre dal vivo su Facebook.

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La civetta cieca

Martedì 14 aprile 2020 alle 18 GRIOT ospita sulla sua pagina facebook la presentazione di La civetta cieca di Sadeq Hedayat, pubblicato da Carbonio Editore. All’incontro virtuale parteciperanno l’iranista e islamologa Anna Vanzan, traduttrice del libro, e lo scrittore Giorgio Fontana.

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Tehran Girl

Elham è l’avvenente segretaria di un uomo d’affari della Repubblica Islamica. È abituata a essere compiacente e carina, a venire considerata solo per il suo aspetto e a ricevere ordini, anche da se stessa. Ma quando il capo le rivela che suo padre, di cui si sono perse le tracce da venticinque anni, è vivo e abita in Svezia, la maschera da bambola crolla e riaffiora la bambina cresciuta in un covo di comunisti durante gli anni della rivoluzione. È stata lei a denunciare la famiglia con le foto che i pasdaran avevano trovato nel suo quaderno? O qualcuno si è servito di lei per far saltare la copertura dei genitori e porre fine alla lotta politica che li stava portando alla rovina?

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La civetta cieca

Pietra miliare della letteratura persiana moderna, La civetta cieca è una storia di discesa agli inferi senza ritorno, un viaggio allucinato eppur consapevole negli abissi della coscienza. Quasi fosse un sonnambulo, la mente ottenebrata da oppio e alcol, Hedayat, nella voce di un miniaturista di portapenne, ripercorre le vicende di un’intera vita, in un fluire di immagini che attraversano il giorno e la notte, l’amore e la morte. Il resoconto lirico e terribile di questo viaggio è un libro senza tempo che appartiene a buon diritto ai capolavori del Novecento.

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I giorni che non ho vissuto

Omid sta per tornare a Tehran dopo lunghi anni passati in Europa e un matrimonio fallito. La notizia del suo rientro porta turbamento nella vita della madre e di Bita, l’amica d’infanzia. Le due donne si rivedono per la prima volta dopo tanto tempo e si confrontano sul terreno di antiche incomprensioni e menzogne. Tra i ricordi riemergono le ferite lasciate dalla guerra, l’amarezza per gli errori compiuti e il rimpianto per le occasioni perdute.

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La scelta di Sudabeh

Sudabeh è una tipica ragazza benestante dell’Iran post Rivoluzione. Vive in una famiglia altolocata che sogna per lei un matrimonio all’altezza del suo status sociale. La ragazza però si batte per un amore impossibile, quello che la lega a un uomo culturalmente e socialmente inferiore. Mentre Sudabeh insiste nella sua passione, la madre interpella la zia, Mahbubeh, che racconta di aver vissuto una storia d’amore simile a quella della nipote. Inizia dunque una seconda narrativa, parallela, che ci riporta nell’atmosfera dell’Iran prima della Rivoluzione, all’epoca dello Shah.

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Suvashun, una storia persiana

Zari è una nobildonna di Shiraz nell'epoca della seconda guerra mondiale. L'amore che prova per il marito e i loro tre figli, la meravigliosa casa in cui vive e l'educazione acquisita in un collegio di missionari inglesi l'hanno resa una donna felice e colta, anche se inerme e passiva di fronte alle numerose ingiustizie che affliggono il suo paese. Infatti, Shiraz è lacerata in quegli anni da numerose forze avverse che vogliono sfruttarne la ricchezza e la posizione strategica, soprattutto dagli occidentali che spadroneggiano in casa d'altri.

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Io sono confine

Questa ricerca etnografica condotta da un antropologo iraniano sulla natura non solo fisica ma anche immaginaria dei confini prende le mosse da un'esperienza di migrazione illegale vissuta in prima persona. Così l'auto-narrazione si coniuga alla scrittura etnografica in un'indagine a tutto campo sull'attuale regime delle frontiere e sui concetti chiave di cittadinanza, Stato-nazione, diritti, disuguaglianza. Nell'investigare quel «feticismo dei confini» che contrassegna la nostra epoca, Khosravi si muove nel tempo e nello spazio, mettendo insieme le riflessioni sul tema di autori come Kafka, Benjamin e Arendt con l'analisi dei flussi migratori in atto, o meglio dei suoi protagonisti clandestini, trafficanti di esseri umani compresi.

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Nelle stanze della soffitta

Chi sono e cosa mi porto dietro del mio passato? Questi sono gli interrogativi che accompagnano la protagonista di questa storia, una studentessa iraniana che si trasferisce a Parigi per iscriversi a Medicina, ma che finisce per cambiare i propri progetti e lavorare, quasi per caso, in un obitorio musulmano. La città si rivela una fonte inesauribile di scoperte, a partire dalla soffitta in cui la ragazza vive insieme ad altri inquilini provenienti da tutto il mondo.

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A Tehran le lumache fanno rumore

In una frenetica Tehran contemporanea, tra le sue strade e i suoi ingorghi, i destini di tre donne diverse si intrecciano di nuovo nel tentativo di superare l’assenza dell’uomo che le univa. Khosrou manca da casa dai tempi della guerra Iran-Iraq, ma la madre non si è ancora arresa alla sua scomparsa e ne mantiene intatta la stanza. La sorella Shirin, timida e introversa, si costruisce un mondo parallelo fatto di cinema nazionale e internazionale. Tra i suoi film preferiti compare anche La stanza del figlio di Nanni Moretti, in cui la ragazza rivede la tragica storia della propria famiglia.

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Nowruz 1399

"Anche se i rami dell’albero soffrono per la lontananza l’uno dall'altro, le loro radici si stringono e non si lasciano mai" (Hushang Ebtenaj, poeta contemporaneo persiano).
Il 20 marzo, si festeggia il Nowruz, il Nuovo Anno per iraniani, curdi e altri popoli, che entrano nel 1399. Nowruz (anche detto Norouz, Nawruz, Norooz, Norouz) significa “nuovo giorno”; nella tradizione, nella cultura e nella mentalità persiana, da quattromila questo giorno  rappresenta la vittoria sull’inverno e su tutto ciò di cui l’inverno può essere il simbolo: una vittoria che nessuna circostanza storica è mai riuscita ad oscurare.
La Taberna Persiana, manda per l'occasione un saluto e un augurio in questo momento così particolare per tutti (all'interno il testo completo).

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Musica persiana con il Maestro Kayhan Kalhor e Behnam Samani

L’Associazione Culturale Italo Iraniana Alefba in collaborazione con l’Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l'Oriente ISMEO presenta un imperdibile concerto di Kayhan Kalhor, celeberrimo musicista persiano e il maestro di kamancheh e setar che si esibirà insieme a Behnam Samani, un grande percussionista iraniano. Appuntamento domenica 9 febbraio 2020 alle ore 19 il Teatro Greco, in via Ruggero Leoncavallo 10.

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