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Vetri rosa

Questo libro non si può definire né un racconto (ma lo è), né una serie di racconti (forse lo sono): è un raccontare, che si muove intorno all'infanzia e all'adolescenza albanese, alle amiche, ai giochi sessuali, alla solitudine infantile, all'amore, alla rivalità, alla morte. I vetri rosa sono pezzetti di vetro attraverso cui guardare la propria vita da dietro la morte,

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La mano che non mordi

Esiste una lingua per raccontare lo spaesamento? Tutto parte da un viaggio a Sarajevo: un tuffo nel cuore dei Balcani, generoso e polveroso come nei ricordi d'infanzia. Qui la pioggia bagna la pelle più in profondità che altrove. La morte è più sorprendente e ha più sapore.

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Il paese dove non si muore mai

La ragazzina che dice "io" in questo libro ha sette anni, poi tredici, poi ventidue. Attraversa l'infanzia e l'adolescenza in un paese duro come l'Albania di Enver Hoxha, misurandosi con le questioni piccole e immense che attraversano la testa dei bambini e con il silenzio di una società che non ammette domande.
Dall'infinità dell'universo al frastuono spaventoso delle esercitazioni militari, dal piacere proibito dei libri letti di nascosto al terrore della "puttaneria" che sembra essere la natura stessa delle donne in una società chiusa e maschilista, non c'è pagina di questo libro che non tocchi con levità e ironia un nodo profondo, un dolore segreto, un divieto inaccettabile.

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