Martedì, 06 Dicembre 2016 13:33

Giardini di consolazione

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Dagli anni Venti agli anni Cinquanta del secolo scorso l’Iran, paese fortemente tradizionalista e con un impressionante tasso di analfabetismo, conosce un periodo di modernizzazione poco noto a noi occidentali. Il primo motore di questa apertura alla modernità è Reza Khan, diventato scià grazie a un colpo di Stato che limita il potere temporale dei religiosi, istituisce l’istruzione obbligatoria aprendo scuole in maniera capillare, e proibisce l’uso del chador.

Dagli anni Venti agli anni Cinquanta del secolo scorso l’Iran, paese fortemente tradizionalista e con un impressionante tasso di analfabetismo, conosce un periodo di modernizzazione poco noto a noi occidentali. Il primo motore di questa apertura alla modernità è Reza Khan, diventato scià grazie a un colpo di Stato che limita il potere temporale dei religiosi, istituisce l’istruzione obbligatoria aprendo scuole in maniera capillare, e proibisce l’uso del chador. Dal 1950 al 1953 l’Iran vive addirittura un periodo di autentica democrazia con il governo Mossadeq, finito anch’esso in un colpo di Stato che porterà al ritorno dell’assolutismo e, pochi anni dopo, all’integralismo degli ayatollah. Giardini di consolazione è la saga di una famiglia iraniana durante quel movimentato trentennio. Dopo il matrimonio Sardar e Talla, due contadini di uno sperduto quanto idilliaco villaggio dell’interno, decidono di andare a cercare fortuna al nord in un villaggio vicino a Teheran. È un Iran ancora feudale. Sardar fa il pastore, Talla fa i latticini e tiene la casa. Avranno un figlio, Bahram, che avrà un destino molto diverso: con le nuove norme, infatti, Bahram va a scuola, legge giornali e frequenta ragazze di cui vede la faccia. È il breve e radioso periodo della democrazia di Mohammad Mossadeq, del proliferare dei partiti politici, della nazionalizzazione del petrolio su cui hanno messo le mani inglesi e russi. Finché il colpo di Stato reazionario, pilotato dagli Stati Uniti che temono il dilagare del comunismo nel paese, non spegne di colpo i sogni di un’intera nazione.

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Letto 798 volte Ultima modifica il Martedì, 11 Aprile 2017 12:35