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Leggende di Cusco

Leggende trascritte dal racconto a viva voce di Ana Ponce Paredes.
Lingua: italiano e quechua.
Una raccolta di leggende provenienti dalla zona di Cusco, antica capitale dell’impero Inca, che ci trasportano in questa terra ricca di tradizioni millenarie e di saperi antichi.
Gli uomini delle Ande vivono in un ambiente impervio, ad alte quote, sotto il profilo di montagne ricoperte di fitta vegetazione, arroccati su dirupi e su fiumi incassati in valli profonde. Per loro è vitale rendere omaggio alla forza protettrice della madre terra e sentirsi parte della comunicazione cosmica che abbraccia le piante, gli animali, il sole (il Tayta Inti, padre di tutte le cose), le stelle e la luna (Mama Killa), tutti elementi che ritroviamo protagonisti di queste fiabe.

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La zia Julia e lo scribacchino

Narra la vicenda o meglio la carriera, di Pedro Camacho, fecondissimo produttore boliviano d'intrecci (lo chiamano anche Balzac creolo) che, chiuso in una mefitica stanzetta, sforna trame melodrammatiche e truculente per un programma di feuilleton di Radio Lima. Tutti attendono con impazienza le puntate della sua fantasia, ma improvvisamente le differenti trame di appendice prendono a confondersi tra loro. Camacho è impazzito e sarà degradato a galoppino d'una rivista di sicuro fallimento.
D'altro lato, ecco invece la storia di Mario, giovane aspirante scrittore attratto da questa curiosa macchina dell'immaginario che ci racconta una sua complicata storia: s'innamora di una zia vedova e più matura che finirà per sposare.

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Chi ha uccio Palomino Molero?

Una morte scomoda mette in moto una spirale di inquietanti interrogativi nel Perù degli anni Cinquanta. La vittima è Palomino Molero, un giovane aviere trovato senza vita e con i segni evidenti di atroci torture. Un caso come molti nel clima di incertezza politica e sociale di quegli anni. Per molti un caso da archiviare senza strepito, un "incidente" senza importanza né conseguenze.
Decisi a far luce sull'omicidio, il tenente Silva e il suo aiutante Lituma ricostruiscono i brandelli di una impossibile storia d'amore tra la vittima e la figlia di un colonnello in un mondo in cui dominano reticenze e contraddizioni, e dove il potere e la corruzione riescono a trasformare la verità in tante verità diverse.

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I cuccioli-I capi

Tutto ruota attorno a un episodio drammatico letto su un giornale, protagonisti un bambino e un cane. Le conseguenze saranno terribili, e il bambino porterà il loro pesante fardello anche nella vita adulta.
Ai "Cuccioli" segue "I capi", una raccolta di racconti del 1959 che si pone come punto di partenza di una ricerca che si concretizzerà più avanti ne "La città e i cani" e "Conversazioni nella Catedral". Racconti in cui sono presenti molti dei "luoghi" dell'autore: gli studenti, la politica, gli spazi urbani delle città, tra poveri sibborghi e quartieri della borghesia, l'interno del Paese, la miseria.

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I quaderni di don Rigoberto

Un padre dall'immaginazione troppo fervida, un figlio diabolicamente angelico, una matrigna dalla sensualità irresistibile sono i protagonisti di questo romanzo di raffinato erotismo. Rigoberto, il padre, è un uomo di successo, appassionato d'arte e di letteratura.
Eppure qualcosa lo tormenta, qualcosa lo spinge, nelle notti insonni, a frugare tra i numerosi quaderni dove per anni ha annotato emozioni, sentimenti, riflessioni. E' la nostalgia per Lucrecia, la seconda moglie che ha condiviso con lui dieci anni di notti appassionate e inventive. E mentre don Rigoberto soffre da solo, Lucrecia è relegata nel suo appartamento vittima di un simmetrico rimpianto per l'ex marito.
Che cosa ha potuto separare dunque due persone che si amano così tanto?

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Conversazione nella Catedral

Santiago Zavala, giovane giornalista della «Cronica» che tutti chiamano Zavalita, torna a casa dal lavoro e trova la moglie in lacrime: le hanno strappato di mano il cagnolino Batuque. Zavala lo va a riprendere al canile, e il destino gli fa ritrovare, tra i dipendenti di quel luogo che sembra piuttosto un macello, Ambrosio, per molti anni autista di famiglia.
Insieme vanno a bere una birra a «La Catedral», sordido locale di periferia, a dal loro dialogo viene fuori il romanzo di una città, e dei suoi deliri: storie di vinti e di illusi, di militari a caccia di potere, di politici, giornalisti, prostitute, delle loro sconfitte, ma anche di rari momenti di quiete.
Destini personali che insieme restituiscono un'immagine globale della società di Lima, ma anche peruviana, e latinoamericana, negli anni cinquanta e sessanta.

