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Le cinque stagioni dell’amore

Terzo romanzo di João Almino ambientato nel caos della Brasilia contemporanea, Le cinque stagioni dell’amore narra la transizione nella vita di Ana, professoressa universitaria in pensione delusa dall’ordinarietà della propria vita e in attesa di un evento che la infranga. Nel corso della storia, l’evento straordinario oggetto della ricerca di Ana si rivelerà essere la rete di relazionalità alternative che nel tempo si costruiscono attorno a lei con amici di differente classe, educazione, razza, sesso, inclinazione sessuale.

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NonnaDiciannove e il segreto del sovietico

Con questo romanzo l'autore riesce a raccontare le crepe e le contraddizioni dell’Angola postcoloniale senza appesantire la narrazione di retorica politica. Le surreali vicende che ruotano attorno a un improbabile mausoleo a lode e gloria del Compagno Presidente Agostinho Neto e al piano per farlo saltare in aria sono osservate attraverso gli occhi di un bambino che parla una lingua inedita, infantile e coltissima, che cerca di adattarsi alla realtà, senza rinunciare a interpretarla.

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Il giardino persiano

Estate 1981, una famiglia prepara i bagagli per recarsi in un luogo insolito. Il padre, diplomatico, è stato nominato ambasciatore d’Italia a Teheran. Fin dall’arrivo all’aeroporto i personaggi vengono proiettati in un mondo pieno di violenza, interdizioni, donne velate di nero, uomini barbuti, soldati armati e su tutti domina la figura potente e inquietante dell’Ayatollah Khomeini. In questa cornice fosca si apre lo spazio incantato del giardino dell’ambasciata, antica residenza di principi persiani, che nasconde misteri e promesse di giochi senza fine, in un tempo fuori dal tempo, laddove ogni rapporto con l’esterno è fortemente compromesso dalla situazione storica e politica dell’Iran di quegli anni.

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Srebrenica. La giustizia negata

Di Luca Leone e Riccardo Noury. Prefazione di Moni Ovadia. Introduzione di Irfanka Pašagić. Postfazione di Silvio Ziliotto
Srebrenica, Bosnia Erzegovina, 11 luglio 1995: oltre diecimila maschi tra i 12 e i 76 anni vengono catturati, torturati, uccisi e inumati in fosse di massa. Stesso destino hanno alcune giovani donne abusate dalla soldataglia. Le vittime sono bosniaci musulmani, da oltre tre anni assediati dalle forze ultranazionaliste serbo-bosniache agli ordini di Ratko Mladić e dai paramilitari serbi.
Quattro lustri dopo, rimane un profondo senso di ingiustizia e di impotenza nei sopravvissuti e un pericoloso messaggio di impunità per i carnefici di allora, in buona parte ancora a piede libero e considerati da alcuni persino degli “eroi”.
Questo libro è un reportage nel buco nero della guerra e del dopoguerra bosniaco e nel vuoto totale di giustizia che ha seguito il genocidio di Srebrenica, una delle pagine più nere della storia europea del Novecento e sicuramente la peggiore dalla fine della seconda guerra mondiale.

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Srebrenica. La giustizia negata

Di Luca Leone e Riccardo Noury. Prefazione di Moni Ovadia. Introduzione di Irfanka Pašagić. Postfazione di Silvio Ziliotto
Srebrenica, Bosnia Erzegovina, 11 luglio 1995: oltre diecimila maschi tra i 12 e i 76 anni vengono catturati, torturati, uccisi e inumati in fosse di massa. Stesso destino hanno alcune giovani donne abusate dalla soldataglia. Le vittime sono bosniaci musulmani, da oltre tre anni assediati dalle forze ultranazionaliste serbo-bosniache agli ordini di Ratko Mladić e dai paramilitari serbi.
Quattro lustri dopo, rimane un profondo senso di ingiustizia e di impotenza nei sopravvissuti e un pericoloso messaggio di impunità per i carnefici di allora, in buona parte ancora a piede libero e considerati da alcuni persino degli “eroi”.
Questo libro è un reportage nel buco nero della guerra e del dopoguerra bosniaco e nel vuoto totale di giustizia che ha seguito il genocidio di Srebrenica, una delle pagine più nere della storia europea del Novecento e sicuramente la peggiore dalla fine della seconda guerra mondiale.

