Bosnia Erzegovina

Sezione a cura di Amra Haseljic ed Emina Bratic
 
La regina bosniaca Katarina Kosaca Kotromanic

Una delle prime immigrate dalla Bosnia a Roma fu proprio l’ultima regina bosniaca Katarina Kosaca Kotromanic che, dopo la caduta del paese nelle mani degli Ottomani nel 1463, trovò asilo a Roma. Ben presto guadagnò la stima e protezione del papa a cui lasciò i suoi beni dopo la morte, inclusa la corona della Bosnia. I suoi resti mortali sono stati sepolti presso una delle più belle chiese di Roma: la Basilica di Santa Maria in Aracoeli. Sfortunatamente i fatti di storia recente hanno di nuovo costretto tantissimi bosniaci a seguire le orme della loro ultima regina e di nuovo a chiedere aiuto e asilo ad un paese vicino. Il più grande flusso di immigrati bosniaci avviene proprio nel 1992 a seguito dei primi segni di guerra. Si calcola che nel periodo fra 1992/93 in Italia soggiornavano circa 30.000 rifugiati bosniaci e che dopo un primo soggiorno in Italia si sono trasferiti in più di cento paesi di tutto il mondo (Germania, Austria, Svezia, Norvegia, USA, Canada, Australia e altri). I valori ISTAT del 2010 riportano i seguenti dati  statistici: 31.972 bosniaci in tutta Italia e 3.030 a Roma. La maggior concentrazione di immigrati bosniaci in Italia è nelle zone nord e centro Italia: Toscana, Friuli Venezia Giulia e Lombardia. Nel Lazio, oltre che a Roma, bosniaci vivono a Santa Marinella, Marcellina, Tivoli, Marino, Ostia e Palombara.   
 
 
 
Informazioni sul paese: 
 
La Bosnia
La Bosnia Erzegovina è un paese montuoso situato nel cuore della penisola balcanica nell'Europa sud-orientale; geograficamente la regione della Erzegovina si trova a sud della Bosnia, ma il paese è spesso chiamato Bosnia per brevità. A nord e ad ovest si trova la Croazia, ad est la Serbia e il Montenegro. Nel sud-ovest tocca brevemente, per 27 km, la costa del Mare Adriatico.

La nazione è formata da due entità: la Federazione di Bosnia Erzegovina, divisa in 10 cantoni e la Republika Srpska (Repubblica Serba di Bosnia Erzegovina) suddivisa in 7 regioni. Sussiste, inoltre, il distretto di Brcko, neutrale ed autonomo, formalmente parte di entrambe le entità Republika Srpska e Federazione di Bosnia Erzegovina.


Area: 51,209 km²
Popolazione: circa 4.5 milioni di abitanti
Densità: 90,2 abitanti per km² 
Governo: democrazia parlamentare
Capitale: Sarajevo 
Lingua: bosniaco, serbo, croato
Religione: In Bosnia Erzegovina sono presenti tutte e quattro le religioni monoteistiche: musulmana (43%), cristiana ortodossa (31%), cristiana cattolica (17%) ed ebraica (1%). Le altre religioni raggiungono complessivamente l’8%. 
Moneta: Konvertibilna marka (KM), (1KM = 0,51129 EUR)
Prefisso telefonico: dall'Italia 00387 

Sigla: BiH 
Suffisso internet: .ba 
Il paese è in attesa di entrare nella NATO  
 
 
Link utili: Sito Ufficiale del Governo della Bosnia ed Erzegovina e Ambasciata italiana in Sarajevo 

Statistiche ufficiali da www.fzs.ba
 
 
Ambasciata della Bosnia Erzegovina
piazzale Clodio, 12
tel.: 06 39742817 fax: 06 39030567

Consolato della Bosnia Erzegovina
via Pilo Albertelli, 11
tel. 06 3728509 fax 06 39030567

Ambasciata della Bosnia Erzegovina presso la Santa Sede

piazzale Clodio, 12 – int. 19
tel. 06 39742411 fax 06 39742484


La storia
Necropoli di Radmilje
 
I primi abitanti dell'odierna Bosnia Erzegovina furono gli Illiri, e in epoca romana fu una provincia dell'Impero. Nel 395 d.C., il fiume Drina divenne la linea di demarcazione tra Impero Romano d'Oriente (con capoluogo Bisanzio) e l'Impero Romano d'Occidente. Nel VII secolo vi si stabilirono dei popoli slavi provenienti dal nord e nei due secoli successivi la Bosnia fu semi-indipendente, governato da un "ban" (governatore), e alternativamente fu sotto il controllo dell'Ungheria o di Bisanzio. Intorno al 1200, il regno di Bosnia ottenne l'indipendenza dalla Ungheria e da Bisanzio e mantenne questo status per oltre 260 anni. Il re Stephen Tvrtko (1353-1391) ampliò il Paese includendovi la piccola area chiamata Hum (Erzegovina), alcuni tratti della costa adriatica. Durante questo periodo d’oro, un movimento eretico cristiano conosciuto come Bogomilismo (dalla parola bog= dio e mio=caro, amico) iniziò ad attrarre seguaci in Bosni. Pure alcune autorità Bosniache adottarono il Bogumilismo per riscattarsi dalle influenze dei vicini cattolici ed ortodossi. Il Bogumilismo fu sradicato in Bulgaria ed a Bisanzio nel XIII secolo, ma resistette in Bosnia fino al tempo dell’ Impero Ottomano. Sia i cattolici sia gli ortodossi perseguitarono i Bogomili come eretici. 

