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Hshouma. Manifesto per una liberazione sessuale

Hshouma in Marocco significa "vergogna" e indica tutti i temi tabù che non dovrebbero essere discussi nella società o nella famiglia. Questo il nome scelto dalla femminista marocchina Zainab Fasiki per un progetto artistico che è anche una denuncia dell'oppressione delle donne - non solo nel suo Paese - e una liberatoria lezione di educazione sessuale. Attraverso il disegno e la scrittura, Fasiki ridefinisce i canoni della bellezza, si prende gioco delle ipocrisie della società patriarcale e ne demolisce uno per uno gli stereotipi. Coraggiose e ironiche quanto la loro autrice, le sue donne sfidano pregiudizi e convenzioni, coinvolgendo il lettore nella costruzione di una identità nuova.

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Il mondo secondo Savelij

Le note dell’Amoroso di Vivaldi, il profumo della filipendula, una scatola di banane firmata Chiquita. Ecco i primi ricordi di Savelij, della sua infanzia vissuta nel giardino della palazzina dei Morozov. Savelij altro non è che un gatto moscovita che coglie del destino ogni opportunità. Dal giorno in cui il giovane Vitja decide di adottarlo e portarlo a casa con sé, la vita di Savelij si rivoluziona improvvisamente e si riempie di incredibili avventure: passa dal convivere con un pappagallo stonato ad essere assunto alla Galleria d’arte Tret’jakov, dall’accompagnare in bicicletta un fattorino kirghiso nelle consegne a domicilio a dividere la cuccia con un brabantino strabico.

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Hagar, il nostro capitano. La schiava di Abramo

«Scrittori di Scrittura» è un progetto che presenta al pubblico le opere di alcuni autori che si sono cimentati nella riscrittura di un brano biblico secondo la propria sensibilità. Ogni volume è corredato della breve introduzione esegetica di un biblista e della traduzione del testo originale dall'ebraico o dal greco. «Hagar è una schiava», dice la donna che ha delle ciocche castane che le fuoriescono dal foulard verde. «Non mi importa cosa dice la Bibbia, la mia di Hagar, il mio capitano, non è la schiava di nessuno».

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Rose d’Arabia

Antologia di racconti che offre un’inedita panoramica di uno degli universi femminili più nascosti della nostra epoca. L’higiab, il tradizionale velo nero che nasconde il volto delle donne saudite, è il simbolo della condizione femminile in Arabia Saudita. Ed è una presenza ingombrante in molti di questi racconti.
La società saudita è rigidamente divisa in due, uno sdoppiamento tra popolazione maschile e popolazione femminile unico al mondo: doppie università, doppie redazioni di giornali, doppi ospedali, doppi ministeri, ma anche doppi, e separati, ingressi negli uffici e nei ristoranti.
La novità è costituita dal ruolo sempre più dinamico che le donne saudite rivestono nella vita professionale del loro paese, creando contraddizioni nell’ordine tradizionale che assegna alla donna una posizione subalterna.

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