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Scritto sulla tua terra

In Scritto sulla tua terra il giovane autore racconta la scomparsa del padre Héctor Libertella (1945-2006), figura di spicco nel panorama delle lettere argentine, nonché uomo sopra le righe e immolato all’alcolismo: ma se nel racconto del lutto, mai enfatico, mai accanito, Mauro cerca innanzitutto una riconciliazione affettiva, per lui è altrettanto importante ricollocare se stesso in un’ipotetica genealogia letteraria. Si chiede infatti Mauro: è possibile diventare scrittori quando il nostro cognome appartiene già a uno autore consacrato? Una narrazione dura, onesta, talvolta soffocante, ma al contempo mai deprimente in cui l'autore racconta gli ultimi giorni di questo grande padre.

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Cucinati un uomo

Cucinati un uomo è un'opera di teatro scritta in risposta alla sua prima opera teatrale, Vacío, manifesto contro la maternità che sosteneva la tesi per cui le artiste non possono nè vogliono avere figli e che la maternità per un'autrice è una rovina. In questo libro l'autrice afferma che la maternità non è una rovina ma una decisione. E' un'opera infantile, fobica, con senso dello humor e che guarda con innocenza al "fenomeno" del corpo femminile e ai ruoli sociali che gli vengono imposti.

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La casa di mio padre

Figlio di un funzionario statale politicamente impegnato, con il quale vive un rapporto molto conflittuale, il protagonista di questo romanzo passa da un’infanzia relativamente agiata nella Turchia di inizio Novecento a un’adolescenza segnata dalla miseria più nera durante l’esilio della famiglia in Libano.

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La città ai confini del cielo

Nella Istanbul del XVI secolo, in un caleidoscopio di personaggi storici e immaginari, Jahan è un mahout bugiardo e opportunista, un ragazzino scaltro di origini oscure. Arrivato via nave nella città delle sette colline per accompagnare Chota, l'elefante bianco che lo Scià dell'Hindustan ha mandato in dono al Sultano Suleiman, la sua vita dovrebbe restare confinata nel serraglio, fra tigri, leoni, gazzelle e giraffe. Jahan dovrebbe rimanere per sempre relegato al rango di servitore privilegiato, dedito alle cure di Chota, il pachiderma che adorna con la sua stravaganza lo zoo privato del palazzo reale.

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L’avventurosa storia dell’uzbeko muto

La giovinezza, si sa, è l’età degli ideali, delle grandi battaglie, ma anche del velleitarismo, delle bevute con gli amici, dell’inquietudine sentimentale. E i giovani sudamericani degli anni Settanta non facevano certo eccezione. In questo «romanzo in storie» Luis Sepúlveda racconta il passato e i sogni della sua generazione, e lo fa attraverso la lente dell’affetto e dello humour, che stempera le tensioni e ci riporta intatti le passioni e i momenti di entusiasmo della sua giovinezza militante.

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Un’idea di felicità

La felicità è ancora di questo mondo? In un'epoca frettolosa e spesso cupa, dai ritmi di vita e di lavoro innaturali, dov'è finito il tempo per la vita, per la persona, per la condivisione? C'è ancora, è la risposta di Luis Sepùlveda e Carlo Petrini, purché sappiamo trovarlo, rubando ai nostri giorni frenetici lo spazio per far germogliare un seme, per scambiarci un aneddoto spezzando il pane, o per fare la nostra parte nella battaglia per un mondo più sostenibile e generoso.

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L’alfabeto delle spezie

Leela e suo marito sono felicemente sposati solo perché Leela non è innamorata di lui. La donna infatti è certa che quando in una relazione entra l’amore, il rapporto sia destinato a degenerare e sfaldarsi … La coppia vive tra le colline dove si coltivano le piante da tè e decide, per integrare i guadagni, di aprire una piccola pensione.