Nel XIV secolo, l'impero ottomano invase i Balcani ed occupò la Bosnia Erzegovina per quattro secoli, nel corso dei quali buona parte della popolazione si convertì all'Islam pur di evitare di cadere nella trappola Cattolica o Ortodossa tesa dai vicini nella regione. Il mosaico religioso della Bosnia divenne ancor più movimentato con l’arrivo degli ebrei: questi, banditi nel 1492 in Spagna dai cattolicissimi sovrani Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona, trovarono favorevole accoglienza da parte delle autorità ottomana.

Nel 1878 l'impero ottomano dovette arretrare dai Balcani e la Bosnia Erzegovina passò sotto il controllo dell'Impero austro-ungarico. Il 28 giugno 1914 l'assassinio a Sarajevo dell'arciduca Francesco Ferdinando, erede dell'impero austro-ungarico, ad opera di Gavrilo Princip, un serbo della Bosnia, fu la scintilla che scatenò la prima guerra mondiale.

Alla fine della guerra, nel 1918, gli slavi del sud formarono una nazione di Serbi, Croati e Sloveni che successivamente venne chiamata Iugoslavia. Durante la seconda guerra mondiale, insieme ad altri paesi dei Balcani, la Bosnia Erzegovina venne occupata dai tedeschi. Contro l’occupazione tedesca sorse un movimento di resistenza delle forze comuniste jugoslave guidato da Josip Broz detto “Tito”, che nel 1945 divenne leader del nuovo governo della Iugoslavia. Tito non si adeguò allo stile di governo di Stalin, creando invece un sistema politico ed economico molto più democratico ed occidentale.

Dopo la morte di Tito nel 1980 aumentarono le tensioni etniche e il desiderio di democrazia e indipendenza delle varie regioni. Alle prime elezioni libere della repubblica nel 1990, i comunisti furono ampiamente sconfitti dai partiti nazionalisti serbo e croato, che rappresentavano le rispettive comunità, e dal forte partito musulmano favorevole a una Bosnia Erzegovina multietnica. I partiti musulmano e croato si allearono contro i nazionalisti serbi, e il 15 ottobre 1991 dichiararono l'indipendenza del paese dalla Iugoslavia, provocando le dimissioni dei parlamentari serbi che crearono un proprio parlamento. Quando la Bosnia Erzegovina ottenne il riconoscimento internazionale e fu frettolosamente ammessa all'ONU, il dialogo tra le due partì si interruppe.

Anche se la presidenza musulmana della Bosnia Erzegovina garantiva i diritti dei serbi, il governo di Belgrado spinse gli estremisti serbi a difendere i serbi bosniaci dal 'genocidio'. Nell'aprile del 1992 scoppiò la guerra, poco dopo che a Sarajevo i cecchini serbi spararono  contro civili disarmati durante una manifestazione a favore della pace. I quattro anni successivi causarono un numero enorme di vittime e danneggiarono gravemente il territorio; la città di Sarajevo subì 1425 giorni di assedio – l’assedio piu’ lungo nella storia moderna, e l’unico legame con il mondo era il tunnel di Sarajevo. A Sarajevo in questo periodo sono cadute 470.000 granate vale a dire 330 al giorno. Circa 10.650 civili sono stati uccisi, tra cui 1.601 bambini.

La guerra si concluse con la firma degli accordi stipulati a Dayton (Ohio), tra il 1º e il 26 novembre 1995. Parteciparono ai colloqui di pace tutti i più importanti rappresentanti politici della regione: Slobodan Milosevic, il presidente della Croazia Franjo Tudjman e il presidente della Bosnia Erzegovina Alija Izetbegovic. La conferenza di pace fu guidata dal mediatore statunitense Richard Holbrooke, assieme all'inviato speciale dell'Unione Europea Carl Bildt e al viceministro degli esteri della Federazione Russa Igor' Ivanov.
L'accordo (formalizzato a Parigi, il 14 dicembre 1995) sanciva l'intangibilità delle frontiere, uguali ai confini fra le repubbliche federate della RSFJ, e prevedeva la creazione di due entità interne allo stato di Bosnia Erzegovina: la Federazione Croato-Musulmana (51% del territorio nazionale) e la Repubblica Serba (RS, 49% del territorio e 63). Le due entità create sono dotate di poteri autonomi in vasti settori, ma sono inserite in una cornice statale unitaria. Alla Presidenza collegiale del Paese siedono un serbo, un croato e un musulmano, che a turno, ogni otto mesi, si alternano nella carica di presidente.