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Post mortem

Il mondo di "Post mortem" è quello degli ebrei di Tel Aviv, e in particolare quello degli immigrati in fuga dalla Germania fra gli anni Venti e Quaranta del Novecento. Kaniuk, ripercorrendo gli eventi tragici e insieme quotidiani che smembrarono la sua famiglia fino a farla sparire, si tiene lontano da ogni ripiegamento sentimentale. La scomparsa di una così fitta ragnatela di parentele diventa occasione per dissezionare anche il mito della grande famiglia patriarcale della tradizione ebraica e farne il bersaglio della sua pungente scrittura.

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Un divorzio tardivo

Un uomo fuggito da Israele per rifarsi una vita in America ritorna in patria per sciogliere definitivamente ogni legame con la moglie.
La storia dell’impossibile separazione raccontata da tanti “io” diversi, dai punti di vista - tutti parziali e tutti con le loro ragioni - dei vari personaggi. La crisi di una famiglia come metafora dell’identità ebraica, divisa tra diaspora e costruzione di uno stato nazionale.

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La scatola nera

Una donna scrive all’ex marito lontano per chiedere aiuto per sè e per il loro figlio, un ragazzo difficile e ribelle.
Si avvia così una corrispondenza che apre la “scatola nera” dei ricordi e dei risentimenti, delle ragioni e dei silenzi che hanno portato alla catastrofe dei personaggi.

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Il libro della grammatica interiore (1991)

(Traduzione di Sarah Kaminski e Elena Loewenthal)
La storia di un tredicenne ipersensibile, Aharon, a contatto con le prime esperienze: l’amicizia, il sesso, l’amore.
Sullo sfondo, la guerra del 1967, e i conflitti privati della sua famiglia, da cui il bambino si ritrae costruendosi una sua personalissima forma di comunicazione, la sua “grammatica interiore”.

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In fine (1984)

(Traduzione di Elena Loewenthal)
La storia di un ingegnere di Tel Aviv che si scopre ammalato di ipertensione, e da questa scoperta viene spinto in una crisi generale che coinvolge se stesso e il mondo che lo circonda.
Meir, il protagonista, è il tipico anti-eroe israeliano, ossessionato dalla propria impotenza e dal proprio fallimento.
“Cantore della Tel Aviv laica, Shabtai ha descritto in modo impietoso la saga di una generazione vissuta all’ombra delle grandi imprese sioniste, i cui esponenti, soprattutto maschili, sono preda di un’angoscia senza fine, incapaci di portare a termine una qualsivoglia azione” (E. Trevisan Semi).
Il romanzo è stato pubblicato postumo, a cura della moglie dell’autore.

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Tigerhill

Una mattina una giovane donna si sveglia con il presentimento che il sogno appena fatto contenga qualche realtà. Contemporaneamente un attentato devasta la città e miete tre morti. La protagonista ripensa a tutta la vicenda e ricorda di aver fotografato poco tempo prima un importante scrittore, si convince poi che l'attentato fosse rivolto contro di lei e da quel momento inizia una avventura che la porterà lontano. Un thriller anomalo, dove la soluzione più logica si nasconde nell’irrazionale.

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Tumulto

Mi piacerebbe scrivere un romanzo che non sia come un romanzo.....ma come una breve enciclopedia, un testo in cui puoi aprire una pagina a caso e leggere....e ogni brano aggiunge un elemento alla conoscenza del lettore.
E' giunto il tempo del lettore onniscente.
Priscilla, la protagonista del romanzo, troverà in India elementi che cambieranno il suo destino.

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Io il Supremo

La confessione del Dittatore, fatta a se stesso, al suo segretario e al suo cane.
Dopo la pubblicazione di questo libro l’autore ha dovuto lasciare il Paraguay.
Fuori catalogo.

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Miramar

Il romanzo è ambientato nei primi anni sessanta in Alessandria d'Egitto, un'Alessandria piovosa e fredda che sta vivendo l'epilogo della presenza europea.
Sei personaggi, capitati lì per i motivi più disparati, si ritrovano insieme nella eleganza decadente della Pensione Miramar.
Figura centrale è l’affascinante Zahara, i cui rapporti con gli altri cinque personaggi riflettono simbolicamente le realtà politiche e sociali del periodo.

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Le ninfe della valle

Quattro racconti che sono ”un inno all’amore, un dipinto dell’artista Gibran nel quale gli amanti passeggiano tra i salici, e l’unità di ciascuno era un linguaggio che parlava dell’unione di entrambi; e un orecchio che ascoltava in silenzio l’ispirazione d’amore; e un occhio che vedeva la gloria della felicità”.

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I pozzi di Betlemme

I pozzi di Betlemme è un libro autobiografico che insieme ai ricordi d’infanzia rievoca la società della Betlemme degli anni Venti del secolo scorso e quella della Gerusalemme nel decennio successivo. Dai ricordi sono estratti come da un archetipo i molteplici significati di cui “il primo pozzo” è investito, a contenuto e tema centrale del racconto.

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Giocare con la letteratura

Il libro propone un modo nuovo e originale di affrontare la lettura dei testi letterari.
Si propone infatti di ricreare il piacere del testo stimolando la lettura in modo ludico, attraverso una serie di attività motivanti che permettono allo studente di avvicinarsi alla letteratura in maniera giocosa.
A ciò si aggiunge una grande varietà di attività sulla lingua (lessico, morfologia, sintassi) e sullo stile.

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Il mondo è grande e alieno

La serena vita di una comunità indigena viene sconvolta dall'avidità di un proprietario terriero bianco, appoggiato da clero, esercito e burocrazia che con la forza e con l'inganno s'impadronisce del villaggio.
Grande romanzo “indigenista”: gli indios lottano per difendere le proprie terre ma anche la loro dignità e la loro concezione della vita.
Il libro è attualmente fuori catalogo.

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Il nostro quartiere

La vita quotidiana di un quartiere del Cairo, vista attraverso gli occhi incantati di un bambino, anima le settantotto sequenze in cui si ordinano questi racconti sospesi tra la realtà e le fantasie di un mondo in cui la tradizione orientale convive con il fascino della civiltà europea.

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Una memoria per l’oblio

"Il cielo di Beirut è una grande cupola, una scura lastra di ferro. [...] Posso prendere un gesso e scrivere sulla lavagna i nomi e i commenti che voglio.
L'idea mi attrae.
Che cosa scriverei se salissi sul tetto più alto? '- Non passeranno'? L'hanno già scritto. 'Moriamo perché la patria viva'? L'hanno già scritto.'Hiroshima'? Già scritto.
Tutte le lettere si sono sparpagliate via dalla mia memoria e dalle mie dita. Ho dimenticato l'alfabeto. Ricordo solo sei lettere: b e i r u t".
Un libro di memorie scritto da uno dei più grandi poeti arabi che ha seguito il destino della diaspora palestinese.

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