Giovedì, 11 Settembre 2008 02:00

Ancor ci si imbaRazza: storie di ordinaria xenofollia

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La mia richiesta è semplice, niente dell’altro mondo: un orecchino con la forma del continente africano.
La signora appare un po’ sconcertata. […] Ma la ciliegina sulla torta arriva quando esclama tutta occhi luccicanti: "Ma non possiamo lasciarla vuota quest’Africa. Mettiamoci un brillantino sulla capitale!" La capitale????? Allibita, guardo mia madre. Il mio sguardo sta dicendo: "Ma questa qui l’ha fatta la quinta elementare?" Delicatamente, premurosa di non offendere, osservo: "Be’, bisognerebbe decidere quale". E lei, in tutto candore: "Perché? Ce n’è più di una?" A questo punto i punti esclamativi sono sulle nostre teste.
Salaci, sferzanti, divertenti nonostante la punta d’amaro: così sono i ventidue brevi racconti che compongono il libro di Sabrina Brancato "Ancor ci si imbaRAZZA".
Un carosello di storie che raccontano episodi di ordinaria xenofobia, e ciò che sconcerta non è tanto la xenofobia quanto l’ordinarietà.
Sono infatti vicende di tutti i giorni, vissute con la massima disinvoltura da parte dei protagonisti, che spesso peccano, se non proprio di razzismo, di quell’impostazione culturale più subdola che è il preconcetto razzista.
La mia richiesta è semplice, niente dell’altro mondo: un orecchino con la forma del continente africano.
La signora appare un po’ sconcertata. […] Ma la ciliegina sulla torta arriva quando esclama tutta occhi luccicanti: "Ma non possiamo lasciarla vuota quest’Africa. Mettiamoci un brillantino sulla capitale!" La capitale????? Allibita, guardo mia madre. Il mio sguardo sta dicendo: "Ma questa qui l’ha fatta la quinta elementare?" Delicatamente, premurosa di non offendere, osservo: "Be’, bisognerebbe decidere quale". E lei, in tutto candore: "Perché? Ce n’è più di una?" A questo punto i punti esclamativi sono sulle nostre teste.
Salaci, sferzanti, divertenti nonostante la punta d’amaro: così sono i ventidue brevi racconti che compongono il libro di Sabrina Brancato "Ancor ci si imbaRAZZA".
Un carosello di storie che raccontano episodi di ordinaria xenofobia, e ciò che sconcerta non è tanto la xenofobia quanto l’ordinarietà.
Sono infatti vicende di tutti i giorni, vissute con la massima disinvoltura da parte dei protagonisti, che spesso peccano, se non proprio di razzismo, di quell’impostazione culturale più subdola che è il preconcetto razzista.

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Letto 711 volte Ultima modifica il Martedì, 13 Ottobre 2009 21:13