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La città del piacere

Una città unica, semplice fino all’astrattismo, i cui bianchi palazzi si stagliano alti e leggeri, nel mezzo del deserto. Si dice sia stata eretta in un solo giorno e consacrata alla Dea del piacere. I suoi abitanti, plasmati per rispondere alla chiamata della seduzione e abbandonarsi a carezze lascive, consumati da un desiderio bruciante e inappagabile.

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Rosa Rosa amore mio

La vita di Lotusa, una piccola città costiera, sta per essere scombussolata dall'arrivo di un contingente di militari americani in licenza dal Vietnam. La prospettiva di spillare dollari ai soldati accende la cupidigia di un gruppo raccogliticcio di magnaccia e tenutarie di bordelli che si affidano ad un ampolloso professore d'inglese per organizzare un corso di formazione per bargirls. Scopo iniziale del corso è di insegnare una trentina di frasi d'inglese che potrebbero tornare utili alle intrattenitrici, ma ben presto il professore si lascerà prendere la mano.

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Il venditore del tempo

Il venditore del tempo è un'ampia selezione antologica della prima e più celebre raccolta del poeta di Baalbek, in dialetto arabo-libanese, qui pubblicata per la prima volta in traduzione con testo a fronte in una lingua straniera. Con quest'opera, vincitrice nel 1972 del premio "Said Aql" (Libano), Haidar offre un valido contributo ai dibattiti sulla modernità poetica e sul linguaggio della letteratura nel Libano contemporaneo.

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Stato d’assedio

Stato d'assedio (Hàlat Hisàr) è un 'testo', come lo ha definito lo stesso autore, elaborato a Ramallah nel gennaio 2002, nelle settimane in cui la città era assediata dalle truppe israeliane del generale Ariel Sharon.
Mahmud Darwish, che a Ramallah viveva, si è trovato perciò nella hàla, ossia nella 'condizione' di assediato. Con questo 'testo' il poeta palestinese non vuole solo descrivere lo stato d'assedio, vuole invece e soprattutto dare corpo alle parole per esprimere la hàla quando ci si ritrova a essere assediati.

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Palestina, una terra troppo promessa

Palestina, una terra troppo promessa mette in luce la tragedia del popolo palestinese e gli aspetti più sconcertanti del modo in cui i padroni del mondo trattano il conflitto in Palestina.
Si moltiplicano le cariche di odio e di violenza per cancellare gli effetti di una forte identità che non si arrende e combatte per una terra ricca di memoria e di sentimenti, simboleggiati dall'attaccamento dei palestinesi alle chiavi di casa.

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Decolonizzare la mente

I quattro testi che compongono Decolonizzare la mente, pubblicati in inglese alla metà degli anni Ottanta, sono a buon diritto tra gli scritti più famosi di Ngugi, la summa di un pensiero che si è andato formando con anni di studio e con dolorose esperienze vissute in prima persona: in particolare la scelta di scrivere una pièce di critica al potere nella sua lingua madre, il gikuyu, in modo che potesse essere capita da ogni strato di pubblico, costò allo scrittore oltre un anno di detenzione.

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Lo sciopero dei mendicanti

Una circolare ministeriale prescrive di ripulire la città (Dakar) dai mendicanti, larve umane onnipresenti e fastidiose, un'autentica minaccia per passanti e turisti. Mour Ndiaye, l'ambizioso Direttore del Servizio di igiene pubblica vede nell'impresa l'opportunità che gli può consentire la nomina di vice presidente della repubblica. I mendicanti però relegati in periferia entrano in sciopero e Kiti Bokul, il marabutto di Mour, si è rivolto, assicura che l'obiettivo tanto ambito può essere invece raggiunto sacrificando un bue e distribuendone la carne ai mendicanti.

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Quando la vita si illumina

Quando la vita si illumina è un romanzo sulla speranza, sull’amore senza condizioni e sul miracolo della vita qualunque essa sia. È la storia di un bambino unico, un po’ speciale, Omero, che trascorre lunghe giornate in mare con la madre e il nonno sul Safa, e che ha un forte desiderio: parlare con il suo Angelo. Il desiderio di Omero sembra però nato a non realizzarsi quando l'incredibile amicizia con un delfino, tenuta debitamente nascosta per evitare la derisione di compagni e maestri, schiuderà al piccolo le porte del Mondo della Luce.

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