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La vampata

Con questo volume Scorza conclude il ciclo andino iniziato con "Rulli di tamburo per Rancas" riannodando tutti i fili che hanno alimentato l'affresco della lotta dei contadini peruviani per riconquistare le loro terre ai grandi proprietari terrieri. I protagonisti della leggendaria vicenda e l'ambiente carico di tradizioni del Perú sono gli stessi delle opere precedenti, ma a questi si aggiunge la figura dell'avvocato Ledesma, un personaggio storico, che dà il suo contributo alla rivoluzione contadina difendendo i diritti della popolazione più povera.

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La città e i cani

Per lo scrittore peruviano, il momento della crisi avvenne quando il padre, che osteggiava violentemente la sua passione letteraria, decise di affidarlo a un istituto gestito da militari, famoso per la sua durezza: il Collegio Leoncio Prado, a Lima. Racconterà Vargas Llosa: "Per me fu come scoprire l'inferno, ma fu lì che cominciai a scrivere. Fui costretto a coltivare la mia passione in segreto: ma fu per me come uno sfogo alla rivolta che nutrivo contro il Leoncio Prado".
In questo romanzo, che vuole essere una metafora della violenza contemporanea, l'autore torna alla dolorosa esperienza nel collegio.

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Pantaleón e le visitatrici

Dalle guarnigioni sparse nella giungla amazzonica, affogata nella sua umida e sensuale calura, giunge un grido d'allarme: la truppa si abbandona allo stupro.
Gli alti comandi decidono di rimediare istituendo un servizio di "soddisfazione della carne": le visitatrici, discrete presenze finanziate dall'esercito. Il capitano Pantaleon, scrupoloso esecutore di ordini, è incaricato della missione. E il servizio delle visitatrici diventa il congegno più efficiente di tutto l'esercito peruviano. Edizione con un saggio dell'autore.

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Il mondo è grande e alieno

La serena vita di una comunità indigena viene sconvolta dall'avidità di un proprietario terriero bianco, appoggiato da clero, esercito e burocrazia che con la forza e con l'inganno s'impadronisce del villaggio.
Grande romanzo “indigenista”: gli indios lottano per difendere le proprie terre ma anche la loro dignità e la loro concezione della vita.
Il libro è attualmente fuori catalogo.

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I fiumi profondi

Il romanzo nasce dall'esperienza autobiografica di Arguedas, figlio di un avvocato di provincia, che per anni vagabonda da un paese all'altro delle Ande, senza riuscire mai a stare in un posto tanto da affezionarsi, costretto ogni volta a partire. Mentre il padre si trova in carcere, il bambino viene allevato dalle vecchie "mamme" di una comunità india.
Queste due esperienze, il contatto con la natura e l'essere cresciuto in un mondo arcaico, puro e forte, hanno marcato indelebilmente il suo carattere. Quando viene messo in collegio vivrà nel ricordo dei suoi amici indios e degli austeri paesaggi che gli erano entrati nel sangue. E quando nel paese scoppierà la rivolta, sentirà in quegli sconvolgimenti il segno di un destino superiore.

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Niente da fare, Monsieur Baruch

A fare da sfondo a questi racconti è uno scenario urbano popolato da esistenze allo sbando: il piccolo spacciatore di droga, il vecchio inquilino suicida, il matto segregato in soffitta.
Una solitudine intima, desolata, invalicabile pervade questo mondo al margine del tempo e della storia.
Con appassionato fervore lo sguardo di Ribeyro scruta i suoi personaggi, nati 'un giorno che Dio era malato'.
Attualmente il libro è fuori catalogo.

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Rulli di tamburo per Rancas

Al centro delle vicende è la ricostruzione di un fatto realmente accaduto: lo scontro tra campesinos e latifondisti avvenuto a Rancas negli anni cinquanta.
Scorza usa un linguaggio in cui si fondono mirabilmente poesia e ironia, immaginazione e sdegno.
Uno dei più grandi romanzi “indigenisti”.

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Storia di Garabombo, l’invisibile

Garambombo ha una strana'malattia', diviene invisibile quando deve parlare davanti alle autorità.
Sfrutterà il suo potere con i contadini, che come lui diventano invisibili ogni volta che si ribellano ai soprusi dei latifondisti.
Riusciranno, assieme, a organizzare la più grande invasione di terre che il Perù abbia mai visto.

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